SCENARIO MOLISE/ Leggi vergogna e sottobosco politico: quando gli opposti si attraggono in nome del Partito Unico

Nonostante le elezioni amministrative siano alle porte – domenica 6 maggio si vota in ventuno comuni molisani siamo costretti a parlare di proposte di leggi vergogna, approvate in sordina per prendere tempo e lavorare a quel Partito Unico Regionale cui in troppi aspirano, e di quegli opposti che si attraggono. E se Antonio Di Pietro, leader Idv, ha presentato un’interrogazione alla Camera in merito alla legge golpe (Massimo Romano dixit) c’è chi sta organizzando il dopo Iorio. Che potrebbe arrivare subito dopo la sentenza del Tar del 17 maggio: se le elezioni venissero annullate qualcuno potrebbe guidare la Regione, grazie a quella legge golpe, fino alla primavera del 2013. E potrebbe anche non essere Michele Iorio. Allora chi?

di Alessandro Corroppoli Twitter.com/AlexCorroppoli

partito_unico_regionaleIn quest’ottica tuttavia, già da qualche mese i più temerari dei consiglieri seduti a Palazzo Muffa si stanno muovendo. Due gli uomini più significativi. Massimo Romano per il centrosinistra e Gianfranco Vitagliano per il centrodestra. I due hanno un minimo comun denominatore che li lega, Michele Iorio, e un massimo comun denominatore che li separa ma allo stesso tempo li unisce: la presa del potere, ovvero la Presidenza della Regione Molise.

Come per magia, quasi come un tacito accordo preso in precedenza, i due si sono trovati a parlare e a concordare sulle legittime ambizioni nel giro di poche ore. Se per il Picconatore di Bojano è bastato salire sul palco del 1° maggio a Campobasso per rivendicare con orgoglio il suo non essere parte del minestrone politico regionale, il Cabarettista Programmato ha parlato attraverso i propri canali informativi rivendicando per sè la guida della regione Molise nel caso il 17 Maggio le elezioni venissero annullate e se fosse stata approvata in prima commissione la proposta di legge regionale n. 30 “Ulteriori misure urgenti per l’adeguamento amministrativo –istituzionale dell’ordinamento regionale” (Riccardo Tamburro, Lucio De Bernardo e D’Aimmo) che potrebbe far slittare le prossime elezioni di otto mesi rispetto alla data dell’eventuale annullamento.

Proposta di legge approvata nel pomeriggio di ieri quando con il voto contrario dei rappresentanti dell’opposizione (Frattura, Leva e Romano) la maggioranza di governo, con la felicità pilatesca di ampie parti dell’opposizione, si è assicurata comunque altri 8 mesi di stipendio in barba a agli articoli 117, 122, 123 e 126 della Costituzione e, regalando  di fatto un altro anno di campagna elettorale ai propri cittadini.

Ma torniamo ai due infatuati dell’ultima ora. Massimo Romano dal suo palco del 1° Maggio a Campobasso non fa sconti a nessuno: attacca il governo regionale, i propri colleghi della minoranza e ne ha anche per le parti sociali (i sindacati) per lo stato disastroso in cui versa la regione. Rivendica con orgoglio le proprie battaglie e lascia intendere ai più, pochi i presenti all’evento, che la sua prossima candidatura non sarà come semplice consigliere ma come candidato Presidente. Ambizione legittima. Ma la domanda è: con chi? Certo sarebbe quantomeno folle rinunciare a chi è riuscito, nell’ultima tornata elettorale, ad arrivare  ad un passo dalla vittoria (che, nel caso le elezioni venissero annullate, potrebbe essere sfuggita perché la controparte ha giocato sporco). Ed allora Romano con chi tenterà la fuga verso per la vittoria? Proviamo a mettere assieme i pezzi del puzzle.

Un tassello importante è la figura di Filippo Monaco consigliere di Sel. Il termolese è stato praticamente scaricato dal partito che rappresenta a Palazzo Muffa dopo le sue dichiarazioni in merito alla rinuncia del riconteggio elettorale e all’impostazione del ricorso tutto. Chiare furono le parole del segretario regionale di Sel, Candido Paglione, in difesa di Paolo Frattura e del suo operato.

Tutte le ultime iniziative hanno visto i due, Romano e Monaco, spalleggiarsi e difendersi come, ad esempio, in occasione nell’ultimo consiglio regionale quando è stata approvata l’agenzia regionale del post sisma. Monaco, Romano e altri, tra cui Felice Di Donato l’alternativ@, si sono smarcati dalla proposta della maggioranza del centrosinistra firmata da Frattura, Pd e Idv.

In aggiunta a questo, un indizio: il banchetto dei fan di Grillo (raccolta firme per la legge di iniziativa popolare Quorum Zero) a Termoli dello scorso fine settimana ha visto l’assidua presenza di uomini di Monaco sotto il gazebo allestito in piazza Monumento.

Ricapitolando: Massimo Romano punterebbe dritto alla guida della Regione Molise, con un’alleanza che andrebbe da Filippo Monaco al Movimento 5 Stelle passando per Felice Di Donato anche se, ad oggi, il passaggio fondamentale è raggiungere un ottimo risultato con Ennio Mazzocco ad Isernia. Infatti se l’avvocato dovesse sfiorare una percentuale di voto tra il 5 e l’8%  non solo diverrebbe fondamentale in un eventuale secondo turno ma soprattutto potrebbe essere il capolista nella circoscrizione pentra nelle future elezioni regionali.

Elezioni regionali che il centrodestra vuole assolutamente evitare tanto da approvare in tutta fretta la legge n. 30 Ulteriori misure urgenti per l’adeguamento amministrativo –istituzionale dell’ordinamento regionale” la quale prevede come detto, nel caso di annullamento, in sostanza, un commissariamento di 8 mesi. Commissariamento che a differenza di ciò che è accaduto a livello nazionale, dove alla guida è stato chiamato un gruppo di tecnici, in Molise vedrebbe sì la caduta dell’inattendibile governatore ma non la salita nello scranno principale di un tecnico di un esterno, di un uomo che mai ha avuto a che  a fare con gli attuali amministratori o, come sarebbe giusto, di un uomo eletto dal popolo.

No, l’uomo della provvidenza stando ai rumours sarebbe quel Gianfranco Vitagliano, alias il Cabarettista Programmato, che in barba a tutte le leggi democratiche attraverso accordi trasversali dovrebbe traghettare l’ente regione verso nuove future elezioni.

Per l’assessore alla programmazione sarebbe una rivalsa dal sapore più che dolce. Infatti solo poche settimane fa è uscito sconfitto e schiaffeggiato dal primo (e ultimo) congresso del Pdl. Isolato all’interno dello stesso, impossibilitato ad affrontare ora una competizione elettorale, pare stia lavorando alacremente affinché sia lui il “tecnico” regionale.

Se questo nuovo gioco di prestigio riuscisse, con la complicità di una parte della pseudo opposizione politica e sociale (l’assessore è molto apprezzato in ambienti vicino al centrosinistra) per i molisani sarebbe una ennesima beffa perché non si capirebbe quali potrebbero essere le differenze con l’attuale gestione: da oltre 10 anni amministratore della cosa e del patrimonio economico pubblico, indagato e inquisito nei maggiori scandali regionali (Zuccherificio, Turbogas, Cosib), colpevole del disastro sanitario ecc.. Un copia incolla dell’attuale direzione regionale con responsabilità sotto alcuni aspetti ancor maggiori rispetto al governatore stesso.

Ma ci chiediamo anche, prendendo spunto da un vecchio spot pubblicitario: “Dove c’è Barilla c’è casa”, quanti consiglieri di maggioranza e opposizione vorrebbero davvero tornare alle urne? E a quanti invece farebbe piacere una soluzione atipica e anomala?

Pochi, perché davvero in pochi vogliono un cambiamento radicale della conduzione amministrativa regionale e perché, anche se non siede ufficialmente tra i bachi del consiglio regionale, il Pur (Partito Unico Regionale) ha molti iscritti.

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