PD/ Cercasi candidati per Roma e Lombardia. Troppi nomi, zero certezze. Il partito brancola nel buio

Scritto da Carmine Gazzanni |
Pubblicato Mercoledì, 24 Ottobre 2012 09:40

Per le comunali di Roma il no è arrivato prima da Nicola Zingaretti (che sarà impegnato nella corsa alle regionali), poi dall’attuale ministro Andrea Riccardi. In Lombardia, invece, a declinare l’offerta è stato Umberto Ambrosoli. Ad oggi non è ancora chiaro come intenda muoversi il Partito Democratico: tanti (troppi) nomi, ma poche (troppe poche) certezze.

di Carmine Gazzanni

pd_candidature_solo_guaiProbabilmente anche per la corsa al Campidoglio e per quella al Pirellone assisteremo allo stesso caos al quale stiamo assistendo in questi giorni: primarie infuocate dai colpi dell’uno e dell’altro candidato (per ultimo il ricorso di Matteo Renzi all’Autorità Garante per verificare se ci sia, nelle regole stabilite per le primarie dall’Assemblea Nazionale Pd, violazione delle norme sulla riservatezza dei dati personali) che rivelano – se vogliamo – una guerra intestina ancora più accesa di quanto possa essere quella con gli altri schieramenti politici. Ebbene, stessa situazione potrebbe verificarsi tanto a Roma quanto in Lombardia dopo i pesanti no ricevuti dal Pd: prima Zingaretti (ovviamente per cause di forza maggiore dato che l’attuale Presidente della Provincia di Roma si candiderà alle regionali) e l’attuale ministro per la cooperazione internazionale e l’integrazione Andrea Riccardi, poi Umberto Ambrosoli in Lombardia. Ad oggi quello che si trova in mano il Partito Democratico è un bel nulla: tanti nomi, nessuna conferma e la possibilità di una ulteriore guerra intestina, la quale, peraltro, potrebbe anche avvantaggiare altri possibili candidati esterni ai democratici, come Giulio Cavalli per il Pirellone e Stefano Pedica per Roma. Nulla è ancora ufficiale, ma il clima comincia ad esser teso.

ROMA: DOPO ZINGARETTI E RICCARDI, ECCO SASSOLI, GASBARRA, PRESTIPINO. TANTI (TROPPI) NOMI E NESSUNA CERTEZZA – È toccato prima a Nicola Zingaretti rinunciare alla sua candidatura al Campidoglio, poi all’attuale ministro Andrea Riccardi. Due duri colpi per il Partito Democratico che, ora, si ritrovano senza candidati sui quali ci sia convergenza comune. Entrambi, infatti, avrebbero permesso ai democratici di raccogliere l’opinione favorevole anche dell’elettorato moderato (leggi Udc) oltreché di Idv e Sel. In più, dopo la mala gestio firmata Gianni Alemanno, tanto l’attuale Presidente della Provincia di Roma quanto il fondatore della Comunità di Sant’Egidio sarebbero certamente stati visti di buon’occhio dalla cittadinanza stessa.  In altre parole, nel caso in cui il candidato sindaco fosse stato uno dei due con grande probabilità il centrosinistra avrebbe ripreso possesso del Campidoglio con una vittoria bulgara.

Ora la partita si complica e non poco. Dopo il “gran rifiuto” di Zingaretti e Riccardi, infatti, tanti sono stati i nomi avanzati e tanti sono quelli che loro sponte si sono detti a disposizione. Il nome più gettonato è senz’altro quello di David Sassoli il quale, dopo Piero Badaloni e Piero Marrazzo, sarebbe il terzo nome di giornalista Rai ad avere a che fare con le istituzioni romane. La candidatura di Sassoli farebbe leva soprattutto sulla sua popolarità e sul sostegno di AreaDem, la corrente del Pd vicina a Dario Franceschini. Nonostante questo, il nome di Sassoli non sarebbe congeniale all’ala del partito facente capo a Walter Veltroni che lo giudica troppo poco capitolino.

Ecco allora il nome di Enrico Gasbarra, già Presidente della provincia e ora segretario generale del Pd, avanzato da molti esponenti e militanti del partito romano. Ma niente da fare: neanche Gasbarra sembra voglia rischiare in prima persona. Meglio agire dalle retrovie assicurando appoggio incondizionato alla candidatura di Sassoli. Infine, negli ultimi giorni un altro nome che è stato avanzato prepotentemente perché conoscitrice degli ambienti e dei problemi romani è quello di Patrizia Prestipino, attuale assessore provinciale allo sport, turismo e politiche giovanili. Renziana della prima ora, vorrebbe impiantare il sistema rottamatore anche a Roma. Basti pensare alla trovata propagandistica scelta dalla Prestipino per annunciare la sua corsa alle primarie. Alcuni giorni fa su trecento busti del Gianicolo sono apparsi dei cartelli con la scritta “ma l’uomo giusto per Roma?”. L’assessore ha poi spiegato: ”Nel bailamme di nomi dei probabili partecipanti alle primarie e nella costante ricerca del candidato in grado di conciliare tutti gli equilibri, perfino i personaggi storici di Roma, osservando la nostra città e il suo lento declino, sembrano chiedersi: ma l’uomo giusto per Roma?”.

OCCHIO AGLI OUTSIDER – Oltre però ai candidati ufficiali, voci di corridoio (alcune insistenti) rivelano anche altri nomi che potrebbero scompigliare i diktat dei vertici del partito. Non sarebbe impensabile, ad esempio, una candidatura a sorpresa di Mario Adinolfi: già candidato a Sindaco di Roma nel 2001 con il movimento da lui fondato Democrazia diretta con cui però raccolse poche migliaia di voti, ora potrebbe correre per le primarie dopo l’esperienza (seppure breve) in Parlamento. Non solo. Alcune fasce del partito negli ultimi giorni stanno premendo affinchè si scelga un candidato preparato, affidabile, che faccia dimenticare la gestione Alemanno: per molti la persona giusta potrebbe essere Paolo Gentiloni, portavoce di Rutelli al Campidoglio e poi assessore al Giubileo, appoggiato dal mondo vicino a Walter Veltroni. Per il momento, però, Gentiloni ha rifiutato l’offerta.

LOMBARDIA. DOPO IL NO DI AMBROSOLI È BUIO TOTALE: DA TABACCI A GORI. MA MOLTI SPERANO IN CIVATI – Ci avevano provato a trovare uno nuovo Pisapia anche per la regione. Ma Umberto Ambrosoli - figlio di Giorgio, commissario liquidatore della Banca Privata Italiana, ucciso su ordine del banchiere Michele Sindona l’11 luglio 1979 – ha declinato l’offerta: troppo poco tempo per riorganizzare una squadra che possa realmente portare cambiamento nella malapolitica lombarda. E allora, così come per Roma, anche per il Pirellone è cominciato il toto-candidati. I nomi – com’è normale che sia – sono dei più disparati e fantasiosi. Uno su tutti è quello di Bruno Tabacci il quale, dopo aver corso alle primarie nazionali, potrebbe partecipare anche a quelle lombarde dopo la positiva esperienza nella giunta Pisapia. Un altro possibile candidato potrebbe essere Onorio Rosati, ex segretario della Camera del lavoro di Milano, oppure Paolo Corsini, ex sindaco di Brescia. Addirittura si vocifera che Renzi stia spingendo affinchè scenda in campo Giorgio Gori. Ma l’ipotesi è decisamente remota. Non sono pochi, infine, soprattutto tra i giovani militanti e cittadini, ad auspicare che sia l’ex rottamatore Giuseppe Civati a partecipare alle primarie. Dopo essere stato fino all’ultimo indeciso per quelle nazionali, sono in tanti che premono affinchè non si tiri indietro oggi. Per molti è proprio Civati l’unico che potrebbe rottamare il sistema lombardo infetto che ha colpito anche il Pd. Penati docet.


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