SPENDING REVIEW/ Due pesi e due misure: muore la provincia di Isernia

Saranno le regioni a scegliere come riorganizzare il proprio territorio in materia di autonomia provinciale. Nel Molise questo non avverrà perché, come regione di serie B insieme a Umbria e Basilicata, la decisione l’ha presa direttamente il governo: via Isernia, Matera e Terni senza possibilità di appello alcuno. Il presidente nazionale dell’Upi parla di diminuzioni dei servizi ai cittadini: a rischio le scuole materia di competenza proprio degli enti riordinati.

di Viviana Pizzi

provincia_isernia_muore_spendingHanno manifestato sotto il palazzo di Via Berta, c’erano il presidente della Regione Michele Iorio e quello interessato Luigi Mazzuto. Contro il taglio della Provincia di Isernia era intervenuto anche il senatore del gruppo misto Giuseppe Astore. Non è bastato il gesto di Mazzuto di consegnare i vessilli a Napolitano. Dopo quarantadue anni dalla sua istituzione (1970) la provincia di Isernia muore.

Il governo, nell’attuazione della spending review, è stato chiaro: nessun salvataggio per Isernia, Terni e Matera.

Quale effetto immediato scaturisce da questa decisione? Che il Molise, insieme alla Basilicata e all’Umbria,  diventerà una regione a provincia unica. L’ente della provincia di Campobasso coinciderà, come territorio – e così Perugia e Potenza – a quello della stessa Regione. Un doppione uguale a quello già presente nella regione a Statuto Speciale della Valle d’Aosta.

Ma come spesso accade vengono usati due pesi e due misure. Per regioni piccole come il Molise ha deciso direttamente il governo. In altre realtà, invece, a scegliere saranno le stesse Regioni.

La legge parla chiaro: con una proroga dei termini di scadenza le Regioni dovranno rispettare i parametri di popolazione e territorio (350 mila abitanti e 2.500 chilometri quadrati) e la volontà di spostamento dei Comuni da una provincia all’altra. Rete scolastica e gestione dell’edilizia saranno di competenza delle stesse. Cento milioni di euro perderanno dal fondo per i rimborsi fiscali alle imprese. Insomma i poteri delle province verranno limitati.

Ma per Isernia e il suo territorio tutto questo cosa potrebbe significare? Di sicuro non prospettive rosee dal punto di vista occupazionale.  E nemmeno da quello dei servizi..

Molto critico sui tagli alle province è il presidente dell’Upi Giuseppe Castiglione: Sono a rischio i servizi ai cittadini, a partire dalla scuola. Ci appelliamo al governo perché intervenga per trovare soluzioni che allentino la stretta. Se così non sarà, le amministrazioni andranno in dissesto“.

Tutto questo si riverserà sul territorio locale, già gravato da situazioni difficili relative all’edilizia scolastica. Basti pensare alla scuola media di Venafro, dove un anno fa crollò il solaio a causa di inefficienze strutturali.

Il Molise a provincia unica partirà non appena sarà completata la procedura di scioglimento del carrozzone isernino. La Prefettura non ci sarà più. La Questura verrà ridotta a commissariato così come il comando provinciale dei carabinieri sarà ridotto a una mera stazione di paese. Insomma Isernia tornerà ad essere un paesone così come lo è Termoli. Con gli stessi uffici pubblici e con meno politici al comando. Se questo è un bene o un male lo giudicheranno i posteri. Di certo si perderanno posti di lavoro ma non si sa ancora quali saranno le vere ricadute sul territorio.

Quello che lascia stupiti è questo: Molise, Umbria e Basilicata non avranno potere decisionale sulle loro province, le altre regioni sì.

Un esempio: Isernia l’ha uccisa il governo mentre Napoli può salvare Benevento. E in Emilia Romagna sono già previste le istituzioni della provincia unica di Romagna (Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini) e quella del buongusto basata su itinerari turistici e gastronomici (Parma Piacenza Modena e Reggio Emilia).

Tutto ancora da vedere quindi per le regioni autonome di decidere. Per il Molise il destino è segnato. Da un governo che si dimentica di questo territorio e attua la politica del : due pesi e due misure.

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