Allarme Costituzione, ecco i disegni di legge per stravolgerla. E D’Alì esagera: “Nuova Costituente.”

assemblea costituente 46

Da più parti e soprattutto dai gruppi extraparlamentari arriva l’allarme: la Costituzione italiana è in pericolo. Deputati e senatori, trasversalmente, vogliono cambiare la Carta approvata nel 1946 ed entrata in vigore il primo gennaio 1948. Sono molti i disegni di legge, alcuni assurdi, che mirano a questi cambiamenti. Il senatore D’Alì, accusato di contatti con ambienti vicini a Messina Denaro, addirittura esagera: “Si faccia una Nuova Costituente.” 

 

Abbiamo già citato in precedenza le prove di modifica dell’articolo 68 della Costituzione in materia di immunità parlamentare. C’è però molto di più nel calderone di chi vuole provare a riscrivere una Costituzione nata dopo il fascismo che secondo la banca Jp Morgan ostacolerebbe, al pari delle altre europee nate in quel periodo, lo sviluppo economico.

Il Pdl in nome di Alberta Casellati ha presentato un disegno di legge ora in discussione che punta a cambiare le regole democratiche all’interno del governo. Il suo progetto è modificare gli articoli 67, 88 e 94. Nell’ultimo in particolar modo c’è il cambiamento totale della legge democratica ora vigente: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri si dimette qualora la fiducia sia stata ottenuta con il voto determinante di parlamentari non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni ovvero qualora la mozione di sfiducia sia stata respinta con il voto determinante di parlamentari non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni”.

Per non parlare delle modifiche all’articolo 116 in materia di autonomia delle Regioni a Statuto Speciale  proposte dalla Lega Nord.

Il senatore pidiellino Antonio d’Alì è quello che la spara più grossa: non solo chiede la riduzione del numero dei parlamentari, cosa condivisa anche dagli altri gruppi parlamentari, va anche oltre chiedendo l’istituzione di una assemblea costituente per la revisione della Costituzione.

Karl Zeller del gruppo degli autonomisti non si dimostra essere da meno dei suoi colleghi di lingua italiana. Nella proposta di modifica dell’articolo 138 della Costituzione all’attuale normativa che impone che i cambiamenti della carta debbano avvenire soltanto a maggioranza assoluta della camera alla seconda votazione, lui chiede che la maggioranza sia di due terzi. Poi successivamente va oltre e chiede la modifica di tutta la seconda parte della Costituzione cambiando tutta la forma di governo della nazione.

E mentre Roberto Calderoli della Lega Nord chiede anch’egli la riduzione dei parlamentari e l’istituzione di macroregioni attravero Referendum popolare c’è il piddino Roberto Ruta che da inquilino di Palazzo Madama  la spara altrettanto grossa chiedendo la modifica dell’articolo 55 della Costituzione con l’abolizione del Senato della Repubblica.

Anna Finocchiaro del Pd scomoda addirittura la modifica dell’articolo 49 della carta costituzionale per cambiare i regolamenti che ci sono all’interno dei partiti politici. Mentre il montiano Antonio de Poli arriva a voler mutare gli articoli 116 e 119 soltanto per dar modo alla Regione Veneto di essere inserita tra quelle a Statuto Speciale.

Ed ecco che Lucio Barani presenta un ddl per cambiare l’articolo 112 riguardante l’obbligatorietà dell’azione penale dei magistrati. Il senatore Maria Rizzotti del Pdl invece vuole trasformare , attraverso l’articolo 59 della Costituzione le norme per i senatori a vita. Dandogli si delle onorificenze e togliendogli però vitalizio e diritto di voto.

E poi tocca a Giacomo Stucchi della Lega Nord che oltre a chiedere il cambiamento della seconda parte della Costituzione per l’autonomia della provincia di Bergamo vuole anche  modificare anche quella relativa ai referendum facendoli diventare proibitivi. Non basterebbero soltanto cinquecentomila firme per proporli ma un milione .

MODIFICA DELLA COSTITUZIONE ALLA CAMERA: SI SCOMODA ANCHE PER DISCONOSCERE L’INNO DI FRATELLI D’ITALIA COME NAZIONALE

Anche alla Camera dei Deputati si danno da fare per cambiare la Carta Costituzionale. Il Deputato Raffaello Vignali ha chiesto di cambiare l’articolo 136 della carta concernente gli effetti delle sentenze della Corte costituzionale che dichiarano l’illegittimità costituzionale di norme di legge o di atto avente forza di legge.

Giancarlo Giorgetti della Lega Nord ha invece inteso proporre il la modifica dell’articolo 75  concernente l’ammissibilità del referendum abrogativo sulle leggi tributarie edi autorizzazione alla ratifica di trattati internazionali. 

Poi c’è il bizzarro testo di Legge di Gianluca Beneamati del Pd che punta al cambiamento dell’articolo 12  per togliere alla composizione “Fratelli d’Italia” il titolo di Inno italiano.

Il Deputato del Pd Sandro Gozi  invece punta a mutare l’articolo 69 della Costituzione e altre disposizioni in materia di prevenzione e risoluzione dei conflitti di interessi dei parlamentari.

Poi il collega della Lega  Davide Caparini che punta a cambiare l’articolo 33  per permettere allo Stato il finanziamento delle scuole private.  E abbiamo anche la già famosa animalista Michela Vittoria Brambilla del Pdl che si scomoda a voler mutare  l’articolo 9 per la tutela e il benessere degli animali.

Tornando a cose più serie il piddino Marco Causi vuole modificare la parte seconda della Costituzione in materia di forma di governo, composizione e funzioni del Parlamento e potestà legislativa dello Stato e delle regioni.

E poi altre proposte per la modifica del sistema economico italiano e delle imprese.

IL GOVERNO INVECE PRESENTA UN DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE PER L’ISTITUZIONE DEL COMITATO PARLAMENTARE PER LE RIFORME COSTITUZIONALI

Che il governo in materia di Costituzione faccia sul serio lo avevamo sempre pensato. Soprattutto perché lo avevano annunciato.

Il premier Enrico Letta ne ha dato dimostrazione presentando una proposta di legge costituzionale per l’istituzione del comitato parlamentare per le riforme Costituzionali.

Vediamo come sarà formato: sarà composto di venti senatori e venti deputati, nominati dai Presidenti delle Camere, d’intesa tra loro, tra i membri, rispettivamente, delle Commissioni permanenti competenti per gli  affari costituzionali del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Fanno parte di diritto del Comitato i Presidenti delle predette Commissioni parlamentari, cui è affidata congiuntamente la Presidenza del Comitato.

Nella prima seduta il Comitato elegge un Ufficio di presidenza composto di due vicepresidenti, dei quali un senatore e un deputato, con voto segreto e limitato ad uno, e quattro segretari, dei quali due senatori e due deputati, con voto segreto e limitato a due. Risultano eletti rispettivamente il senatore e il deputato e i due senatori e i due deputati che ottengono il maggior numero di voti. In caso di parità di voti, risulta eletto il più anziano per età.

Il Comitato inoltre  esamina i progetti di legge di revisione costituzionale degli articoli di cui ai titoli I, II, III e V della parte seconda della Costituzione, afferenti alle materie della forma di Stato, della forma di Governo e del bicameralismo, nonché i coerenti progetti di legge ordinaria di riforma dei sistemi elettorali.

I Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati assegnano o riassegnano i progetti di legge costituzionale presentati alle Camere a decorrere dall’inizio della diciassettesima legislatura e fino alla data di conclusione dei lavori che è fissata alla pubblicazione delle nuove leggi costituzionali.  I costi di spesa del comitato sono divisi in parti uguali tra Camera e Senato. Non sono però individuati dal disegno di legge.

Il cambio della Costituzione si avvicina sempre di più rendendo meno utile quello dei padri della Carta del 1946. Ci riusciranno? Più il Governo dura e più sono concrete le loro possibilità. 

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