Alfano, lo strappo è servito. Nessuna adesione a Forza Italia, nasceranno nuovi partiti

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L’ora della resa dei conti nel Pdl è arrivata nella serata di venerdì, a poche ore dall’appuntamento del Consiglio nazionale che sancirà sabato mattina la rinascita di Forza Italia.

 

L’annuncio della scissione da parte di Angelino Alfano è deflagrato alla fine di una giornata convulsa: «Mi trovo qui per compiere una scelta che non avrei mai pensato di compiere. Non aderire a Forza Italia», ha detto il vicepremier nel corso della riunione dei governativi del Pdl, annunciando la nascita di gruppi autonomi che si chiameranno “Nuovo centrodestra”.

Senza per questo rinunciare a ribadire la stima nei confronti di Berlusconi: «Siamo amici del presidente Berlusconi a cui ribadiamo amicizia e sostegno. Lo sosterremo all’interno del governo a iniziare da una giustizia più giusta e dall’abbassamento delle tasse». Ma il dado ormai è tratto. E le strade politiche si dividono perché «hanno prevalso le forze più estreme all’interno del nostro movimento politico».

Lupi: no a un partito estremista
A seguire le dichiarazioni del ministro Maurizio Lupi: «È con grande sofferenza e grande dispiacere che andiamo verso la formazione di gruppi autonomi, abbiamo lavorato per l’unità del nostro partito, sul sostegno al governo: riteniamo che non si possa lasciare al buio il Paese, che non lo si possa mettere in ginocchio e soprattutto che quello che nasce non può essere un partito estremista».

Fitto: da Alfano atto gravissimo contro Berlusconi
Mentre da Raffaele Fitto, leader dei lealisti, arrivano bordate contro il vicepremier: «Da Alfano è venuto un atto gravissimo contro la sua stessa storia e contro Silvio Berlusconi, i nostri programmi e i nostri elettori». Con tanto di avvertimento: «Il vero popolo di centrodestra giudicherà».

Schifani si dimette da capogruppo Senato
La prima testa a rotolare però è quella di Renato Schifani che decide di lasciare l’incarico di capogruppo: «Dopo aver preso atto della costituzione del nuovo gruppo al Senato, nato da una costola del Pdl – dichiara – ritengo doveroso rassegnare le mie dimissioni da presidente del gruppo del Popolo della Libertà a Palazzo Madama».

Per Letta Alfano punto di riferimento
Intanto da ambienti di governo filtra la notizia che Enrico Letta continua a ritenere Angelino Alfano un punto di riferimento, insieme ai suoi nuovi gruppi, per far continuare l’esperienza di governo. Il premier rimarca insomma la volontà di andare avanti con la maggioranza che si stava già delineando il 2 ottobre scorso con il voto di fiducia al Senato.
In questo quadro, Letta segue con il «massimo rispetto» l’evoluzione della situazione nel centrodestra e ribadisce ai suoi interlocutori che la maggioranza andrà avanti a prescindere dalle sorti parlamentari del Cavaliere.

No a nuova convocazione dell’ufficio presidenza
Stasera la riunione fiume tra Berlusconi e i ministri del Pdl (Alfano, Lupi, Lorenzin, Quagliariello e De Girolamo) sembrava avesse partorito la convocazione urgente di un ufficio di presidenza del Pdl alle ore 21 di stasera per modifiche al documento da proporre al Consiglio Nazionale, in particolare sul nodo della stabilità del governo in caso di decadenza di Berlusconi.

Un ultimo tentativo nella notte per l’unità del partito. I governativi erano convinti di aver strappato al Cavaliere sia la separazione della questione decadenza dal sostegno al governo Letta, sia la nomina di due coordinatori (un alfaniano e un lealista) entrambi con poteri di firma sulle liste. Ma i falchi, guidati da Verdini hanno convinto il Cavaliere a non convocare più l’ufficio di presidenza del Pdl per modificare il documento approvato nella precedente riunione.

Formigoni: con noi 37 al Senato e 23 alla Camera
A questo punto i governativi diserteranno domani la riunione del Consiglio nazionale. La conferma viene da Roberto Formigoni che a “Otto e mezzo”, su La7 dice: «Ovviamente non parteciperemo al Consiglio nazionale domani. Il partito non c’è più, siamo 37 al Senato e 23 alla Camera». Era stato lo stesso Formigoni ad annunciare in un tweet in serata: «Ufficio di Presidenza Pdl stasera non si terrà. I falchi hanno impedito a Berlusconi questo ultimo tentativo di mediazione. Hanno voluto rottura». È la linea di Fabrizio Cicchitto che lasciando la riunione dei governativi del Pdl a palazzo Santa Chiara, dice: «Nuovi gruppi, per creare, in prospettiva, un nuovo soggetto politico».

Le ultime richieste degli alfaniani
Le ultime modifiche proposte ad Angelino Alfano da parte dei lealisti per tentare fino alla fine di trovare una soluzione ed evitare la scissione si basavano sull’integrazione di due punti previsti nel documento approvato dall’ufficio di presidenza del 25 ottobre.
In particolare la prima riguarda il punto 3 del documento originale in cui si parla parla della decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.

La proposta era di inserire la seguente frase: «Per quanto riguarda la possibile decadenza del Presidente Berlusconi, mentre si chiede il rinvio del voto, anche in esito alle procedure in corso, ogni decisione (sul governo, ndr) viene rimessa ad un nuovo Consiglio Nazionale, previa convocazione dell’Ufficio di Presidenza». Il secondo passaggio invece andava ad integrare la fine del documento dove si parla del Cavaliere come leader di Forza Italia e appunto del nuovo partito. L’ipotesi avanzata ai governativi era quella di «prevedere uno specifico organismo di garanzia della reale rappresentatività e del radicamento sui territori delle principali aree politiche e culturali del movimento».

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