Berlusconi condannato, reazioni politiche e scenari: ma il Cav. ha ancora l’oro in bocca

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Diciamocelo francamente: nessuno credeva fino in fondo che potesse accadere. In tanti ci speravano, questo è vero, ma sentire la Corte di Cassazione condannare in via definitiva Silvio Berlusconi a 4 anni di carcere – 3 coperti dall’indulto e uno da scontare, ancora non si sa come – fa un certo effetto. Il ventennio del Cavaliere sembra giunto al capolinea, nonostante il miracolo dell’avvocato Coppi abbia prodotto l’annullamento della pena accessoria (l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni chiesta dall’accusa) e la ridetermina della stessa da parte della Corte d’Appello di Milano. Ma il punto è: e adesso cosa succederà? Proviamo a capirlo dalle reazioni della politica, che nascondono i possibili scenari e contraccolpi per il Governo Letta. Eppure c’è un aspetto che in pochi hanno sottolineato e che permetterà al Cav. di avere in mano l’arma vincente per la prossima campagna elettorale.

 

”Ora bisogna vedere chi si dimette dei ministri del Pdl, immagino che una come la Biancofiore si dimetterà”. Lo dice Guido Crosetto, ex Pdl ora passato a Fratelli d’Italia a Sky Tg24 dopo aver ascoltato la sentenza della Corte di Cassazione su Mediaset. 

Per Grillo invece la condanna di Berlusconi è come la caduta del Muro di Berlino. Secondo il leader del M5S i fedelissimi del Cav., da servi quali sono, si troveranno in fretta un nuovo padrone, mentre i finti nemici del Pd ora sono nudi, vedovi, senza la stampella che per venti anni li ha tenuti in vita.

Secondo Mara Carfagna “la sentenza non condizionerà la vita del Paese. Continueremo a lavorare per il bene di quest’ultimo con senso di responsabilità.” Sarà la prima a tradire? 

Il segretario del Pd Epifani conferma che “le sentenze vanno rispettate”, un commento che in realtà nasconde un brivido di paura per l’incertezza politica che verrà.

Proprio a lui si è rivolto Nichi Vendola, secondo cui “ora che Berlusconi è stato condannato in maniera definitiva il Partito democratico deve scegliere di non continuare l’alleanza con il Pdl”. 

Anche Giorgio Napolitano è intervenuto, forse per calmare le acque, con una nota in cui si evidenzia che “la strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge. In questa occasione attorno al processo in Cassazione per il caso Mediaset e all’attesa della sentenza, il clima è stato più rispettoso e disteso che in occasione di altri procedimenti in cui era coinvolto l’on. Berlusconi. E penso che ciò sia stato positivo per tutti. Ritengo ed auspico che possano ora aprirsi condizioni più favorevoli per l’esame, in Parlamento, di quei problemi relativi all’amministrazione della giustizia, già efficacemente prospettati nella relazione del gruppo di lavoro da me istituito il 30 marzo scorso. Per uscire dalla crisi in cui si trova e per darsi una nuova prospettiva di sviluppo, il paese ha bisogno di ritrovare serenità e coesione su temi istituzionali di cruciale importanza che lo hanno visto per troppi anni aspramente diviso e impotente a riformarsi.” 

Nel frattempo, sul fronte centrodestra, lo stato maggiore del Pdl – che offrirà le dimissioni dai vari dicasteri occupati – si va riunendo a Palazzo Grazioli, per un summit d’emergenza e l’esercito di Silvio si prepara a scendere in piazza. Ed è proprio qui, sulla libera piazza, che Berlusconi farà valere la sua voce. Quella di un pregiudicato.

Ma c’è un aspetto sul quale in pochi si sono soffermati.

Qualche giorno fa Berlusconi diceva: “Posso stare fuori dal Senato per 18 mesi e ricandidarmi nel 2015.” E in effetti è proprio quello che potrebbe succedere.

Il delitto perfetto, quello di Silvio ai danni dei suoi detrattori, prevede di restare fuori dal Parlamento per qualche mese, lasciare che il governo Letta duri fino al 2015, evitare di accollarsi le responsabilità dei disastri che l’attuale premier e i suoi ministri combineranno e poi tornare – come un’araba fenice – a prendersi il maltolto.

Ecco perché, in fondo, per Berlusconi è una mezza vittoria. Poter vaticinare da fuori il Palazzo come un Grillo qualsiasi, esser visto agli occhi dei suoi elettori come il martire dell’ingiustizia italiana e come l’assente che ha sempre ragione, rappresenterà l’arma vincente della prossima campagna elettorale. 

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