Il nazista sanguinario che non muore mai: Priebke taglia il traguardo dei 100 anni

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La notizia dell’anniversario diffusa dai media parla del timore espresso da Sel per eventuali rievocazioni e celebrazioni ad opera di gruppi di neofascisti e neonazisti.

 

Erich Priebke lunedì prossimo compirà 100 anni. La notizia riportata dai media, ha suscitato sorpresa e timore. Timore che “qualcuno” possa decidere di festeggiare il suo compleanno. Per chi non conoscesse la sua storia, è necessario sapere che Priebke fu un nazista della prima ora e uno dei membri più attivi e spietati delle SS.

Partecipò alla strage delle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944, 335 civili e militari italiani uccisi: un eccidio ordinato in risposta alla rappresaglia di via Rasella ad opera di alcuni comunisti (con il placet del CLN e del governo Badoglio), che provocò la morte di 23 soldati tedeschi il giorno prima. È ben noto l’allora ricatto nazista “dieci italiani da uccidere per ogni tedesco morto”. Non solo: si impegnò in rastrellamenti, interrogatori efferati e la caccia ai partigiani. Fu carnefice senza scrupolo alcuno. Riuscì a fuggire in Argentina, grazie anche a sacerdoti altoatesini e al teologo croato Draganović, evitando la cattura e i processi per i crimini di guerra.

Cinquant’anni di latitanza e normalità. Lui custode vivente di segreti e fatti atroci, pedina consapevole di quell’immane e disumano massacro delineato dal Fűhrer e dal suo comando. Quando venne estradato in Italia nel 1995, chi ancora aspettava giustizia, intravide uno sprazzo di luce. La vicenda giudiziaria, però, si rivelò più intricata del previsto tra condanna all’ergastolo, domiciliari, pressioni politiche, richieste di “grazia per ragioni umanitarie”ecc. Incidenti deplorevoli. Questo vecchietto dall’aria mite -come compare nelle foto pubblicate negli anni- non deve ingannare. È un criminale di guerra e come tale deve essere considerato. Ha commesso crimini contrò l’umanità, non ha versato lacrime, non ha provato pentimento o rimorso. A Roma, dove egli risiede, sono comparse alcune scritte a lui inneggianti, tra cui in una via dedicata a un dirigente della Resistenza -ucciso nelle Fosse Ardeatine- Giuseppe di Montezemolo: “Onore a Priebke libero”.

Questi rigurgiti neofascisti e neonazisti non devono essere sottovalutati. Non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima. Per tale motivo, Sel ha comunicato preoccupazione per ipotetiche manifestazioni nostalgiche e offensive.

L’Italia deve fare i conti con alcune pagine del suo passato tra le più tragiche e oscure; sorridere benevolmente a chi ha ucciso uomini, donne, bambini innocenti provoca  sdegno e fa accapponare la pelle. Sfregia la memoria di chi ha contribuito alla liberazione dell’Italia, di chi ha donato la proprio vita pur di spezzare quel circolo di morte ed eccidi, quale fu la II Guerra Mondiale.

Non chiamatela follia, la sua. Hannah Arendt parlò di “banalità del male”. Del male risiedente nell’uomo, nella sua ignoranza, nei suoi gesti apparentemente innocui. Nella mancanza di volontà di ribellarsi a famigerati ordini superiori. Ma sappiamo che “alle azioni manifestamente criminali non si deve obbedire”: è il principio vigente nel diritto di qualsiasi paese. Nessuna pietas dunque, per i Priebke, Eichmann o altri, dalla inesistente contrizione. A noi, non resta che continuare a diffondere gli ideali di libertà, pace, sana democrazia, agendo quotidianamente da singoli cittadini, affinché le idee miranti a vilipendere la libertà e la dignità umana, vengano estirpate e bruciate il più velocemente possibile. I semi dell’odio hanno lasciato e lasciano macerie, distruzione e torture. Hanno innalzato steccati, muri, conflitti etnici, razziali. Hanno posto l’uomo contro se stesso. Non accada ciò che è stato paventato. Non si infanghi la memoria e la storia, con un negazionismo nocivo e privo di fondamento. I volti di chi è stato suo agnello sacrificale, sembrano implorarci ancora. Se siamo uomini liberi lo dobbiamo anche a loro.