ZUCCHERIFICIO/ Remo Perna si salva, in tredici dal gip ad esclusione di Iorio e Vitagliano

Tredici persone sono finite davanti al gip. Si tratta degli indagati nell’inchiesta aperta dalla procura di Campobasso esclusi Franco Tesi, Michele Iorio e Gianfranco Vitagliano. Gli altri  rischiano di rimanere fuori dai giochi per sei mesi. La decisione del gip Rinaldi entro Pasqua. Lo stesso giudice, nei giorni scorsi, ha rigettato la richiesta d’arresto per Remo Perna e un altro dei sedici indagati. Sereno il presidente  Domenico Porfido convinto di poter dimostrare la propria innocenza.

di Viviana Pizzi

IORIO-VITAGLIANOLo avevamo accennato nell’articolo SCENARIO MOLISE/ Centrosinistra, politica dell’alternanza o trionfo dell’inciucio permanente? E nella mattinata di oggi tredici persone tra gli indagati nell’inchiesta sullo Zuccherificio del Molise sono stati ascoltati dal gip Libera Maria Rosaria Rinaldi. Le richieste del pm Fabio Papa erano serie e rivolte a Domenico Porfido, Stefano Benatti, Gabriele La Palombara, Gino Vignone, Deni Romano, Remo Perna, Francesco Perna, Vittorio Testa, Antonio Mucciardi, Elvio Carugno, Umberto Vaccarella, Carmine Franco D’Abate, Paolo Verì.

Esclusi dai giochi il vecchio socio privato Franco Tesi, il presidente della Regione Michele Iorio e l’assessore alla programmazione Gianfranco Vitagliano. I tredici  secondo il pm dovrebbero essere interdetti per sei mesi dalle cariche che avevano all’interno dell’azienda saccarifera o da incarichi simili. I politici e Franco Tesi sono stati chiamati fuori perché all’interno dello stabilimento ricoprono cariche elettive e non di nomina. I confronti col giudice sono iniziati da questa mattina alle 9.30 e termineranno nella giornata di lunedì per alcuni di loro. L’accusa per la quale sono stati chiamati in Tribunale a Campobasso era quella di aggiotaggio. Tutti hanno deciso di rispondere alle domande del giudice per chiarire la propria posizione.

Anche i due indagati per i quali era stato chiesto l’arresto dal pm Fabio Papa. Due nomi grossi dei quali uno solo è stato reso noto: si tratta del nuovo socio privato Remo Perna e di un altro tra gli indagati. Pochi giorni per esaminare la richiesta e il gip Rinaldi ha deciso di dire no alla richiesta della procura. Tutti erano con lo sguardo preoccupato in aula. Il più sereno sembrava il presidente Domenico Porfido accompagnato dal legale Antonio De Michele. L’avvocato al giudice ha mostrato pezzi del bilancio dell’azienda saccarifera finiti all’interno dell’inchiesta.

Questi chiarimenti li avrei dati anche prima – ha sottolineato alla stampa dopo trenta minuti di confronto – però prima di oggi non ero mai stato convocato dagli inquirenti. Posso solo dire che il vecchio socio privato non ha mai fatto nulla per svalutare le quote dell’azienda da vendere poi a Remo Perna. Ne sono convinto come lo sono di poter dimostrare la mia innocenza e di non finire davanti al gup di Campobasso. Proprio per questo motivo fui io lo scorso anno a convocare una conferenza stampa a Termoli per dire come stavano  le cose”.

Tutti dovranno rispondere anche di truffa, falso materiale e ricettazione. Al centro dell’inchiesta la vendita delle quote dello zuccherificio dalla famiglia Tesi alla famiglia Perna e i finanziamenti ottenuti da quest’ultima dalla Regione. Secondo quanto sarebbe emerso 

Due società in particolare, la Solba srl e la Moda 2 srl, entrambe operanti nel settore tessile e riconducibili alla famiglia Perna, avrebbero ricevuto un milione e mezzo di euro ciascuna di fondi pubblici per il rilancio delle attività produttive. Esattamente la stessa somma (tre milioni di euro) di cui necessitava Remo Perna per acquistare le quote dello zuccherificio. E, infatti, dopo solo una settimana, le due società in questione, grazie alla solerzia del dirigente Carugno, trasferiscono ad una società della famiglia Perna l’intera somma, in modo da dimostrare l’effettiva presenza di liquidi nelle casse della famiglia. Ora per tutti ci sono due strade da seguire: o la richiesta di rinvio a giudizio o l’archiviazione.

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