ZUCCHERIFICIO DEL MOLISE/ Era tutto già scritto…

di Michele Mignogna

Come anticipato dall’inchiesta su quella che abbiamo ribattezzato la “Zuccheropoli molisana”, ecco spuntare 17 indagati – tra cui gli onnipresenti Iorio&Vitagliano – per accuse che vanno dalla truffa al falso materiale, con punte di ricettazione qua e là. “In realtà quello che l’inchiesta smaschera è una filigrana sottile che probabilmente sta dietro a tante altre avventure imprenditoriali di una Regione che per farsi imprenditrice ha rinunciato al ruolo di programmazione che gli compete per vestire i panni del capitano d’industria.” Ecco cosa scrivevamo esattamente due mesi fa…

Il 13 settembre scorso Infiltrato.It ha pubblicato l’ultima di 4 puntate su quella che abbiamo ribattezzato la “Zuccheropoli

Gianfranco Vitagliano e Michele Iorio

Gianfranco Vitagliano e Michele Iorio

 molisana”. Un lavoro giornalistico messo a punto incrociando dati, raccogliendo testimonianze e leggendo una montagna di documenti che spiegavano nel dettaglio in che modo, quella che si è profilata come una vera e propria grande truffa a danno dei molisani, sia stata diligentemente studiata a tavolino e poi attuata.

Attori di questa commedia sono i soliti noti: politici come il neo rieletto Presidente della regione Michele Iorio e Gianfranco Vitagliano, tra i più votati nel centro destra e prossimo a ricoprire un ruolo di rilievo nell’esecutivo in composizione; dirigenti regionali come Elvio Carugno; alcuni tra i componenti del consiglio di amministrazione dello zuccherificio come Domenico Porfido, che ne era presidente e Gabriele La Palombara, entrambi finiti in un fascicolo della Procura della Repubblica di Campobasso. Ipotesi di reato che vanno dalla truffa al falso materiale e ricettazione e truffa, in totale 17 indagati tra commercialisti, faccendieri e politici. Questo l’elenco completo: Domenico Porfido, Luigi Tesi, Stefano Benatti, Gabriele La Palombara, Franco Tesi, Gino Vignone, Deni Romano, Remo Perna, Francesco Perna, Vittorio Testa, Antonio Mucciardi, Elvio Carugno, Umberto Vaccarella, Carmine Franco D’Abate, Paolo Verì, Michele Iorio, Gianfranco Vitagliano. L’inchiesta coordinata dal Procuratore della Repubblica di Campobasso, Fabio Papa, è stata aperta lo scorso anno ed ha riguardato il controllo dei bilanci degli ultimi tre anni dell’azienda saccarifera basso molisana. Non solo questo però. Come ricostruito nella nostra inchiesta,  la magistratura si è concentrata anche sulla vicenda della compravendita azionaria ed il passaggio delle quote di proprietà, dalla famiglia Tesi, la vecchia proprietà, alla famiglia Perna. Vicenda, questa, che ancora oggi presenta lati oscuri e non del tutto chiariti.ù

Stando alla nostra ricostruzione, la famiglia Perna acquistò le quote dello zuccherificio non con propri fondi, ma tramite luso di fondi regionali; grazie ad un macchinoso gioco di scatole cinesi, due società in particolare, entrambe operanti nel settore tessile, la SOLBA srl e la Moda 2 srl ed entrambe riconducibili alla famiglia Perna, hanno ricevuto la bellezza di un milione e mezzo di euro ciascuna di fondi pubblici per il rilancio delle attività produttive: esattamente la stessa somma di cui necessitava Remo Perna per acquistare le quote dello zuccherificio. E, infatti, dopo solo una settimana, le due società in questione, grazie alla solerzia del dirigente Carugno, trasferiscono ad una società della famiglia Perna l’intera somma, in modo da dimostrare l’effettiva presenza di liquidi nelle casse della famiglia. Ebbene, senza volersi atteggiare a professorini, noi lo avevamo già detto e scritto; essendo, però, in piena campagna elettorale, si è pensato bene di non creare scompiglio; i primi provvedimenti che solo in questi giorni stanno partendo, troppo tardi per tutto ciò che sta succedendo in questa regione e che l’Infiltrato vi sta svelando, fanno prevedere che gli sviluppi sulla storia ci saranno a breve. Questa la ricostruzione della vicenda, ora però si apre anche una questione politica: il Molise per i prossimi anni sarà governato dagli stessi personaggi che in questi anni hanno collezionato un numero impressionante di provvedimenti giudiziari e per i quali non basta l’azione del super avvocato Messere tesa a discolpare i politici locali; sono necessarie le prove e le prove sono nelle carte. Documenti che inchiodano alle loro responsabilità coloro che, forti del proprio potere, decidono chi deve avere e in che modo e chi invece deve essere fatto fuori. Un metodo collaudato che hanno riprodotto in merito alla ricostruzione post sisma. Vicenda che stiamo raccontando in queste settimane.

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