ZUCCHERIFICIO/ Una sentenza già scritta?

di Alessandro Corroppoli

“Lo stato d’insolvenza si vede, c’è. È materialmente tangibile e se aggiungiamo che la Guardia di Finanza con tutti gli accertamenti di rito fatti presso lo stabilimento avrà molto probabilmente accertato che non tutte le carte sono in regola al 100%. Quindi è facile che il fallimento possa essere dichiarato”. Così rispondeva a Infiltrato.it Annibale Ciarniello – l’avvocato presso il cui studio di Termoli è domiciliata la Energy Trading International spa (E.T.I.) – a margine del consiglio regionale dello scorso 4 febbraio, in cui si è decisa a maggioranza la ricapitalizzazione dello stabilimento saccarifero termolese. E il 29 febbraio, presso il tribunale di Larino è andata in scena, stando alle sensazioni degli avvocati della E.T.I., una commedia già scritta e decisa. Ecco cosa ci rispondono i vertici della E.T.I.

zuccherificio_vs_energy_tradingDa buon profeta l’avvocato Ciarniello, sempre nella stessa intervista, a proposito dell’istanza di fallimento dichiarava: “ […]Fermo restando che non vi si siano insinuate nel fallimento altri creditori. Noi sappiamo, ad esempio, che vi sono i coltivatori e i bieticoltori che avanzano soldi: chi 5, chi 10, chi 15 mila euro. Parecchie ditte di fornitori e società avanzano soldi. Posso confidarle che fino a poco tempo fa avevo un cliente che doveva e deve percepire 100 mila euro dallo zuccherificio. Ex cliente perché si è unito ad altri creditori dello zuccherificio che hanno deciso di agire collettivamente nei confronti dello zuccherificio mettendo su una simil “class-action”. Quindi non vorrei che il 29 febbraio invece di 3 milioni il debito sia maggiore tanto da raggiungere proporzioni tali che neanche i buoni propositi economici delle Regione possano tamponare”.

Infatti oltre alla E.T.I., che vanta un credito complessivo nei confronti dello zuccherificio di oltre 3 milioni di euro, si è aggiunta anche la Riscaldamenti Sas di Francesco Di Cesare che vanta, a sua volta un credito di 15 fatture pari a 1.445.299,98 euro. L’istanza di pignoramento è stata effettuata tramite un decreto ingiuntivo dal tribunale di Roma.

Oltre al danno la beffa dopo giorni in cui gli organi di stampa avevano tessuto le lodi per lo sblocco dei fondi, contenuti nella delibera CIPE, destinati al settore bieticolo. Ora la situazione si fa sempre più critica e difficile per la sopravvivenza dell’impianto di trasformazione di contrada Perazzetto.

Ma il 29 febbraio, appunto, era in discussione l’istanza preliminare di fallimento presentata dalla E.T.I. e i colpi di scena non sono certo mancati.

Ad aprire le danze è la Guardia di Finanza di Termoli, che dopo un ennesimo sopralluogo nello stabilimento, non  acquisisce materiale a sufficienza affinché si possa procedere, come stabilito e calendarizzato, alla discussione in udienza sull’istanza di fallimento. Lo scorso 27 febbraio presso il Giudice fallimentare del tribunale di Larino la GdF deposita un informativa dove dichiara che: a) Non è riuscita ad accedere agli atti della ricapitalizzazione (verbale dell’assemblea dei soci); b) La relazione della società di certificazione, la Kpmg, con sede a Pescara, ha presentato una relazione incompleta e frammentaria.

In base a ciò “invitava” il Magistrato a rinviare l’udienza per dare modo a loro di completare l’indagine. Questo fatto è stato denunciato con un comunicato stampa dal Presidente del Consiglio di Amministrazione della E.T.I., l’avvocato Flavio Termentini, il giorno 28 febbraio in cui dichiarava: “Cosa del tutto irrituale che potrebbe influenzare il corso della giustizia per questo stiamo valutando di investire del problema la procura della Repubblica”.

Abbiamo contattato telefonicamente il Presidente Termentini il quale non solo ci ha confermato l’intenzione di procedere con un’informativa verso la Procura della Repubblica ma ha parlato di vera è propria incompatibilità ambientale verso la E.T.I.

Presidente come giudica l’iniziativa della Guardia di Finanza?

Come anticipato nel comunicato del 28 febbraio l’iniziativa della GdF è irrituale. In sostanza dice che non è riuscita ad avere il verbale dell’assemblea dei soci dove si verbalizzava la ricapitalizzazione. È un fatto gravissimo perché il verbale in questione è un atto notarile, scritto da un notaio ovvero pubblico dove tutti, anche il semplice cittadino può prenderne visione figuriamoci la GdF. Inoltre sempre nella stessa informativa scrivono che la società di certificazione la Kpmg ha redatto una relazione incompleta e frammentaria.

Quindi?

Se questo corrisponde a vero, E.T.I. si riserva di agire nelle opportune sedi qualora l’indicata condotta della società di certificazione arrechi danno alla E.T.I. stessa.

Ed è corretto che GdF possa “invitare” il Magistrato di turno a rinviare l’udienza su questi presupposti?

La GdF delegata dall’Autorità Giudiziaria ad effettuare una informativa, deve limitarsi ad indicare i motivi per i quali non ha potuto completare l’informativa stessa, e non entrare nel merito circa l’opportunità o meno di disporre rinvii delle udienze. La decisione sul punto spetta unicamente all’Autorità Giudiziaria che non può essere in nessun caso influenzata.

Lei Presidente parlava di incompatibilità ambientale, ci spieghi meglio?

Le faccio due esempi. Il primo. Seppur in ritardo il nostro ufficio stampa il 28 Febbraio diramava un comunicato stampa dove non solo allertava circa la possibilità di rinvio dell’udienza (cosa avvenuta- data fissata il 17 aprile) ma si evidenziava che il sottoscritto avrebbe rilasciato delle dichiarazioni agli organi di stampa. In realtà si sono presentate pochissime testate, nessuna delle quali ha ritenuto di voler dare spazio alla notizia evidenziando la posizione della E.T.I.

Il secondo?

Il secondo è inaccettabile. Mentre l’avvocato Alessandro Rimato  -legale della E.T.I. – parlava in aula il Cancelliere, ausiliario del Giudice, borbottava e faceva faccine,  scimmiottando il nostro avvocato. A quel punto sono intervenuto richiamando all’ordine il Cancelliere, ed il Magistrato mi ha invitato a non interloquire con il suo ausiliario non richiamandolo all’ordine.

Da questo Presidente cosa ne deduce?

Da tutto ciò deduco due fatti. Il primo che il circuito dell’informazione molisano sembrerebbe molto legato al mondo politico: se si esclude la vostra testata e, se non erro, un quotidiano cartaceo, nessuno ha dato notizia del nostro comunicato stampa. Solo tre giornalisti erano presenti il giorno dell’udienza di cui due di testate online. Non le sembrano un tantino pochi per una realtà industriale che per il Molise è paragonabile alla FIAT a Torino?

Questa dell’asservimento politico purtroppo non è una novità anzi è uno degli elementi su cui si è retto il sistema amministrativo regionale dell’ultimo decennio. Invece la seconda deduzione qual è?

La Polizia Giudiziaria delegata dal Magistrato non può “suggerire” al Giudice di rinviare una udienza per la mancata acquisizione di documenti pubblici facilmente reperibili. In questo modo si rischia di influenzare il corso della giustizia.

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