Rottamiamo Per Resistere.

Ma è possibile svilire una crisi di identità del centro-sinistra nazionale nelle beghe della provincia italiana? È possibile rimpicciolire la tragedia di una crisi economica senza precedenti alle baruffe politiche italiane, alle rese dei conti del cortile di casa, alle rivalità che fioriscono all’ombra delle nostre scritture e negli angoli dei palazzi romani? Se questo accade, come accade, è un vero peccato.

di Alessandro Corroppoli – Twitter.com/AlexCorroppoli

fare_fintaPeccato perché è difficile trovare la strada giusta in una crisi economica e sociale dove le ragioni e i torti non sono purtroppo concetti astratti e disincarnati. Perché se le problematiche che investono la nostra regione, il nostro amato Molise, fossero astratte e disincarnate basterebbero un paio di caramelle da dare ai cittadini ed il sorriso tornerebbe a splendere come il sole in primavera ma, purtroppo quest’anno la primavera tarda a sbocciare così come tarda ad arrivare la fine del mese.

Potrebbe e dovrebbero parlare di disagio, forse di insofferenza e rabbia di tanti nostri giovani laureati costretti a partire, qualcuno di loro ricalcando le orme dei propri genitori, in cerca di fortuna.

Dovrebbero parlare della ricapitalizzazione fantasma elettorale dello zuccherificio del Molise lasciato a bagnomaria e prossimo al fallimento.

Dovrebbero parlare del nostro territorio devastato da frane smottamenti inquinamento e infiltrazioni malavitose. Un fazzoletto di terra squarciato nel profondo del suo essere con scelte industriali senza senso è prive di ogni criterio di rispetto ambientale.

Potrebbero parlare degli “appalti anomali” negli ambiti sociali, i famosi Piani di Zona, dove gli operatori rischiano di percepire l’equivalente del contenuto di una Social Card!

Oppure della  “questione morale” che è diventata  sempre più un fenomeno dilagante. Parlarne in modo serio e scrupoloso  non populista, andando oltre le condanne e gli avvisi di garanzia ricevuti dall’attuale maggioranza di governo guardandosi dentro con molta umiltà e con altrettanta umiltà cospargersi il capo di cenere è fare qualche passo indietro.

Dedicare qualche parola alle aziende che assumono lavoratori con contratto a progetto così da poter licenziare senza patemi di sorta e scavalcare anche l’ostacolo dell’articolo 18. Articolo che torna ad essere la testa d’ariete di una parte politica ormai del tutto superata sia in termini di prospettiva che in termini di radicamento territoriale. Una battaglia giusta questa ma limitata perché il vero problema non è solo l’articolo 18 ma tutto ciò che si sta costruendo attorno all’articolo 18. E se l’articolo 18 più che ai lavoratori servisse ai sindacati per contare ancora qualcosa in un mondo che sta drasticamente e drammaticamente cambiando?

Ed invece i nostri governanti non fanno passare giorno per inondarci di comunicati stampa inerenti il nulla. Nulla inteso come elezioni, tessere, poltrone, accordi a tavolino, gestione del potere, corsa al vertice ecc!! Ma davvero ad un pensionato a 400 euro al mese, ad un giovane precario, a un laureato interessa questo?

I cittadini in parte hanno già risposto a questa domanda lo scorso ottobre quando il 50% degli aventi diritto al voto ha preferito rimanere a casa. Hanno preferito non dare più credito ad una classe politica inadempiente e inadeguata ad affrontare le nuove sfide che il futuro ci presenta.

I molisani così come il resto dei cittadini italiani all’ombra dei tanti Palazzi Muffa  ha iniziato ad auto-organizzandosi in associazioni culturali, nelle cooperative, nei vari comitati civici ecc…

Oggi un ragazzo difficilmente lo vedremo  iscriversi ad un partito politico perché preferisce, ad esempio, farlo ad Emergency o partecipare alle riunioni dei comitati o/e soprattutto utilizza il web iscrivendosi ai tanti social network esistenti dove il dibattito è franco dove non vi sono vertici da rispettare ma solo idee da far circolare.

Tutta questa massa di persone ha iniziato da molto tempo a resistere e come i partigiani del ’44 ha iniziato, attraverso una lotta quotidiana, a costruirsi un futuro proprio rottamando il presente.

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