TEATRO INFILTRATO/ La Compagnia C.A.S.T. di Isernia e i suoi “Piccoli Deliri”

Tenacia, buona volontà, passione. Questi sono gli ingredienti che hanno reso la C.A.S.T di Isernia un centro culturale propulsivo. La compagnia, diretta magistralmente da Salvatore Mincione Guarino, vanta un’esperienza alle spalle oramai consolidata: premi, riconoscimenti, festival, stages. Insomma, un centro che già da tempo rappresenta un punto di riferimento per quanti vogliono avvicinarsi al mondo del teatro.


Compagni_C.A.S.T._di_Isernia_-_Piccoli_DeliriLa Compagnia C.A.S.T., però, proprio che non vuole adagiarsi sui più che meritati riconoscimenti ottenuti negli anni passati. E continua a migliorarsi. La scorsa estate nasce un nuovo progetto, ampio, vasto, culturale: “perché non apriamo un piccolo spazio libero – si sono detti alcuni di loro – un piccolo teatro nel quale realizzare le nostre rassegne teatrali? Perché non fare anche cineforum a tema? Perché non regalare a Isernia un centro che risvegli dal torpore culturale?”. Probabilmente – visti anche i tempi che corrono – chiunque avrebbe pensato ad un’idea folle. Ma, d’altronde, Artistotele diceva: “Non esiste grande genio senza una dose di follia“.

E loro hanno dimostrato di essere tanto geniali quanto folli. Innanzitutto la Compagnia si è rinnovata nella sua organizzazione interna: nella direzione, accanto al regista Salvatore Mincione Guarino, sono entrati Giovanni Gazzanni, con la C.A.S.T. da sei anni, e Alessio Esposito, ventenne, che ha già dimostrato di essere all’altezza del ruolo e dei compagni. I tre, che oltre ad essere colleghi sono grandissimi amici, si sono armati di cazzuola e pennelli e, con un risicato budget potendo contare soltanto sulle loro personalissime forze, hanno ristrutturato un piccolo locale nel centro storico di Isernia. Ed ecco nascere pian piano, pennellata dopo pennellata, il “Proscenio”, lo spazio libero nel quale la Compagnia offre spettacoli, intrattenimento, musica, cineforum, divertimento, nel non facile compito di dare un contributo allo sviluppo culturale della città di Isernia (e non solo).

E anche questa volta i riconoscimenti non sono tardati ad arrivare. Ad ottobre è partita la prima rassegna, dedicata a Mario Scarpetta (con il quale lo stesso Mincione Guarino ha avuto l’onore di collaborare) nella quale si sono proposte commedie brillanti che hanno riscosso un successo considerevole; così come, d’altronde, è stato per il cineforum: la Compagnia, infatti, oltre agli spettacoli ogni sabato e domenica, offre una rassegna di film il venerdì (quella in corso è dedicata a Ingmar Bergman). E dopo la prima rassegna eccone subito una seconda che, tuttavia, è quasi giunta al termine. Dopo i monologhi delle settimane passate (“Piccoli deliri”, liberamente tratto dai monologhi minimali di Annibale Ruccello), la stagione teatrale prosegue con due commedie contemporanee scritte e dirette da Mincione Guarino: “Quase quase, ‘o faccio pure io” e “Na mugliera t’arruvina e ‘a morte te scumbina”.

Ma non è tutto: perno dell’attività della Compagnia continua ad essere la Scuola di teatro che non solo garantisce corsi di recitazione, ma permette anche di arricchire il proprio bagaglio artistico con incontri e seminari che in passato sono stati condotti da artisti del calibro di Michele Monetta, Mariano Rigillo, Franco Oppini, Ninì Salerno, Pamela Villoresi ed Ernesto Mahieux. E poi vari laboratori in giro per le scuole ed ora è stato avviato un corso teatrale anche nella Casa circondariale di Isernia. Insomma, l’intento dei ragazzi de “Il Proscenio” pare essere proprio quello di offrire uno spazio che sia da sprone per la terra molisana, troppo spesso dormiente e passiva ad ogni iniziativa culturale, uno spazio che sia un luogo di fermento, di pulsione culturale, un ribollire di attività.

Un obiettivo, questo, che lo stesso regista ci conferma: “qui non c’è una realtà culturale – ci dice Salvatore Mincione Guarino – questo è uno spazio nuovo per una città come Isernia. A Napoli e Roma centri di questo tipo sono attivi dagli anni ’70. Per questo abbiamo deciso di realizzare questo progetto”. Né tantomeno vogliono fermarsi qui: “vogliamo creare una continuità che qui manca: quasi tutte le compagnie realizzano uno spettacolo da portare poi nelle piazze in estate; noi invece vogliamo creare un centro culturale permanente. Siamo aperti a tutte le novità culturali di qualsiasi genere”.

Ma, affinchè questo accada, affinchè si realizzi quello che Mincione definisce un “circuito culturale”, è necessario anche il contributo delle istituzioni che, per ora, pare mancare: “noi, in un certo senso, vogliamo dare fastidio: noi oggi siamo presenti, ma se volessimo chiamare una compagnia da fuori e dunque offrire qualcosa di diverso al pubblico isernino, non potremmo farlo con le sole nostre forze”. Per il momento diversi uomini politici di primo piano hanno partecipato agli spettacoli, si sono complimentati con gli attori, hanno applaudito. Ma non basta: le istituzioni avrebbero il dovere di non far morire quell’impegno culturale che per troppo tempo è mancato ad una città come Isernia.

C’è da esser certi, però, che i ragazzi della C.A. S.T. continueranno a non fermarsi, sebbene queste difficoltà. L’impegno e la passione viscerale non glielo permetterebbero. Seneca diceva: “Continua ciò che hai cominciato e forse arriverai alla cima, o almeno arriverai in alto ad un punto che tu solo comprenderai non essere la cima”. I veri artisti, in effetti, non conoscono un punto d’arrivo. E c’è da giurarsi che loro sono veri artisti.

 

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