Beni di stato, l’Idv propone di vendere quelli confiscati alla mafia per risanare il debito

idv propone vendita beni confiscati mafia

La legge di stabilità e la questione del debito pubblico infiammano il dibattito anche  tra i partiti extraparlamentari. Che si accaniscono contro la norma che impone la vendita del patrimonio statale, serve a chiudere il debito pubblico e quindi a trovare fondi per la manovra. E’ il caso dell’Italia dei Valori che chiede la vendita dei beni confiscati alle mafie in alternativa a vecchie scuole e vecchie carceri. La politica non si è mossa in tal senso nonostante il parere favorevole del ministro Anna Maria Cancellieri.

 

LA VENDITA DEL PATRIMONIO DELLO STATO E L’INTOCCABILITA’ DEI BENI CONFISCATI ALLA MAFIA

L’ulteriore anomalia è stata fatta notare dal segretario dell’Idv Ignazio Messina.  Il quale  sottolinea che il ministro Saccomanni ha messo in vendita le vecchie carceri, le vecchie scuole per recuperare fondi e dare una sforbiciata all’immenso debito pubblico dell’Italia.

Secondo il documento del Governo Letta infatti 3,2 miliardi  degli 8,8  di euro che dovrà reperire per la finanziaria 2014 provengono invece dalle vendite di uno Stato che continua a privatizzare i suoi beni e quindi diventare più povero.

Di questi 2,2 miliardi arriveranno da quelle che tecnicamente vengono chiamate “revisione del trattamento delle perdite di banche, assicurazioni e altri intermediari”. Che in pratica si tratta di vendere le quote di partecipazione statale. E privatizzare anche gli istituti di credito dove lo Stato possiede delle quote. 300 milioni arriveranno dalla rivalutazione delle attività delle imprese e 200 milioni da misure riguardanti il riallineamento del valore delle partecipazioni. In pratica uscire pian piano dalle attività dei privati con quote ridotte. 500 milioni di euro arriveranno anche da vendite di immobili dello Stato.

Non esiste, come sottolineato anche da Ignazio Messina, nessuna voce che tocca i beni confiscati ai mafiosi.

Si è anche inventato la Invimit, Sgr Società di gestione del risparmio – ha continuato Messina- autorizzata dieci giorni fa dalla Banca d’Italia che oltre a gestire direttamente la vendita del patrimonio dello stato, puo’ trovare sul mercato soggetti privati, non solo italiani, disponibili a investirvi. Una impalcatura non da poco, ma del patrimonio giacente nel Fug, Fondo Unico Giustizia, non si ha notizia. Ho chiesto un incontro al Ministro Saccomanni per conoscere i  motivi che ostano all’utilizzo e alla vendita  del patrimonio confiscato ai mafiosi che hanno un valore di circa 80 miliardi.  Basterebbe venderne solo il 10 % per ricavarne quanto il Ministro spera di ottenere dalla vendita del patrimonio dello Stato”.

UN MILIARDO DI EURO ARRIVEREBBE SOLTANTO DAI BENI SEQUESTRATI NELL’ULTIMO ANNO

C’è tutto nel rapporto sicurezza presentato dal Viminale quest’anno.   Il numero dei beni sequestrati è pari a 9569, di cui 705 aziende. Il valore è di 3,145 miliardi di euro. Le confische sono di poco inferiori. Si tratta di 4.066 beni di cui 203 aziende. Il valore complessivo è di 2,180 miliardi di euro.

C’è un fondo unico di Giustizia che ammonta a 947milioni di euro di cui 72,7 milioni di euro versati al ministero degli Interni, che potrebbe evitare la vendita di diversi beni dello Stato.

Se quel denaro fosse donato al Tesoro per evitare che lo Stato si impoverisca il problema dell’Italia sarebbe parzialmente risolto.

EPPURE IL MINISTRO CANCELLIERI SEMBRAVA D’ACCORDO ALLA VENDITA DEI BENI  SEQUESTRATI ALLA MAFIA

Silenzio assoluto in questa manovra nonostante il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri, allora ministro dell’Interno del Governo Monti, si fosse dichiarata favorevole alla vendita dei beni confiscati alla mafia.

Lo dichiarò in un’intervista all’Unità del 6 maggio dello scorso anno riportata all’interno del sito del ministero.

Ci sono sfide che vale la pena affrontare – ha dichiarato – che altrimenti il rischio è restare prigionieri di alibi, senza fare un passo avanti né indietro. La legge che regola il sequestro e la confisca dei beni va rivista e soprattutto vanno rivisti i criteri base dell`Agenzia nazionale dei beni confiscati. Un tesoretto di 20 miliardi che lo Stato non riesce a capitalizzare. Senza scomodare categorie impegnative, dico che quella dei sequestri, della confisca e del riutilizzo dei beni (la legge Rognoni-La Torre, ndr) è un dispositivo di norme concepite molto tempo fa quando i sequestri erano oggettivamente pochi. Oggi sono molti di più, tanti e soprattutto molto diversificati quindi vanno cambiate le regole. Per questo d`accordo col ministro della Giustizia Paola Severino penso a un ddl che consenta ampio dibattito parlamentare su un tema così delicato”.

La possibilità che i beni tornino nelle mani dei mafiosi esiste. Ed ecco qual’è la risposta del ministro Cancellieri in merito: il rischio di tornino nelle mani dei clan esiste ma, pazienza: vorrà dire che saranno nuovamente sequestrati e confiscati e che lo Stato ci guadagnerà due volte.

Nonostante questi buoni propositi però nulla è stato fatto affinchè venissero alienati questi beni dello Stato. E intanto si continua a vendere altre cose e affamare il popolo italiano. Nonostante le possibilità di fare altro ci siano. 

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.