Assemblea Pd, tra spaccature, polemiche e rinnovamento. Civati furioso: “Non ci sono regole”

assemblea pd nel caos

Parte con il piede sbagliato l’assemblea del Partito Democratico che si concluderà oggi a Roma. Sulle regole da seguire per l’elezione del nuovo segretario c’è il caos completo. Renzi e Civati contestano ed Epifani propone la data dell’immacolata Concezione (domenica 8 dicembre) per il congresso. Mal digerita anche dalla base.

 

Sulla pagina facebook del Partito Democratico campeggia alta la scritta: congresso l’otto dicembre. Una data che però non pochi mal di pancia ha generato. Soprattutto tra i sostenitori di Matteo Renzi, che volevano come data il primo dicembre e quelli di Gianni Cuperlo che avevano scelto il 15. Tutte domeniche si intende, ma la scelta di impegnare i politici in una data che, tra l’altro, coincide anche con l’Immacolata Concezione, non è stata ben digerita nemmeno dalla base. Come i numerosi commenti alla pagina del social network testimoniano.

IL MALUMORE DELLA BASE DEL PARTITO

Certo che siamo dei fenomeni – si legge in uno dei più di cento commenti postati- Mesi per discutere di regole e di date e poi proponiamo l’8 dicembre. Ma perché non il 25. Avremo sicuramente la fila fuori dai seggi. Scendete sulla terra!!!!

E anche un altro commento parla chiaro e la dice lunga sulla condivisione della data proposta da Epifani: E pensare che lo statuto impone di convocare il congresso entro il 7 novembre. Naturalmente le regole vanno bene solo quando convengono a una certa parte.

Avviare una fase congressuale con questo malumore da parte della base non è certo il passo giusto per un cambiamento reale. Se poi si considera anche che c’è il malumore di fondo per l’alleanza con il Pdl, la due giorni di assemblea del Pd è iniziata davvero nel peggiore dei modi.

IL CONFRONTO SULLE REGOLE: NIENTE INTESA

Arrivare a un accordo sulla data del congresso sarebbe stato facile. Tra i punti per confermare l’intesa, che dovrebbero arrivare nella giornata di oggi, quello più importante: alle primarie per l’elezione del segretario potranno partecipare iscritti e non iscritti al Pd.

Certo far partecipare anche chi non ha un ruolo nel partito è un’operazione rischiosa. Il rischio di inquinamento del risultato potrebbe essere alto. Come altrettanto alto sarebbe anche quello di veder eletto un segretario che piace al Pdl. Un altro mostro giuridico che si potrebbe creare è il cosiddetto tesserificio. Lasciando la possibilità di aderire al Partito Democratico, e quindi a partecipare al voto, anche a persone che si tesserano durante le elezioni nei congressi di circolo. Altra regola: i congressi regionali si devono tenere dopo quello nazionale.

Tutte cose sulle quali però non è stato ancora trovato un accordo. Per ora sembra chiaro però che non ci sarà alcuna modifica allo statuto per superare l’automatismo tra il ruolo di segretario e quello di candidato premier per il centrosinistra. Probabile che si voterà un ordine del giorno in cui si da la possibilità anche agli altri esponenti del Pd alla possibilità di candidarsi alla premiership. Per ora però c’è solo una gran confusione. Letta soprattutto sul volto di Matteo Renzi che, almeno nella prima giornata di assemblea, non ha sciolto la prognosi. Non ha detto se si candiderà o meno. Forse lo farà dopo il suo intervento previsto in serata.

EPIFANI: IL NOSTRO ORIZZONTE E’ IL CAMBIAMENTO

E’ il segretario reggente Guglielmo Epifani però a indicare quale sarà la via che il Pd seguirà nella posizione congressuale.

Il nostro orizzonte resta quello di una scommessa di cambiamento per il Paese – ha sostenuto- Per questo abbiamo bisogno di un congresso che sappia parlare al Paese e non guardi al nostro interno”.

Una dichiarazione che non convince nemmeno in partecipanti all’Assemblea. Che si aspettavano una posizione chiara sulle regole da seguire. Per questo motivo, nella giornata di ieri, il delegato Paolo Cosseddu prende la parola per protestare: “Mi sembra di assistere a una puntata di ‘Ai confini della realtà’. Sono venuto qui un giorno in anticipo per sentirmi dire che la commissione congresso sta ancora lavorando?”.

Arriva immediata la replica della vicepresidente Marina Sereni: “L’osservazione è del tutto ragionevole, ne siamo consapevoli e ce ne scusiamo. Il lavoro della commissione è stato più complicato del previsto, ieri per i lavori parlamentari i deputati sono dovuti stare in aula tutta la giornata. Poi tutti leggete i giornali e capite che è stato ed è faticoso trovare la sintesi”. 

Tra i contestatori anche il candidato alla segreteria Pippo Civati. Che furioso dichiara: “Avremmo già dovuto fare il congresso, non ci sono regole, i delegati non possono discutere di niente. Arriverà una relazione alle 18 senza dibattito. Mi sembra una cosa a tratti scandalosa e stupida”.

Con queste premesse la rincorsa al Pdl per il governo del Paese sembra un qualcosa di impossibile quanto astronomico. Ce la faranno i nostri eroi? Se si votasse ora la strada sarebbe tutta in salita. Meglio attendere quindi e dare ancora spazio al Governo dell’inciucio targato Enrico Letta. I risultati li sapremo solo attendendo. 

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