SPECIALE PRIMARIE/ Si può fare

di Pasquale Di Bello

E’ Paolo Di Laura Frattura il vincitore delle primarie molisane e sarà quindi lui lo sfidante di Michele Iorio alle prossime regionali del 16 e 17 ottobre. Buoni i risultati di Michele Petraroia e Massimo Romano, due dei cinque candidati, pessime quelle di Nicola D’Ascanio (ex presidente della Provincia di Campobasso) e di Antonio D’Ambrosio (ex presidente del Pd). Frattura prevale soprattutto nei grandi centri: Campobasso, Isernia e Termoli, Venafro. Da oggi, riflettori nazionali puntati sul Molise, dove Silvio Berlusconi ha già fatto sapere che scenderà a cercare un riscatto politico. Da tenere d’occhio anche i movimenti di Antonio Di Pietro, che in Molise potrebbe tornare a fare sintesi col centrosinistra.

Paolo FratturaLe primarie del Centrosinistra si sono concluse con la vittoria di Paolo Di Laura Frattura. Sono andate com’era prevedibile che andassero (la tendenza era palpabile) a dispetto dei turnisti dello sfascio, dei gufi e dei guastatori dietro le linee. Ha vinto Frattura, ma prima di lui ha vinto la democrazia: le stime della nottata danno una partecipazione popolare attestata attorno alle 15mila unità. Oltre quindicimila (forse diciassettemila) cristiani che in una torrida domenica di settembre, scampolo di un’estate politica al calor bianco, hanno deciso chi per il centrosinistra dovrà sfidare il governatore uscente, Michele Iorio, capo indiscusso del centrodestra. Toccherà quindi a Paolo di Laura Frattura, prevalso con una larga affermazione personale,  che lancerà la sfida grazie ad una legittimazione popolare forte.

Ottime anche le affermazioni di Michele Petraroia e Massimo Romano, deludente invece il risultato dell’ex presidente della Provincia di Campobasso, Nicola D’Ascanio, e dell’ex presidente del Pd, Antonio D’Ambrosio. A Petraroia e Romano gli elettori hanno riconosciuto, premiandoli, cinque anni di opposizione tenace e puntuale in Consiglio regionale. A Nicola D’Ascanio, invece, hanno presentato il conto di una politica egocentrica, a tratti sprezzante, incapace di fare squadra e sintesi. Il buon Antonio D’Ambrosio, un galantuomo in ogni senso, ha pagato l’assenza prolungata dall’agone politico.

Da oggi, quindi, si volta pagina, si fa sul serio e, principalmente, si fa squadra. Si può fare, come dice lo slogan di Frattura. Non si gioca più alle elezioni, ma si corre per battere Michele Iorio. In primo luogo c’è’ da buttarsi immediatamente alle spalle la commedia, a tratti ridicola, alla quale abbiamo assistito in questo mese e mezzo di schermaglie, quella che secondo l’abito mentale di certa sinistra ha fatto più volte gridare, in nome di una identità tanto poco innervata nella realtà molisana quanto abbondantemente deleteria, alla spaccatura, alla scissione, alla fuga in solitaria e, ci sentiremmo d’aggiungere, al salto nel precipizio. Un suicidio al quale taluni stanno ancora pensando, e in particolar modo i compagni di Rifondazione comunista che per oggi hanno già convocato l’Assemblea permanente (sic!) della sinistra molisana “per discutere e decidere rispetto al seguente tema: situazione politica regionale alla luce dell’esito delle primarie”. Ad urne ancora aperte, quindi, una parte tanto rumorosa quanto minoritaria della sinistra si è auto convocata per decidere e discutere non alla luce, ma al buio delle primarie. Il messaggio è chiaro, oltre che telefonato in anticipo, senza aspettarlo quell’esito delle primarie: o va come diciamo noi, o va tutto per aria. Se fosse, se la sinistra si spaccasse, sarebbe un vero salto nel vuoto.

E invece oggi, per tutti, vale una sola parola d’ordine: unità! E vale anche per coloro che alle primarie non hanno preso parte, primo tra tutti l’onorevole Di Pietro che s’è limitato a fare l’osservatore dalla masseria. E’ venuto anche per lui, spesso accusato, e non a caso, di eccessiva benevolenza nei confronti del governatore della Regione Molise, il momento della chiarezza. A parte un paragone, infelice quanto inutile, tra Michele Iorio e Totò Riina, Di Pietro s’è limitato al folklore, cosa che gli riesce molto bene, e ad un’opposizione da masseria, fatta cioè col badile. Ora, anche per lui, il tempo dei minuetti è finito. Dovrà immediatamente sciogliere ogni riserva e dire a chiare lettere da quale parte si colloca: da quella del problema o da quella della sua soluzione. Dalla parte di Iorio, qualora decidesse di correre in proprio, o da quella di Frattura e dell’unità del centrosinistra.

Parliamoci chiaro, le elezioni molisane del 16 e 17 ottobre prossimi non solo rappresentano un referendum pro o contro il governatore uscente ma anche uno spartiacque definitivo tra chi sta con la conservazione (leggi alla voce Iorio) o chi ha deciso per l’avvio di una stagione di rinnovamento. Restando alla politica delle semplificazioni, l’attuale distinzione non è tra sinistra e destra, ma tra chi decide di andare avanti e chi vuole ostinatamente fare macchina indietro.

In tal senso va letta l’affermazione di Paolo Di Laura Frattura, come un segnale dato anche da molti cittadini della sinistra doc alla politica. Basta con le battaglie di retroguardia, è ora di guardare avanti, e l’orizzonte si farà tanto più ampio quanto più la sintesi e il punto di fusione tra forze politiche, movimenti, persone di buona volontà sarà rapido e trasversale. Al Molise non occorre un governo qualsiasi, ma un esecutivo di salute pubblica che dia corso ad una politica di solidarietà regionale. Come in un tempo tragico, quello della lotta al terrorismo, le forze politiche nazionali seppero coagularsi in una battaglia campale, anche oggi, le forze regionali, dovranno trovare il coraggio di superare barriere e preconcetti ed erigersi a muro in difesa degli interessi dei cittadini molisani. Che sono innanzitutto interessi alla liberazione da un giogo politico-affaristico che ha reso il Molise una delle regioni moralmente più arretrate d’Italia e dell’Italia del dopoguerra. Lo stupido paragone fatto da Di Pietro, quello dello Iorio-Riina, è solo una trovata pubblicitaria di cattivo gusto. Ciò detto è innegabile che in Molise si sia radicata in questi anni una mafia bianca, che non spara fuori, ma dentro. Che non fa morti, ma macelleria sociale. Un sistema che commette crimini non codificati dal codice penale, e che pertanto non possono essere puniti che sul piano politico. Perché è un crimine gravissimo uccidere ogni giorno la dignità dei cittadini, stabilendo che solo la sottomissione al boss politico e alle sue appendici territoriali possa diventare la strada per un lavoro, una carriera, un futuro, una speranza.

E invece è l’ora di fare rinascere un nuovo Molise. Servono uomini e donne, di ogni provenienza, che possano tenere sulle labbra le parole di Bartolomeo Vanzetti (sì, l’anarchico, proprio lui): “Voglio un tetto per ogni famiglia, del pane per ogni bocca, educazione per ogni cuore, luce per ogni intelligenza”. La forza di queste parole, semplici, lineari, trova nella propria ansia di giustizia e di libertà, una sua cittadinanza ideale nel Molise degli scandali impuniti (leggete a proposito domani l’inchiesta scritta a quattro mani dal sottoscritto e dall’ottimo Michele Mignogna), della strafottenza nella gestione dei soldi pubblici, dell’arroganza nei rapporti tra cittadino e istituzioni, del trionfo della plebe abituata al baciamano e al battitacchi, della mediocrità elevata a sistema, dell’intimidazione ai non allineati alla vulgata salmodiante che tesse lodi al sistema Molise, a chi si ribella al comando delle mezzemaniche che pullulano come metastasi in tutti blocchi sociali e in tutte le categorie.

E’ ora di girare pagina, e si può fare. In nome e per conto del Molise, ma soprattutto in nome e per conto dell’Italia. Il governo nazionale, e il premier in persona, guardano al piccolo Molise come ad un’occasione di riscatto, ad un balsamo da stendere sulle bruciature di primavera (amministrative e referendum). Nelle prossime settimane tutti i big della politica nazionale scenderanno in terra sannita per investire gli ultimi gettoni a loro disposizione. In Molise la roulette sta girando e oltre che a Michele Iorio l’avviso di sfratto potrebbe essere consegnato anche a Silvio Berlusconi. Si può e si deve fare.

 

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