Amore folle: italiano evade i domiciliari, ruba una bici e pedala 700 km per vedere la fidanzata

amore in bici

Quando si dice che l’amore è il motore dell’umanità, capace di smuovere le montagne e di far compiere gesti impensabili non si dice altro che la verità. Come dimostra la storia di Umberto, italiano e innamorato. Peccato che in questa favola manchi il lieto fine.

 

Lui è Umberto Rotundo, 28 anni, residente a Soverato, provincia di Catanzaro. Da qui, dove era ai domiciliari per una vicenda di spaccio di droga, avvenuta due anni fa in Valle d’Aosta, era scappato il 10 agosto scorso. 

Direzione? Il capoluogo valdostano, dove, fino a un anno fa, viveva con la fidanzata che voleva assolutamente vedere.

Per la fuga ha scelto una bici, con cui ha attraversato mezza Italia, tre giorni e tre notti, pedalando senza sosta. Poi ad un passo dalla meta, viene fermato e arrestato dai Carabinieri di Ivrea.

E’ partito dalla Calabria con In tasca pochi soldi, giusto quello che serviva per comprare un biglietto del treno per Roma e un paio di pacchetti di sigarette. Lo stesso giorno arriva a Termini, ma sono ancora più di 800 i chilometri che lo separano dalla sua amata. Cosa fare?

L’idea gliela dà un tizio che lui dice di aver incontrato in stazione, quando ormai era quasi notte:“Aveva una bicicletta ed era un mezzo sbandato. C’è voluto poco a convincerlo: ho barattato la sua bici gialla con un pacchetto di sigarette.

Ecco che la roccambolesca pazzia d’amore ha inizio:“Non ho praticamente mai dormito. Forse lo avrò fatto per un paio d’ore al massimo”, ha raccontato ai militari. Ha viaggiato come un forsennato, evitando i tragitti troppo trafficati:“Non volevo dare nell’occhio. Ho pensato che a nessun carabiniere o poliziotto potesse venire in mente di fermare un tizio in bicicletta”.

Poche soste, giusto il tempo di riposare qualche minuto, di fare rifornimento di acqua, latte e biscotti (l’unico alimento che ha ingerito in questi tre giorni) e nemmeno mezza parola con nessuno. Così ha attraversato il Lazio, la Toscana, la Liguria. E’ arrivato in Piemonte e poi, usando strade provinciali e regionali, dopo 716 chilometri è arrivato a Ivrea. Dove la sua fuga è terminata.

A notare quel ragazzo grande e grosso girovagare con lo sguardo confuso e il fiatone è stata una commerciante di Ivrea. La donna ha chiamato il 112:“C’è un tizio strano, va avanti e indietro in bicicletta, venite a dare un’occhiata per favore”.

Le forze dell’ordine sono arrivate dopo pochi minuti e hanno trovato Umberto seduto su una panchina che tirava il fiato prima di rimettersi in sella. Il giovane è stato poi arrestato, quando i carabinieri hanno scoperto essere ricercato per evasione dai domiciliari.

Quando si è trovato di fronte i carabinieri si è lasciato scappare un mezzo sorriso: “Mi sono fatto più di 700 chilometri in bicicletta e mi avete beccato ad un passo dall’arrivo”.