VACANZE NATALE 2010/ Scapoli, la patria delle zampogne

La fragranza dei dolci al miele e alle mandorle, il candore atteso della neve e le armonie penetranti delle zampogne: in Molise il suono del Natale è soprattutto quello dell’antico strumento che accompagnava i pastori nei loro spostamenti la cui tradizione è viva da secoli – tutto l’anno – a Scapoli (www.comunescapoli.is.it), paesino di nemmeno mille abitanti che si erge su uno sperone roccioso a ridosso delle Mainarde.

scapoliAngolo nascosto del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il piccolo centro della provincia isernina vanta una fama internazionale come patria delle zampogne: è uno dei pochi in Italia in cui ancora opera un numero ristretto di artigiani che mantengono in vita la tradizione e la fabbricazione dello strumento tramandandone le tecniche di costruzione alle generazioni future. Chi a luglio ha perso il mega raduno del Festival Internazionale della Zampogna – con suonatori di zampogne e cornamuse da tutto il mondo – e non vuole aspettare un altro anno, il periodo di Natale è più che mai indicato per una visita al borgo dove le nenie che preannunciano l’avvento del Messia aggiungono quel pizzico di fascino in più a una vacanza in una località di montagna di per sé affascinante.

Forse già conosciute da Sanniti e Romani, le zampogne compaiono per la prima volta negli scritti del biografo latino Svetonio della Roma imperiale. Prove storiche non ce ne sono, ma secondo una suggestiva leggenda già nel 55 a.C. Giulio Cesare, impegnato nella conquista della regione britannica, riuscì a sconfiggere i nemici grazie al suono stridulo dello strumento. Legato alla tradizione pastorizia, l’artigianato della zampogna è oggi raro e prezioso, soprattutto frutto di una ricca tradizione culturale. Ne sono consapevoli gli artigiani scapolesi, custodi dei segreti dello strumento: i materiali (legno di ulivo o di ciliegio, pelle di pecora o di capra e la canna) e le antiche tecniche.

Unico al mondo, merita una visita il Museo della Zampogna, aperto tutto l’anno, caratteristico in primis per il recupero architettonico della struttura, ospitata da palazzo Mancini che dall’alto domina tutto il paese con un panorama di monti che lascia senza parole. Dalla piazza del paese vi si arriva a piedi seguendo il cammino di ronda, una passeggiata panoramica lungo il perimetro della fortificazione longobarda che descrive il centro storico e dalla quale poter godere di una visuale d’eccezione sulla vallata del Volturno. Nei tre piani dell’edificio è possibile ammirare zampogne provenienti da ogni parte del mondo e prodotte in varie epoche accanto ad altri rari strumenti a fiato e a una vasta documentazione iconografica e letteraria. Tante anche le foto e peculiari la riproduzione di un’antica bottega artigiana e la cineteca dove poter guardare video sullo strumento e ascoltarne le melodie. Nel museo c’è inoltre una sala insonorizzata per l’accordatura delle zampogne che deve avvenire in assenza di eco.

Oltre al museo e al cammino di ronda tutto il vecchio nucleo del borgo, di impianto medievale, è interessante per visitatori e turisti, a cominciare dal Palazzo Marchesale dei Battiloro, con mura a strapiombo sulla roccia che costituiva le fondamenta del castello di Scapoli. Ricostruita dopo la seconda guerra mondiale, la chiesa di San Giorgio Martire reca ancora un portale laterale con rilievi e un’antica iscrizione. In località San Giovanni, a pochi metri dall’omonima cappella è possibile scorgere l’antica fonte dove fino agli anni ’70 le giovani scapolesi facevano la fila con le tine per prendere l’acqua. Dove invece un tempo sorgeva la chiesa di Sant’Antonio, rasa al suolo negli anni ’60, ora si erge il monumento dello Zampognaro, realizzato nel 1980.

Al tuffo nel folklore e nelle tradizioni d’altri tempi si può aggiungere una pausa culinaria niente male con le tante specialità della cucina molisana: al top insaccati e prodotti caseari ma non solo. Da assaggiare le zucchine alla Scapolese, piatto tipico legato alla raccolta delle olive e al Natale, e i tipici ravioli scapolesi (se piacciono, mettere in agenda la tradizionale “raviolata” di Carnevale).

 

Tratto da Ansa

 

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