SAN GIULIANO DI PUGLIA/ Nel ricordo delle vittime, tra commemorazione e riti

Se oggi fossero vivi, se fossero ancora tra di noi avrebbero 18 anni, chi più chi meno, avrebbero la patente, forse un lavoro, starebbero pensando al loro futuro magari in compagnia di una ragazza o di un ragazzo che come loro avevano frequentato la scuola Iovine di san Giuliano, riempirebbero i pochi bar del paese nelle lunghe serate invernali, e qui l’inverno è davvero lungo.

Parco della memoria, San Giuliano di PugliaPurtroppo cosi non è, perché il 31 ottobre del 2002 ai piccoli angeli di San Giuliano è stato tolto il futuro, gli è stata scippata la possibilità di godersi questo mondo che per quanto ingiusto è pur sempre la nostra casa. Alle 11 e 32 una scossa di terremoto ha spazzato via i sogni di una intera generazione, “è stato il terremoto” continuavano a dire i politici accorsi al capezzale delle vittime, “una scossa cosi non si era mai vista” raccontava qualche anziano che attendeva seduto davanti casa, notizie di nipotini e nipotine che purtroppo hanno rivisto solo in quelle piccole bare bianche. “Si sopravvive” confessa il papà di uno di quei bimbi, già si sopravvive. Intanto  la commemorazione di quei tragici giorni si è rinnovata, si sono rinnovati i riti con i quali ormai da nove anni, gli abitanti di San Giuliano e del Molise, rivivono i momenti di terrore.

Ci sono tutti, c’è il Presidente della Regione Michele Iorio, c’è l’ex assessore alla programmazione Gianfranco Vitagliano c’è il Presidente della Provincia di Campobasso Rosario de Matteis, raccolti in preghiera di fronte alle tombe dei bimbi, c’è l’onorevole Sabrina De Camillis, ci sono i sindaci di Larino, Ururi, Colletorto e Bonefro. Poi ci sono loro, ci sono quelli che non cercano i riflettori, ci sono coloro che vivono il loro dolore con dignità da vendere, sono i genitori dei piccoli angeli, madri e padri con gli occhi rossi ed i visi rigati dalle lacrime, ci sono i fratelli e le sorelle consapevoli di aver perso un compagno di gioco, ci sono i nonni, che continuano ancora oggi a ripetere, “perché loro e non noi?”. La commozione ed il ricordo viene scandito dai 28 rintocchi della campana del cimitero, 27 per i bimbi ed uno per la loro maestra, ed è li che ti rendi conto che quella cosa è successo davvero. Poi però la rabbia aumenta perché incontri lo sguardo di Nicola Magrone, il Procuratore della Repubblica di Larino, che con caparbietà e costanza dimostrò che la colpa di quelle vittime, l’assassino di 27 bimbi e la loro maestra non era del terremoto, non è stato il terremoto ad ammazzarli, a condannarli a morte senza appello no!

Sono stati gli uomini, sono state le mancanze e le omissioni dello sciagurato progetto di sopraelevazione della scuola che, come sostiene Magrone, sarebbe caduta anche senza il terremoto, ci sono voluti tre gradi di giudizio per condannare tecnici, imprese  e progettisti per l’accaduto. Il terremoto ha solo accelerato il crollo, non lo ha determinato, purtroppo ora non possiamo raccontarlo a quelle anime innocenti che quel giorno sono andate a scuola pensando di stare al sicuro. “Mia figlia quando è stata ritrovata aveva in tasca ancora le carte delle caramelle che le avevo dato la mattina quando l’ho accompagnata a scuola”, questo è quello che pensano quei genitori privati troppo presto della possibilità di crescere ed educare la generazione futura, privati della possibilità di donare amore al proprio figlio o alla propria figlia, e al cimitero ti rendi conto, guardando le foto, che ognuno ha perso qualcosa, C’è chi era appassionato di moto, chi di macchine, chi nella foto è circondata da gattini, chi addirittura insieme al fratello gemello, morti tutti e due, e su ogni foto le frasi che hanno voluto i genitori per ricordarli.

Ecco forse solo questo bastava, bastava a riflettere su ciò che realmente è successo in quei secondi, maledetti e drammatici secondi di morte e distruzione. E Poi c’è  il parco della memoria, nato nel cratere dove sorgeva la scuola, formato da tanti steli con alla sommità dei led che saranno accesi ad opera ultimata, e proprio dove sorgevano le aule, ci sono delle lapidi in legno che riportano i nomi dei bimbi deceduti, come se fossero ancora seduti ai loro banchi, un luogo, una immagine che riporta la mente a quei drammatici giorni, l’estrazione dei bimbi, la conta delle vittime, le bare bianche che dal palazzetto dello sport hanno raggiunto il cimitero, pianti strazi e rabbia dei giovani genitori, dove su ogni tomba i genitori hanno ricostruito le camerette dei loro figli.

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