Amnistia e indulto, (purtroppo) ha ragione Renzi: non servono a niente. Ecco i dati che lo dimostrano

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Il 70% degli italiani è contrario: non vuole che indulto e amnistia vengano applicati ai carcerati italiani. I numeri, che andremo a snocciolare qui, dimostrano che hanno ragione. Il sovraffollamento dei penitenziari italiani si risolve soltanto nel breve periodo. Dopo sette anni dall’indulto voluto dal ministro della Giustizia Clemente Mastella nel luglio del 2006 il problema non è risolto. Allora infatti la popolazione carceraria italiana era pari a 61.392 detenuti mentre la situazione è di 64.758 carcerati. Poco più di 5 mila in più, che dimostrano quanto il provvedimento dell’indulto non serva a risolvere il problema del sovraffollamento carcerario. In questo caso forse risolverà i problemi giudiziari di Silvio Berlusconi. Certo non  porrà l’Italia tra i Paesi da lodare in quanto a misure carcerarie umane.

 

INDULTO, INDULTINO E AMNISTIA: COSA SONO E CHI AVVANTAGGIANO

Prima di addentrarci nei freddi numeri bisogna sapere cosa sono gli strumenti che verrebbero applicati. L’indulto è un provvedimento individuale e specifico per una sola persona. Condona in tutto o in parte la pena inflitta o la commuta in un’altra specie stabilita dalla legge. Non estingue le pene accessorie (interdizione dai pubblici uffici nel caso Mediaset di Berlusconi) salvo che il decreto disponga diversamente ( nel caso del Cavaliere è tutto da vedere) e neppure gli effetti penali della condanna.

L’indultino è uno sconto di due anni di carcere per chi ha già trascorso dietro le sbarre almeno la metà della pena. Con una sospensione condizionata della parte finale della pena. Lo sconto può essere concesso una volta sola ma non riguarda chi è stato condannato per reati come mafia, terrorismo, omicidio, contrabbando, traffico di stupefacenti, sequestro di persona, rapina aggravata, violenza sessuale, pedofilia; riduzione in schiavitù, turismo sessuale, esclusi anche i delinquenti abituali, professionali o per tendenza. L’ultimo indultino è stato approvato in Italia nel 2003 durante il terzo Governo Berlusconi.

L’amnistia è prevista invece dall’articolo 151 del Codice penale. Estingue il reato e, se vi è condanna ne fa cessare gli effetti e le pene accessorie. Ed è questa che potrebbe salvare Silvio Berlusconi. Può essere generale (cioè riferita a tutti i reati punibili con una pena detentiva non superiore ad un certo numero di anni) o particolare se comprende solo alcune categorie di reati (ad esempio delitti commessi in occasione di manifestazioni). L’amnistia non si applica ai recidivi, ai delinquenti abituali, o professionali o per tendenza salvo che il decreto disponga diversamente.

COME SI APPROVANO LEGGI CHE PREVEDONO AMNISTIA E INDULTO

A regolare tutto ci pensa l’articolo 79 della Costituzione. Che regola gli istituti dell’indulto e dell’amnistia. Entrambi gli istituti giuridici sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale.

La legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione. In ogni caso, amnistia e indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge. In un parlamento come quello della diciassettesima legislatura sarà difficile ottenere un voto così alto. Non ci si è riusciti nemmeno con l’elezione del Presidente della Repubblica nelle prime tre votazioni. Quando servivano i due terzi delle Camere per arrivare a un nome. Il ddl che verrà presentato avrà di certo un travaglio lunghissimo, con il Movimento Cinque Stelle che di certo farà fuoco e fiamme per evitare che venga approvato.

INDULTO E INDULTINO: DOPO L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE LE ELEZIONI HANNO DATO RAGIONE ALLA COALIZIONE AVVERSARIA

L’HYPERLINK “ indultinoHYPERLINK “http://it.wikipedia.org/wiki/Indulto” è stato approvato nel 2003 durante il terzo Governo Berlusconi. Un testo di legge voluto dal ministro Roberto Castelli che certamente non è piaciuto agli elettori. Alle elezioni successive, quelle del 2006, il centrodestra perse le elezioni in favore del centrosinistra di Romano Prodi.

Evidentemente però il guardasigilli dell’indulto 2006, Clemente Mastella, non ne ha tenuto conto. Ha promosso la legge sull’indulto, di cui parleremo, portando il centrosinistra (che lui intanto aveva abbandonato rifugiandosi tra le braccia di Berlusconi) a una sconfitta pesantissima come quella registrata nel 2008 quando il centrodestra si è imposto a larga maggioranza.

L’ULTIMA AMNISTIA E’ DEL 1990: ECCO TUTTI I NUMERI A RIGUARDO

Era il 10 aprile 1990 quando venne varata l’ultima amnistiaDue anni prima dello scoppio dello scandalo tangentopoli. Fu concessa da Francesco Cossiga, in concomitanza con l’entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale, approvato l’anno precedente.

L’obiettivo, come sottolineato in aula dal ministro della giustizia Vassalli, aveva come obiettivo alleggerire il sovraccarico giudiziario e l’arretrato che comportava l’estensione della competenza pretorile per i reati con pena massima di quattro anni.

Quali furono i reati cancellati? In primis quelli non finanziari per i quali era prevista una pena detentiva non superiore ai quattro anni. Vennero cancellato anche reati contro la persona come la violenza e minaccia a pubblico ufficiale, la rissa se non si fossero verificate lesioni, la violazione di domicilio e la truffa. Non sono menzionati reati come la violenza sessuale di minore gravità ma tutto questo non cancella che dopo il 13 aprile 1990 13mila detenuti uscirono dal carcere. Qualcuno di questi anche con una fedina penale completamente ripulita. 

La popolazione carceraria complessiva era infatti all’epoca di 31.053 reclusi, di cui 17.103 in attesa di giudizio, di primo o dei gradi successivi, e il provvedimento era applicabile solo a questi ultimi. E’ stata risolta l’emergenza carceraria? Certo che no visto che nel 1991 la popolazione carceraria era di 35. 469 detenuti. E nel 1992 i detenuti sono aumentati addirittura a 44424.

INDULTO 2006: UNA LEGGE APPROVATA CON MOLTE CONTROVERSIE

L’ultimo indulto è del 2006 e venne approvato il 29 luglio 2006. Il ministro della giustizia allora era Clemente Mastella. Ci fu un’ampia maggioranza trasversale. Votarono contro soltanto Idv, Lega Nord e Alleanza Nazionale. Il Pdci si astenne. 

La legge 241/2006 ha introdotto un provvedimento di indulto per i reati commessi fino al 2 maggio del 2006. L’indulto non fu superiore ai tre anni per le pene detentive e fino a 10mila euro per quelle pecuniarie. Sono esclusi dal beneficio i reati in materia di terrorismo, strage, banda armata, schiavitù, prostituzione minorile, pedo- pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro di persona, riciclaggio, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, usura e quelli concernenti la  mafia.  La legge stabilisce anche che l’indulto non si applica alle pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici. Tra le critiche principali quella del Consiglio Superiore della magistratura. Il quale cinque mesi dopo l’approvazione della legge denunciò che il provvedimento di indulto, azzerando la pena senza estinguere il reato, rendeva comunque necessario il completamento dell’iter processuale, distogliendo le risorse degli uffici giudiziari da altri processi sui quali non di rado gravano concreti rischi di prescrizione.

I PRIMI DATI: NON TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA

Anche qui, come nel caso dell’amnistia del 1990 i primi mesi fecero registrare dati positivi. Nei primi 5 mesi il tasso di recidiva, ossia di persone che commettono un altro reato e tornano in carcere, è stato dell’11,9%, contro una media superiore al 30% nei precedenti provvedimenti di indulto. Un tasso più alto tra i cittadini italiani che tra gli immigrati. Ai quali nell’89% dei casi è stato revocato il beneficio per reati legati all’immigrazione clandestina.

Dopo la concessione dell’indulto si è verificato  il repentino aumento di alcune tipologie di reati, tra le quali le rapine in banca, nei mesi successivi alla concessione del provvedimento di clemenza.

TUTTI I NUMERI PRINCIPALI

Nei mesi successivi all’indulto la situazione delle carceri migliorò: infatti ad agosto 2006 la popolazione carceraria è scesa da 61.392 detenuti a 38.847. Il mese successivo si arrivò a 38.326.

Alla fine dell’anno si era già saliti a 43.957. E’ però tra il 2008 e il 2009 che l’effetto indulto, che tra l’altro ha permesso a condannati per omicidio di ottenere sconti di pena di tre anni, comincia a scemare. A dicembre del 2008 la popolazione carceraria è di 58.127 detenuti mentre nel dicembre del 2009 si arriva addirittura a 64.791. Tremila in più rispetto al pre indulto.

Si può dire quindi che l’effetto indulto è durato solo tre anni. Nel 2010 a giugno si è arrivati addirittura a 68. 258 scendendo poi a 67.961 a dicembre. Numeri che hanno ampiamente superato le aspettative.

Quante persone furono scarcerate a un anno dall’indulto? Nel luglio 2007 26.585 detenuti uscirono dalle celle. Furono interessati nella grande maggioranza persone di età compresa tra i 25 e i 44 anni. La maggior parte riacquistarono la libertà entro il 30 agosto del 2006: 23 mila persone circa.

Nel primo mese dalla sua entrata in vigore, l’indulto permise così alle carceri di “alleggerirsi” di quasi un terzo della popolazione carceraria complessiva. Tra quanti furono interessati dalla misura, gli stranieri furono 8.252 (al 30 agosto 2006), i tossicodipendenti circa 6.050 e i malati affetti da patologie croniche 7.200.

Gli immigrati e in generale i cittadini stranieri sono stati i meno coinvolti dal provvedimento di indulto varato nel 2006 dal governo. Secondo le elaborazioni dell’associazione Antigone sulle cifre ufficiali fornite dal Dipartimento amministrazione penitenziaria, delle 25.256 persone uscite dal carcere a causa dell’indulto al 25 ottobre 2006, 9.187 erano straniere. Se prima dell’entrata in vigore del provvedimento di indulto gli stranieri in carcere erano 20.088, pari al 33% della popolazione detenuta totale, al settembre del 2006 erano 12.369, pari cioè al 32%.

LA SITUAZIONE ATTUALE DELLE CARCERI ITALIANE

Al 30 settembre 2013 nelle carceri italiane sono presenti 64.758 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 47.615 posti. In generale, in tre anni la popolazione carceraria è tornata alla situazione pre-indulto. Tutto ciò fa capire che forse il problema delle carceri sovraffollate esiste ancora.

Ed è per questo motivo che l’Italia l’ 8 gennaio 2013  è stata condannata dalla Corte Europea per i Diritti Umani, che ha accolto  il ricorso di alcuni ex detenuti dei carceri di Busto Arsizio e Piacenza, ristretti in tre metri quadrati e mezzo di cella a testa, disponendo in loro favore un risarcimento per una somma complessiva di oltre 100.000 euro.

Un nuovo indulto potrebbe essere la soluzione? Certo che no visto che dopo due o tre anni ci ritroveremmo di nuovo al punto di partenza.

Questo è invece lo stato attuale delle carceri italiane. Secondo i dati ufficiali del Ministero della Giustizia un detenuto su tre è gravemente malato, il 15% per patologie psichiatriche, ma molti anche per malattie infettive (tubercolosi, scabbia, AIDS, sifilide, ecc.).

Da un’indagine del Ministero della Sanità nel 2012; sembra che uno su tre dei malati (cioè uno su dieci detenuti) non sappia di essere ammalato e che vi sia in ogni caso scarsa disponibilità di medicinali per le cure, nonostante tutti i detenuti abbiano teoricamente diritto gratuitamente alle prestazioni del Servizio Sanitario Nazionale a parità con gli altri cittadini.

Male anche dal punto di vista dello spazio vitale: siamo ben oltre il 150% della  massima tollerabile ed oltre il triplo della capienza regolamentare, perché diversi padiglioni rientranti in quella teorica sono chiusi per ristrutturazione.

Infatti secondo i dati del ministero della Giustizia la capienza massima tollerabile (che è circa il doppio dei posti regolamentari) sarebbe di 47.040 posti, ma lo stesso Dap (Dipartimento dell’ Amministrazione Penitenziaria), dichiara che la massima tollerabile sarebbe di circa 45.000 posti se tutti i reparti fossero attualmente agibili. In realtà la capienza massima tollerabile risulta essere nel giugno 2013 di circa 37.000 posti(a fronte di più di 66.000 persone effettivamente recluse).

Una situazione intollerabile che forse potrebbe essere risolta solo con un piano adeguato di edilizia carceraria. Sarà possibile? In un momento di tagli come questo è difficile da pensare. E quindi, per non essere multati, via a un nuovo provvedimento di indulto e amnistia. Con buona pace di tutti i politici che potrebbero beneficiare dell’annullamento dei loro processi. E continuare quindi ad amministrare la cosa pubblica come se nulla fosse.

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