SEVEL VALDISANGRO/ Vince Marchionne: la Corte d’appello dell’Aquila conferma i licenziamenti dei lavoratori termolesi

Costantino Manes e Flavia Murolo rimarranno fuori dai cancelli dell’azienda metalmeccanica affiliata Fiat e non avranno diritto al risarcimento danni pari a sei mensilità. Ribaltata completamente la sentenza del Tribunale di Lanciano del gennaio scorso che li aveva riammessi nell’organico della fabbrica. I lavoratori sono delusi e sconcertati. Forse ricorreranno in Cassazione.

di Viviana Pizzi

sevel_valdisangro_vince_la_fiatSi ritorna al medioevo: ai licenziamenti arbitrari e al non rispetto delle condizioni di vita dei lavoratori. Nella giornata di oggi la Corte d’appello dell’Aquila ha stabilito, ribaltando la sentenza del 12 gennaio del Tribunale di Lanciano, che i due ormai ex lavoratori dello stabilimento metalmeccanico della Sevel Valdisangro Costantino Manes e Flavia Murolo non vanno reintegrati in azienda: confermato quindi il licenziamento stabilito dalla fabbrica affiliata alla Fiat stabilito tra il 2007 e il 2008.

I giudici dell’Aquila hanno ritenuto fondato il motivo d’appello dell’azienda. Che aveva sottolineato di non poter riassumere i due lavoratori termolesi. In aula gli avvocati hanno ribadito, convincendo i giudici e magari mettendoli anche davanti a scelte difficili e dolorose: “se riconoscerete il diritto dei due lavoratori a rientrare in azienda dovremo licenziarne altri”. Un tono che di sicuro ha messo pressione sui giudici che non si sono sentiti di confermare la sentenza di Lanciano.

Ma quali sono gli effetti del dispositivo della Corte d’appello di L’Aquila? Non solo viene ripristinata la decisione dell’azienda ma vengono anche meno i diritti che Manes e Murolo avevano acquisito tramite la sentenza di Flavia Grilli. Tra questi il diritto al risarcimento danni pari a sei mensilità dall’ultima retribuzione ottenuta.

Il lavoro che il giudice di Lanciano aveva ripristinato era a tempo indeterminato. Ora i due metalmeccanici molisani, indipendenti da ogni legame con qualsiasi sindacato, si ritrovano nuovamente fuori dai cancelli dello stabilimento. Con un futuro da ricostruire e famiglie da sfamare.

I due operai hanno accolto con l’amaro in bocca la decisione dei giudici. La delusione nella voce di Costantino Manes, da noi raggiunto telefonicamente era davvero palpabile.  Ci aveva sperato fino alla fine di poter tornare a lavoro e di riuscire finalmente a mantenere le sue figlie con serenità.

“Non è andata bene – ha commentato telefonicamente – siamo di nuovo fuori dalla fabbrica. La Corte d’appello ha capovolto la sentenza del Tribunale di Lanciano. Siamo davvero delusi, ci abbiamo davvero creduto”.

Costantino Manes e Flavia Murolo hanno seguito di persona insieme ai loro avvocati l’esito dell’udienza nelle aule del Tribunale aquilano. Ora le speranze di veder ripristinati i loro diritti di lavoratori si assottigliano. A livello giudiziario l’unica cosa da fare resta il ricorso alla Corte di Cassazione. Ma i due, prima di agire, vogliono del tempo per riflettere. Ancora qualche giorno per metabolizzare la delusione e lo sconcerto e decidere la strada da intraprendere.

Ma noi dell’Infiltrato ci facciamo sempre delle domande. A questa sarà un po’ difficile rispondere. Quanto può aver influito la dichiarazione di Marchionne sulla crisi del settore auto con la decisione di tenere fuori dalla Sevel Costantino Manes e Flavia Murolo?  Non siamo di sicuro nella testa dei giudici ma possiamo immaginare che non si siano voluti sentire responsabili della chiusura di uno stabilimento e di mettere in mezzo alla strada cento operai. Che in caso di serrata hanno anche difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro. Ma cosa ha detto Marchionne nei giorni scorsi da incutere tanto terrore nel mondo delle auto italiane? Ha semplicemente dichiarato che, in caso la domanda di automobili continui a diminuire, uno degli stabilimenti Fiat in Italia è di troppo. Incalzato dai giornalisti economici nazionali ha anche ammesso di sapere che all’estero (soprattutto in Cina) ci sono meno diritti sindacali e paghe più basse. Condizione che permetterebbe a Sergio Marchionne di continuare a produrre spendendo meno.

E il numero uno Fiat, in un territorio dove ogni sua decisione viene ribaltata dai giudici, cosa ci sta a fare? Alza i tacchi e se ne va.

Con molta probabilità quindi, per difendere i diritti della maggioranza (tutti i lavoratori di uno stabilimento) potrebbero essere stati sacrificati quelli di due operai (Costantino Manes e Flavia Murolo) che però avevano lo stesso diritto degli altri cento, di guadagnarsi il pane. Ora non sappiamo quale sarà lo stabilimento che Marchionne potrebbe chiudere.  Potrebbe non essere quello abruzzese legato a Fiat come potrebbe non essere Termoli. Ma nell’incertezza, avranno forse pensato i magistrati, meglio non accanirsi troppo contro le decisioni aziendali.

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