GIOVANI IN FUGA/ Il nuovo tipo di emigrazione e il coraggio di osare

Scritto da Maria Cristina Giovannitti |
Pubblicato Domenica, 30 Settembre 2012 00:00

In un Italia che crolla a picco, affondando in una crisi che strozza le ambizioni dei giovani, dove circa il 47 per cento è disoccupato, molti di loro si armano di coraggio e si spostano verso l’Inghilterra, l’Irlanda e alcuni anche in Norvegia. Sono sempre più frequenti le storie di giovanissimi molisani che lavorano con soddisfazione all’estero, lì dove si sentono veramente apprezzati. Il professor Francesco Granchelli e il dirigente scolastico Maria Chimisso dell’Istituto Alberghiero di Termoli stanno lavorando ad un progetto di scambio culturale Molise-Inghilterra «Ai giovani resta, per fortuna, il coraggio di osare» ci dice il professore.

di Maria Cristina Giovannitti

fuga_dei_giovaniL’Italia non è un Paese per giovani e questa non è più solo una frase fatta ma una certezza assodata con il Governo Monti e la sua spending review che taglia ovunque: secondo i dati Istat su 7,7 milioni di giovani tra i 18 e i 29 anni il 46,7 per cento è disoccupato, il 13 per cento è alla ricerca e solo il 40,3 per cento ha un lavoro. Così oggi la nuova emigrazione non è più fatta inconsapevolmente, partendo alla sprovvista con una valigia di cartone ma i giovani, con titoli di studi e competenze, fuggono dall’Italia avendo ben chiaro cosa ottenere: il lavoro e la gratificazione professionale. Questo accade sempre più spesso anche per i molisani e lo hanno capito bene il professor Francesco Granchelli e la professoressa Maria Chimisso, dirigente dell’IPSSAR di Termoli tanto che stanno cercando –se le finanze lo permetteranno- di concretizzare un progetto importante per i giovani e per la valorizzazione dei prodotti locali, un connubio tra Molise e Inghilterra che favorirebbe l’inserimento dei giovani studenti nel mondo del lavoro.

 

Prof. Granchelli ci chiarisce che tipo di progetto ha in mente?

Insieme alla dirigente, prof.ssa Maria Chimisso, stiamo cercando di concretizzare un progetto che porti il maggior numero di studenti in Inghilterra con due finalità: per prima cosa far sì che i ragazzi imparino la lingua inglese al meglio e poi per approfondire la loro professionalità. Il nostro progetto è nato grazie all’aiuto di un nostro ex allievo, Giuseppe Notarangelo che oggi gestisce un B&B in un bellissimo villaggio londinese, in Hawkesbury Upton. Sentendoci in questi anni per vari consigli professionali abbiamo pensato di organizzare degli stage con i giovani studenti, lì da lui: eventi culinari con dimostrazioni di paste semplici e ripiene all’uovo. Inoltre pensavamo anche di creare, in seguito, un nesso musica-cibo abbinando ad ogni pietanza una musica classica.

Sarebbe anche un modo per valorizzare i prodotti molisani all’estero?

Certo, abbiamo pensato anche di creare corsi e degustazioni dei nostri prodotti locali per gli eventi inglesi. Lo stesso Giuseppe nel suo locale utilizza solo prodotti molisani, di Larino e dintorni: oli, formaggi, vini.

E chi finanzia  queste idee, vista la situazione precaria del Ministero dell’Istruzione?

La settimana prossima incontrerò l’assessore Antonio Chieffo e mi spiegherà che disponibilità economiche ha la Regione Molise per finanziare questi stage. Per ora è tutto ancora incerto, resta un’idea che ha bisogno di appoggi economici per concretizzarsi.

Prof. è sempre più frequente vedere studenti che si spostano verso il nord Europa. Che possibilità hanno lì rispetto all’Italia?

Io ho fatto una mia indagine di mercato, ascoltando i miei allievi e gli ex studenti ma anche altri professori: in Italia la crisi ha creato un senso di sfiducia e di insoddisfazione generale mentre l’Irlanda e l’Inghilterra offrono la serenità. Prendiamo uno studente della nostra scuola che si trasferisce in nord Europa per lavoro: lì anche un semplice vino o un piatto facile da preparare è molto apprezzato e applaudito. I giovani, soprattutto tra i 20/30 anni, hanno bisogno di gratificazioni perché una volta che si sentono valorizzati hanno fiducia nelle loro potenzialità e diventano più creativi, crescendo professionalmente. In Italia questo non succede forse perché sono prodotti locali che diamo per scontati e/o non sappiamo apprezzare appieno.

Facendo una stima personale maturata durante la sua carriera da insegnante: quanti suoi alunni sono emigrati all’estero?

Direi circa il 25/30 per cento. Alcuni di loro si sono spostati fuori dall’Italia e poi sono ritornati in regione, dopo aver fatto esperienza ma i più si sono trasferiti definitivamente all’estero.

Rispetto agli anni passati sono diverse le mete che i giovani scelgono per andare a lavorare?

Si molto. Circa una decina di anni fa le mete erano Roma, la costa romagnola e Rimini soprattutto. Oggi anche la scuola ha ampliato i suoi orizzonti: organizziamo stage in Valle d’Aosta ma i ragazzi ambiscono ad andare in Inghilterra e in Irlanda soprattutto lì dove hanno amici e conoscenti che possono essere un punto di partenza, un appoggio.

In questa ‘fuga di talenti ‘che idee avrebbe per valorizzare il Molise e permettere ai giovani di rimanere?

In Molise bisognerebbe investire molto di più nei progetti locali. Non possono essere solo i privati a valorizzare i propri prodotti ma soprattutto bisogna finanziare le scuole, cosa che purtroppo non avviene. Basti pensare che per via dei tagli, le scuole alberghiere ricevono oggi 50 euro per l’acquisto dei prodotti necessari per le esercitazioni, una vera miseria. Le manifestazioni non possono sempre essere finanziate da sponsor –che per via della crisi scarseggiano. Servono appoggi nazionali per rendere credibile il lavoro dei ragazzi e per valorizzarlo, solo così i talenti resteranno in regione.


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