SCENARIO/ Il Pd molisano ha già deciso: “Un patto di legislatura anche con l’Udc”

Quando nella tarda serata di venerdì Danilo Leva, segretario del Pd molisano, manda alle agenzie la sintesi del suo intervento pronunciato durante l’assemblea regionale del Partito Democratico le parole vergate sono dure e chiare ma anche vuote di costrutto. Son passate la bellezza di 96 ore e nessuna reazione è stata registrata da tutti coloro definiti il nulla.

di Alessandro Corroppoli

casini_bersani_elezioni_2013Il segretario molisano del partito Democratico, Danilo Leva, non le manda a dire anzi è molto più che diretto con i suoi pseudo alleati: “Senza il Pd c’è il nulla se non qualunquismo e populismo”. E ancora: “Le primarie sono il terreno su cui realizzare l’unità del centrosinistra che sigla poi un patto di legislatura anche con i moderati dell’Udc”.

Un po’ meno chiaro, anzi del tutto astratto e per nulla concreto nella ricetta con cui affrontare e tentar di risolvere i problemi del paese e del Molise in particolare.  Detto questo potremmo anche chiudere qua lo spazio democratico ma, volendo leggere tra le righe, si sollevano due questioni non di poca importanza. Il primo inerente la leadership della futura coalizione del centrosinistra e il secondo in merito alla centralizzazione del ruolo del Partito Democratico.

Quando il Presidente di ritorno Roberto Ruta (con avallo dello stesso Leva) lo scorso anno, nel bel mezzo della campagna elettorale per le consultazioni provinciali, lanciava il nome di Paolo Di Laura Frattura quale leader della futura coalizione in molti all’interno del Pd  si scandalizzarono e in un primo tempo presero le distanze. Distanze che col passare dei giorni andarono a diminuire tanto da ottenere alle elezioni primarie una vittoria schiacciante e  alle successive consultazioni regionali un successo personale grazie al quale ancora adesso si è tutti in attesa del risultato finale.

A quanto pare, oggi, l’idillio sembra essere arrivato al capolinea. A dire il vero i primi screzi ci son stati quando l’architetto campobassano rifiutò la tessera democratica lo stesso giorno in cui gli Alternativ@ Roberto Ruta, Annamaria Macchiarola e Piero Neri rientrarono nella casa materna. Altro momento di scontro ci fu quando nello scorso febbraio il gruppo Pd in consiglio regionale si rifiutò di votare la richiesta di dimissioni  all’assessore alla programmazione Gianfranco Vitagliano in merito all’affaire zuccherificio.

Gli scricchiolii sono continuati durante tutta la primavera/estate, soprattutto con la diversa strategia da adottare in caso di nuove elezioni: Frattura vede un’apertura verso i moderati in maniera più complicata mentre Danilo Leva  è decisamente netto nell’affermare e rivendicare anche come strategia nazionale l’alleanza con l’Udc. Così come è diversa la posizione dei due sul versante sinistro della coalizione. Versante che comprende oltre i residui di quella che fu la sinistra anche l’Italia dei Valori di Tonino Di Pietro.

La distanza tangibile su questo fronte la si è avuta la scorsa settimana quando dinanzi ai cancelli della Fiat Power Train di Termoli il comitato promotore (Prc, Pdci, Idv e Fiom) accompagnati da Frattura sponsorizzavano i due requisiti referendari in materia di lavoro. Il Pd era (ed è) il grande assente. Ed è così che si arriva al testamento di Leva: “Senza il Pd c’è il nulla se non qualunquismo e populismo”. A cui aggiunge: “Le primarie sono il terreno su cui realizzare l’unità del centrosinistra che sigla poi un patto di legislatura anche con i moderati dell’Udc”

Evidentemente l’entourage democratico non è ancora riuscito a mandar giù la polpetta avvelenata del gran rifiuto di Frattura ad entrare nel partito e il richiamo delle primarie altro non sono che il tentativo politico di parcheggiare l’attuale leader del centrosinistra.

Lo stratega Leva è sicuro della vittoria, che verrebbe garantita non dall’uomo ma dall’allargamento della coalizione verso il centro e in particolar modo verso l’Udc. Ed allora perché richiedere le primarie se l’uomo forte non lo si cerca più? A questo punto siamo costretti a pensare che egli stesso potrebbe candidarsi alle primarie con l’intero partito a sostenerlo, opposizione (?) compresa. Danilo Leva avrà il coraggio di sostenere nei fatti, e quindi candidandosi alle primarie, il suo progetto politico oppure come sempre lancerà la pietra e nasconderà la mano?

Altro passaggio fondamentale della relazione del segretario è la centralità che viene data al Partito. Dicendo “senza il Pd c’è il nulla se non qualunquismo e populismo”, il ragazzo di Fornelli risponde per le rime a quel nuovo centrosinistra riunitosi a metà settimana dinanzi ai cancelli dello stabilimento metalmeccanico. Un nuovo centrosinistra che vedeva, per l’appunto, l’assenza del Pd ma la contemporanea presenza dell’Idv e di Paolo Frattura. Dare del nulla a chi è poco sotto la non considerevole percentuale del 9% e all’uomo che ancora oggi consente alla minoranza regionale di sperare in un remake della partita elettorale vuol dire solo ed esclusivamente una cosa: il Partito Democratico detta la linea e tutti gli altri la debbono seguire altrimenti arrivederci e grazie. Il cantiere è aperto e all’entrata il cartello di benvenuto così recita: “Stiamo lavorando per noi. Come sempre”.

I lavori sono in corso sia dentro che fuori dal Pd. Il progetto da perseguire è molto chiaro: primarie, forse, e alleanza con i moderati di centro e in particolare con l’Udc a cui potrebbero aggiungersi anche uomini che oggi fanno parte del movimento politico del Presidente della Camera Gianfranco Fini.

Questo, fuori dai confini democratici, mentre all’interno è già iniziata la bagarre per accaparrarsi una candidatura. Sia che si vada a votare per eleggere 30 consiglieri o 20 la forza attuale del Pd non oscillerà di molto: si viaggia tra i tre e quattro eletti. A questo nuovo giro si sarebbero già iscritti, o fatto richiesta di iscrizione, l’attuale Sindaco di San Martino in Pensilis Vittorino Facciolla e dulcis sin fundo, Robertino Ruta il quale sembrerebbe aver espresso la voglia di tornare tra i banchi di Via IV Novembre.

L’eventuale candidatura di Facciolla andrebbe ad escludere quella dell’attuale consigliere sammartinese Francesco Totaro. Che fine farebbe quest’ultimo? Negli ultimi mesi era circolata voce che tra i due galli del paese adriatico non ci fosse più tanto buon sangue ma a quanto pare non è proprio così. Con Facciolla in pole per un posto nel futuro consiglio regionale Totaro non andrebbe a sostituirlo sulla poltrona di primo cittadino, chè punterebbe ad una poltrona a Roma proprio in virtù della rinuncia del suo mentore Roberto Ruta. Camera o Senato non importa ciò che conta è tentar il grande salto nella Capitale.

Su questa strategia, interna ed esterna, il segretario non ha incontrato nessuna resistenza tranne quella flebile e a dir poco nostalgica di quel che fu il Senatore Augusto Massa il quale è ormai confinato nei banchi troppi stretti  del consiglio comunale di Campobasso. Solo e inascoltato ha esposto le proprie ragioni che rimarranno astratte e senza continuità perché l’interesse generale dei vari colonelli è quello di garantirsi un avvenire con posto al sole da non confondere assolutamente con il sol dell’avvenir!

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