SCENARIO MOLISE/ Iorio, i filistei, il figlio dimenticato e la piazza vuota

“Incredibile, la minoranza presenta un atto così grave e dirimente per il prosieguo della legislatura  e poi lo si nasconde tra le pieghe di un’agenda qualsiasi. Si parla prima di questo poi di tutto il resto”. Così Michele Iorio mercoledì 11 aprile prima di capovolgere la scaletta dell’ordine del giorno nell’ultimo consiglio regionale. Una mozione respinta con 10 voti favorevoli, 16 contrari e un astenuto (egli stesso). Un esito tanto scontato che la provocazione dell’inattendibile governatore lascia quantomeno perplessi. A quale opposizione si riferiva il Rais regionale quando in aula esclama: “Se avete i numeri mandatemi a casa”?

di Alessandro CorroppoliTwitter.com/AlexCorroppoli                      Foto di Fabrizio Ryo

municipio_campobassoIl day after è stato tutto uno stendere di tappeti rossi sulla forza del Re Solello Iorio e della sua maggioranza. Uno sventolare di bandiere per una partita che nessuno dei contendenti voleva giocare. Perché se è vero che l’opposizione di centrosinistra fa inserire la mozione di sfiducia solo al 21° punto dell’ordine giorno, è altrettanto vero che in condizioni normali Michele Iorio mai e poi mai avrebbe stravolto la scaletta per discutere un atto il cui esito non era scontato, di più!

Michele Iorio, il suo gesto, le sue parole e le sue provocazioni più che a Frattura e ai suoi spazzini senza scope del centrosinistra, erano riferite all’opposizione interna del centrodestra. Non diciamo nulla di nuovo quando, ancora una volta, sottolineiamo le crepe profonde che stanno lacerando il Pdl: nessuno cadrà dalla propria sedia se rimarchiamo e ricordiamo che una parte della maggioranza, guidata da Gianfranco Vitagliano e Filoteo Di Sandro, non vedono l’ora di fare le scarpe a Michele Iorio. Ed allora la mozione di sfiducia è si un atto dovuto ma anche un atto cornuto perché Iorio verrà cornificato, politicamente, dal 18 maggio in poi.

L’inattendibile governatore ha pesato le reali intenzioni dei suoi e in particolare di quegli uomini che solo qualche settimana fa hanno più volte messo in discussione la sua leadership: lo smacco sull’affaire Cosib, risoltosi a favore di uomini politici vicini al Cabarettista Programmato Vitagliano – si veda Luigi Mascio sindaco di Portocannone – e la crescita vertiginosa all’interno del partito stesso dell’assessore alla sanità Di Sandro, tanto che molti iniziano a vociferare di una sua probabile candidatura per il dopo Iorio, e last but not least la nascita di Futuro e Libertà (Fli), partorito quasi per intero da fuoriusciti del Pdl riconducibili all’assessore regionale alla programmazione Vitagliano.

Un’opposizione trasversale che più volte abbiamo definito il Pur (partito unico regionale) il quale,  prende corpo anche nella patetica difesa/replica perpetrata da Gianfranco Vitagliano in aula: “ Ma ditemi chi di voi – riferendosi all’opposizione ufficiale – può dire di non aver chiesto mai nulla per sé?”.

Un passaggio di craxiana memoria, fatto in piena bufera tangentopoli, a cui replichiamo parafrasando Pasolini: noi sappiamo i nomi, sappiamo cosa hanno chiesto ma non ne abbiamo le prove (le troveremo). Compagno Gianfry, faccia i nomi e li documenti lei che può. È ora di farli questi nomi, i cittadini molisani debbono sapere.

A contorno della discussione in aula facciamo alcune riflessioni. La prima inerente ad un passaggio di Michele Iorio in sede di consiglio. Il governatore disconosce il figlio Luca non citandolo nel memorabile passaggio sul nepotismo: “ Io detesto il familismo e non lo pratico. Due dei miei figli hanno scelto di lavorare fuori […]” e via discorrendo con la stesura del curricula. Ma Luca se lo è dimenticato? Luca Iorio leader di Progetto Molise e nuovo luminare della medicina a comando molisana? Non è suo figlio anch’egli? Saranno i primi sintomi dell’Alzheimer.

La seconda riguarda il centrosinistra. L’autoreferenzialità con cui lavorano i paladini del futuro (sic!) molisano è imbarazzante. Non cavalcare l’onda giudiziaria che ha colpito il Presidente Iorio e parte della sua giunta è da dilettanti allo sbaraglio. Non aver creato massa critica, un’ opinione diffusa tra i molisani che il Presidente Iorio doveva –deve- dimettersi è un’arma a doppio taglio con due dati inconfutabili: la paura di perdere la poltrona su cui seggono e la distanza abissale che li separa dai cittadini. Il loro chiudersi nel Palazzo ha un solo significato: l’incubo di trovare la piazza vuota.

Ecco allora che l’atto dovuto dall’opposizione di centrosinistra ha permesso al Presidente Iorio di stabilire una pace armata all’interno della sua maggioranza, anche se ad orologeria, pronta ad esplodere in tutta la sua forza dirompente il prossimo 17 maggio, quando a prescindere dal pronunciamento del Tar terminerà un’era, l’era di Michele Iorio e dei suoi filistei.

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