Alitalia, Air France pronta alla nuova offensiva. Per l’Italia spuntano anche i fratelli Riva

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Autunno caldo per il nuovo amministratore Alitalia Gabriele Del Torchio. All’inizio dell’estate sembrava pieno di entusiasmo. Ora però al ritorno dalle ferie sembra essere messo alla prova dalle criticità che si vengono a creare dalla situazione della compagnia. Cruciale l’assemblea del 26 settembre dove, con molta probabilità, deve puntare ad un aumento di capitale per non allontanare le speranze francesi di raddoppio delle quote.

 

Le difficoltà con cui ha a che fare non sono di una qualsiasi azienda in crisi e di difficile recupero per via degli 850 milioni di perdite in 4 anni. Il capitale, come riporta Il Fatto Quotidiano, è di nuovo agli sgoccioli. Il peggio però è che Alitalia si porta dietro un peccato originale. Di cui è responsabile nientedimeno che Silvio Berlusconi: ancora una volta lui. Cinque anni fa infatti ha affidato la compagnia di bandiera italiana a circa una ventina di azionisti. Che non riuscivano a mettersi d’accordo su nulla.

In estate l’amministratore di Alitalia ha ricorso due cose praticamente impossibili: la rinegoziazione dei debiti con le banche e l’individuazione di una compagnia partner che potesse far sperare. Mentre gli azionisti hanno avuto poco da dividersi, sulle alleanze c’è molto ancora da mettere a punto.

Del Torchio si trova davvero davanti al caos. Deve infatti confrontarsi con quattro fazioni. La prima è quella capitanata da Air France che, con il 25% del capitale è la più azionista di tutte. Poi ci sono una miriade di azionisti minori che vedono di buon occhio l’entrata da padroni da parte dei francesi. Poi ecco che arrivano i filo Etihad, la compagnia araba di Abu Dhabi considerata come il possibile cavaliere bianco. Poi i pro Aeroflot e infine gli azionisti che hanno le mani legate a causa di inchieste della magistratura. Si tratta dei Riva che hanno a che fare con le inchieste sull’Ilva, i Ligresti agli arresti domiciliari e infine i Bellavista Caltagirone nei guai per il porto di Fiumicino. Air France non ha alcuna fretta. Gioca al tanto peggio tanto meglio sicura del cedimento di Alitalia. Il giornale francese La Tribune è pronta a dire che i francesi siano pronti a raddoppiare la quota di possesso tra il 25 e il 50%. Soltanto però a condizioni che Alitalia rinegozi il debito.

 

Del Torchio però vuole evitare il gioco al massacro francese. Per farlo si è rivolto alla compagnia araba Etihad. Che aveva mostrato l’intenzione di voler entrare nel mercato europeo. E chi meglio di Alitalia potrebbe garantire questo salto di qualità. Tra le due compagnie c’è infatti una collaborazione già avviata. Una sorta di accordo commerciale per cui i jet italiani trasportano da Abu Dhabi i viaggiatori, che poi proseguono per l’Australia con aerei arabi.

Del Torchio e i suoi fedeli sono volati infatti nella capitale araba proprio per rafforzare l’intesa e per poi eventualmente concretizzarla in una partecipazione azionaria. Cosa che ha stizzito i francesi. I quali all’inizio erano addirittura riusciti a fare inviare una nota dal loro governo a quello italiano. I transalpini non raddoppierebbero mai la loro azione se gli arabi dovessero insistere.

Una sorta di avvertimento che suona così: l’Alitalia è roba nostra, pazientate un po’ e poi tratterete eventuali accordi con noi. Gli arabi sembrano aver capito e dichiarano di non essere interessati ad Alitalia. Tra i filo francesi e i filo arabi si intromettono anche i filorussi. I Benetton che fanno il tifo per Aeroflot da quando hanno capito che come Hub del Mediterraneo la compagnia di Mosca punterebbe su Roma, cioè sullo scalo Benetton.

Ora toccherà a Del Torchio nel consiglio di amministrazione di giovedì 26, cercare di convincere la maggioranza dei soci a tirare stoicamente avanti sottoscrivendo almeno quei 55 milioni di euro di prestito-ponte non sottoscritti alcuni mesi fa e proverà anche a mettere nel piatto l’ipotesi di un altro aumento di capitale.  Nella speranza che la compagnia di bandiera conservi comunque un’autonomia tutta italiana.

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