RICOSTRUZIONE POST-TERREMOTO/ Molise, quando rientreranno nelle case i cittadini dell’area del cratere?

di Alessandro Corroppoli

Lo scorso 25 gennaio in merito alla mancata proroga della stato di criticità ponevamo la seguente domanda:A chi ha giovato allargare le aree del terremoto? A chi è servito creare apparati costosi ed inefficienti, perché nella maggior parte dei casi non c’era nulla da ricostruire?”. Oggi a distanza di un mese la domanda da porre è: “Quando rientreranno nelle case i cittadini dell’aera del cratere?”

MOLISE_TERREMOTO_RICOSTRUZIONEÈ trascorso poco più di un mese da quando sindaci, tecnici comunali e il consigliere regionale delegato al terremoto “Mister progetto ricostruzione Molise”, alias Nico Romagnuolo (eletto nella lista Progetto Molise, collegata a Iorio, ndr), affollavano la sala convegni della Biblioteca provinciale Albino di Campobasso. In quell’occasione il delegato regionale, gonfiando il petto d’orgoglio e  disegnando una ruga di gioia sul proprio viso, fiero annunciava:“… i 346 milioni di euro, Delibera CIPE del 3.08.2011, non saranno spesi tutti nel 2012….l’anno prossimo il rinnovo non ci sarà però state tranquilli che le stabilizzazioni le faremo…..” , concludendo il suo meraviglioso discorso così :“Ci sono voluti 10 anni per avere un pò di soldi”.

La prima riflessione che si pone è: il consigliere delegato Nico Romagnuolo lo scorso gennaio mentiva sapendo di mentire oppure gli era stata data una notizia falsa? Non lo sapremo mai. Invece sappiamo per certo che ieri i 14 Sindaci del cratere sono stati prima ricevuti dal Prefetto del capoluogo poi dall’inattendibile Governatore Iorio, il quale a fine riunione lanciava questa dichiarazione Ansa: «In questa settimana avrò nuovi e, spero, definitivi incontri con il Governo. Mi auguro che questa condizione, che di fatto ha bloccato la ricostruzione post sisma in Molise, possa trovare soluzione positiva. Questo sicuramente per i Sindaci e per la Struttura commissariale, chiamati a far fronte ad una serie di necessità impellenti, ma anche e soprattutto per le imprese e per i cittadini che sono quelli che più pagano i ritardi e i danni della mancata proroga. Sono certo, però, conoscendo l’attenzione e la sensibilità del Presidente Monti, che si giungerà ad una risoluzione».

Ricordando che lo stato di criticità è quel provvedimento che  prevede la proroga del contributo per l’autonoma sistemazione, corrisposto alle famiglie che hanno scelto un alloggio provvisorio in affitto, dei contratti a tempo determinato per il personale degli uffici sisma (a seconda dei limiti e delle esigenze programmate dai sindaci), delle misure specifiche legate al funzionamento e alle contabilità speciali della Struttura commissariale, l’incontro di ieri mattina era stato preceduto dalla roboanti esternazioni di Romagnuolo:“La proroga dello stato di criticità nei Comuni colpiti dal terremoto del 2002 è un diritto per i cittadini che attendono il completamento degli interventi di ricostruzione”. E ancora: “La mancanza del provvedimento ‘blocca la macchina amministrativa che consente di impegnare le risorse stanziate per i progetti approvati e da esaminare creando un vero caos gestionale”.

Tutto condivisibile però, se il Modello Molise previsto da Berlusconi avesse mantenuto i tempi delle promesse e degli annunci – ovvero “in due anni tutto sarebbe tornato al suo posto” – oggi parleremmo di precari da stabilizzare? Parleremmo di ricostruzione da terminare (solo il 30% ad oggi è stato realizzato)?

Ed infine, perché i sindaci presenti in prefettura e negli uffici del Presidente erano solo 14 e non tutti gli 84 sindaci della provincia di Campobasso che hanno usufruito dei benefici economici prodotti del terremoto? Perché, nella giustezza dei fatti, i 14 Sindaci del cratere non si ribellano ai loro diretti superiori istituzionali, che sono i veri mandanti  della non-ricostruzione molisana?

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