Tanti auguri Molise! Precario di 48 anni…

di Alessandro Corroppoli

Tanti auguri di buon compleanno al Molise che compie la tenera età di 48 anni. L’età giusta per questi tempi per essere precario è tagliato fuori dal mondo del lavoro e rimanere marginalizzato ai confini della società.  È  passato quasi mezzo secolo dal riconoscimento dell’autonomia regionale dal vicino Abruzzo e gli auguri del governatore sono quasi un dovere un obbligo istituzionale però sanno di beffa perché sanno vecchio perché son parole che cadono con l’inizio di una nuova legislatura (l’ennesima per il plurindagato Presidente Commissario) la quale, sommata alla crisi in atto, fanno tornare alla mente altre parole di un altro presidente, quello  degli industriali Edoardo Falcione che appena qualche giorno fa, disegnavano e coloravano un Molise totalmente diverso da quello che appare leggendo la nota inviata dalla Regione Molise.

Neve su Agnone, provincia di IserniaIl Governatore, come un novello Re Luigi Solello, parla di un Molise che 48 anni fa poté scrivereil proprio futuro attraverso progetti, iniziative e programmazioni a medio e lungo periodo. Una conquista che consentì di avviare uno sviluppo concreto e tangibile che elevò il tenore di vita di tutti, consentendo anche una maggiore professionalizzazione e crescita culturale attraverso specifiche iniziative, tra cui l’istituzione dell’Università degli Studi del Molise. Se si leggono i rapporti economici e sociali degli anni ‘60 si descrive un territorio, quello del basso Abruzzo, denominato Molise, molto povero, con grossi problemi infrastrutturali che sembra incapace di agganciare il fervore e la crescita che proprio in quel periodo interessava il resto del Paese. L’autonomia gradualmente cambiò tutto. Iniziammo, per merito di una classe politica intelligente e lungimirante, a crescere creando un benessere che progressivamente si diffuse su tutto il territorio – ed ancora – L’autonomia è stata per il Molise sinonimo di sviluppo e di miglioramento della vita, ma è stata anche una risposta forte per frenare, fino ad arrestare, lo spopolamento che aveva visto nel dopoguerra ogni centro della regione ridurre di almeno due terzi i propri residenti”.

Belle parole per comporre frasi di auguri e di autocelebrazione ma che tuttavia, se rapportate a quello che è lo scenario attuale regionale, assumono un retrogusto piuttosto amaro. A prova di ciò sono le linee programmatiche alla “volemose bene tutti tanto tra un po’ me ne torno a Roma” dello stesso Presidente. Buon propositi sul da farsi per rilanciare la Regione ma che, nella realtà, non vedono un solo settore funzionare: sanità, agricoltura e ambiente, senza tralasciare i trasporti e l’economia e il lavoro.

Ed ecco allora riecheggiare, nella mente, le parole dell’altro presidente, quello con la p minuscola però, quello degli industriali del Molise, Edoardo Falcione, con quel “Occorre un Molise diverso, che per uscire dalla crisi non addebitabile solo alle influenze esterne della finanza internazionale – deve avere il coraggio di analizzare le cause del processo di deindustrializzazione”, che andrebbe individuata nella gestione poco lungimirante di un modello di sviluppoconcentrato sulla politica e sui suoi costi” così come nella “presenza – sempre della politica – nella gestione di aziende che devono vivere di mercato, non di assistenza pubblica”.

Dunque auguri  Molise, auguri che coincidono con la fine di una campagna elettorale dove, a proposito di infrastrutture, si è rilanciata di nuovo la speranza, o meglio la concorrenza alla Salerno – Reggio Calabria, per la costruzione dell’autostrada del Solello mentre la realtà ci mette a disposizione manti stradali fatiscenti che lasciano a desiderare.

Un Molise che raggiunta l’autonomia, oggi a rischio con il federalismo da applicare, ha stoppato solo apparentemente lo spopolamento, perché i dati del rapporto Svimez ci dicono che la regione è al primo posto in classifica per l’emigrazione di laureati con il 27,8%, seguito da Abruzzo e Puglia. E se la speranza è sempre l’ultima a morire, sarà anche la prima a vedere quello che secondo i dati Istat del 2010 dovrebbe essere un vero e proprio record: il Molise è l’unica regione d’Italia ad avere lo stesso numero di abitanti dal 1861 ad oggi.

Ed ecco allora le parole del Presidente Iorio, sul cui territorio non tramonta mai un’inchiesta a suo carico, illuminare tutti i molisani:Oggi più che mai dunque siamo chiamati come molisani, anche quelli che vivono all’estero, a rinvigorire la nostra identità e a trovare nella nostra storia, nelle nostre tradizioni e nell’amore che ci lega all’ambiente incontaminato in cui abbiamo la fortuna di vivere, la forza per uscire più dinamici e più operosi di prima da questa crisi Potremmo così dare ai nostri giovani le basi per continuare a vivere nei borghi in cui sono nati, per migliorarli e rendergli fruibili ad un pubblico più grande, realizzando così una prospettiva nuova e interessante su cui basare il domani”.

Se questi sono gli auguri di chi ha governato incontrastato per oltre un decennio crediamo che ai molisani non resti che farsi gli scongiuri per il prossimo imminente anno.

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