D’Alema contadino? Su “Chi” l’inedito ritratto del leader Maximo: “E’ un’annata straordinaria”.

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Nella sua tenuta umbra da 12 ettari il Lider Maximo segue la vendemmia e la produzione di vino. Baffino è stato nominato anche presidente del Roma club Montecitorio ma non si vede ancora ai giardinetti: “Ogni giorno nascono e muoiono eroi, vengono inventati personaggi, meteore che poi spesso scompaiono”…

 

Non per scomodare Mao Tse-Tung, ma l’immagine di Massimo D’Alema a petto nudo nella sua tenuta in Umbria è destinata a entrare nell’iconografia del líder máximo con la dicitura “falce e rastrello”. Un’occupazione più adatta all’erede di Gramsci e Togliatti rispetto a quella di skipper della barca a vela Ikarus II, che ha abbandonato nel 2011 vendendo le sue quote. Soldi poi reinvestiti, come vediamo in queste pagine, nell’acquisto dell’azienda agricola La Madeleine, un nome che evoca Proust e la ricerca del tempo perduto (in Parlamento).

Un vero affare: nel 2009 ha rilevato questa tenuta, che sorge fra Narni e Orticoli, dal fallimento di un’azienda di bestiame e, dopo una serie di lavori di ristrutturazione e “valorizzazione del territorio”, ha messo in piedi un gioiellino che oggi ospita 12 ettari di vigneto, ulivi, alberi da frutta, casa padronale, dépendance, deposito e parcheggio. I cantieri sono ancora aperti perché, quello che anticamente era un macello, diventerà un alloggio per gli ospiti. La direzione dei lavori è affidata a Linda, moglie di D’Alema, anche se l’ultima parola, come nel Pd, spetta sempre a lui.

Il fiore all’occhiello dell’azienda è la produzione di vino: per non smentire la sua fama combattiva D’Alema ha esordito in campo enologico con Sfide, un Cabernet Franc prodotto in 3 mila bottiglie, e proseguirà poi con il NarnOt, taglio bordolese, e il brut Nerose, bollicina a base di Pinot Nero.

Per essere sicuro del suo nettare il vicepresidente dell’Internazionale socialista si è rivolto all’enologo Riccardo Cotarella, che in passato ha fatto da consulente a Silvio Berlusconi e George Clooney. E, per restare in armonia con la natura, ha voluto che i suoi vigneti fossero un impianto sperimentale gestito in collaborazione con l’Università di Perugia. I soliti maligni parlano di un contributo di fondi europei, ma è tutta invidia: parafrasando Andreotti, il podere logora chi non ce l’ha.

E D’Alema, che proprio nei giorni scorsi è stato nominato presidente onorario del Roma club Montecitorio al posto del Divo Giulio, non ha certo perso il suo appeal, anzi, aspetta sulla riva del fiume gli inciampi di chi lo voleva mandare ai giardinetti. «Ogni giorno nascono e muoiono eroi, vengono inventati personaggi, meteore che poi spesso scompaiono», ha profetizzato alla festa del Pd di Genova, giusto per sostenere Renzi.

Perché lui al parco, dopo aver rinunciato alle ultime elezioni, ci va a portare il cane, ma è da lì che, inseguito dai cronisti politici, detta ancora la linea. Così come, mentre si giocava la partita della segreteria del Pd e la tenuta del governo, D’Alema seguiva la vendemmia delle sue preziose uve, sentenziando: «È un’annata straordinaria».

Ma non pensate che l’uomo che disse «capotavola è dove mi siedo io», si ritiri in campagna come Cincinnato: D’Alema ha acquistato la tenuta per i figli, Giulia e Francesco. Lo scorso fine settimana l’ex segretario e la sua famiglia sono tornati alla Madeleine, a un’ora di macchina da Roma, riportando a casa cesti di pere, fichi e melograno.

L’agricoltura, scriveva il drammaturgo Riccardo Bacchelli, è l’arte di saper aspettare. E D’Alema, come sanno i suoi avversari, ne è il maestro.