ISERNIA – SULMONA/ La Transiberiana d’Italia: perché eliminarla?

Scritto da Alfredo Incollingo |
Pubblicato Lunedì, 05 Marzo 2012 06:28

di Alfredo Incollingo

Nel cuore dell'Italia centrale vi è una linea ferroviaria dai paesaggi e dalla struttura così particolare da renderla unica nel suo genere. Un monumento umano e artificiale, conosciuta come “la Transiberiana d'Italia”, che, come succede nel nostro Bel Paese, viene trascurata e osteggiata in tutti i modi. Interessi e giochi politici ci sono dietro ad azioni del genere che dimostrano quanta marcia sia la classe politica italiana.

isernia_SulmonaNon tutto è perduto. Associazioni e movimenti si sono stretti insieme per dire NO alla chiusura della tratta Sulmona – Isernia, la “Transiberiana italiana”. Una linea ferroviaria storica, nata nel 1892, come parte integrante di una via ferrata che collegava le regioni centrali con la vecchia capitale del sud, Napoli.

La storia della Sulmona - Isernia è fatta da alti e bassi: momenti di grande fermento con treni merci numerosi e con treni passeggeri che registrano vagoni pieni, ma anche momenti di calma e di decrescita. Negli ultimi decenni questa linea ha conosciuto lo sviluppo di un forte turismo stimolato dal paesaggio (la tratta attraversa il Parco Nazionale d'Abruzzo) e dalle molte località sciistiche (Campo di Giove e Roccaraso).

Viaggiare lungo il suo percorso significa immergersi in un ambiente appenninico incontaminato e ammirare le migliori ricchezze che questo territorio può offrire come la stazione di Rivisondoli – Pesco Costanzo che si trova a 1268 metri dal livello del mare: la seconda stazione più alta dopo il Brennero.

L'idillio però non è durato a lungo. Il 12 dicembre 2011 viene chiusa definitivamente nonostante i molti richiami e le lamentele dei pendolari e di molte associazioni di ex ferrovieri e “amici” del treno. L'ultimo convoglio è partito da Sulmona il 10 dicembre 2011 verso Castel di Sangro per poi ripartire verso la stazione di partenza. La regione Abruzzo ha dichiarato che il traffico dei passeggeri è così basso da non richiedere l'utilizzo di questa via, per cui è stato preferito sostituire i treni con una serie di corse di pullman.

Prima e dopo la chiusura della transiberiana gli sforzi per mantenere in vita questa linea ferroviaria molto gettonata dai turisti e dai pendolari, semplificando i trasporti e gli spostamenti in una terra molto aspra, sono stati molti e dal successo molto grande.

La sensibilizzazione dell'opinione pubblica e soprattutto dei politici hanno però raccolto fino ad oggi pochi frutti.

Chi è in prima linea in questa battaglia è l'associazione isernina di “amici” del treno, “Le Rotaie”. Da anni in prima posizione nel difendere il mondo ferroviario molisano, sono stati i primi a lanciarsi in questa sfida. Uno dei culmini di questa campagna è stata la mostra organizzata dal 3 all'11 marzo presso l'Officina del Tempo Libero ad Isernia sul mondo ferroviario con ricostruzioni e plastici. Il tema principale che collega le varie parti dell'esposizione è la “Sulmona - Isernia”. Il 3 marzo scorso si è svolto un convegno di apertura a cui hanno partecipato autorità e professionisti per parlare dei disagi che la chiusura della transiberiana ha prodotto. In concomitanza con l'inaugurazione, il 4 marzo è stato organizzato un treno storico che ha percorso interamente la transiberiana italiana. Il convoglio, composto da sei vagoni e due locomotori (per affrontare le ripide salite), è partito da Campobasso di prima mattina e, passando per Isernia, ha attraversato tutta la linea fino a Sulmona. Il tutto è stato deciso per sensibilizzare al meglio la popolazione mostrando effettivamente cosa è la “Sulmona – Isernia”. Per intrattenere i visitatori, che sono accorsi da tutta Italia nelle principali stazioni, sono state organizzate forme di intrattenimento che hanno effettivamente funzionato. A San Pietro Avellana (IS) ad esempio è stato offerto un lauto pranzo a suon di musica tradizionale.

La manifestazione ha visto la partecipazione di molte autorità: sindaci dei Paesi lungo la linea, colpiti dalla drastica decisione, e da altre personalità regionali e delle RFI (Rete Ferroviaria Italiana). Il successo è stato grande e si spera che tale arduo lavoro abbia raccolto i frutti sperati. Viaggiare su una tratta così bella e antica mi ha regalato delle immagini suggestive e così uniche da non avere omologhi in altre zone d'Italia. La “Sulmona – Isernia” è un immersione nel verde e nella storia di intere regioni, spesso nascoste e sottovalutate, e di Paesi e località che grazie alla ferrovia sono prosperate.

La domanda principale che ci si pone è “Perché eliminarla?”. Perché non si può sfruttarla per scopi turistici e garantire un futuro migliore a queste zone? Quali interessi ci sono? Perché si preferisce la gomma alle rotaie?

Chiudere un mezzo di trasporto e di accesso così comodo e veloce, significa condannare a morte intere comunità e dimostrare ancora una volta come il politico medio se ne “fotte” della nostra Italia.

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