REGIONALI MOLISE 2011/ L’analisi della sfida: la Stella a Cinque Punte, i grillini e quell’assurda stranezza: un 3% di schede nulle…

di Andrea Succi

Vincitori e vinti, eletti e non, un’analisi approfondita dei numeri che hanno segnato questa sfida all’Ok Corral, un testa a testa serrato in cui il Governatore uscente Michele Iorio è riuscito, per il terzo mandato di fila, a riconfermarsi tale. Grazie all’appoggio, decisivo, di 5 assessori uscenti e nonostante un voto disgiunto che ha premiato lo sfidante Frattura. I partiti di centrosinistra non hanno sfondato; il Movimento 5 Stelle, con una performance eccezionale, è riuscito a dare un segnale forte del malcontento regionale, senza però ottenere un posto in Consiglio (lista al di sotto del 3%). Flop della Destra di Mancini. Trionfo degli astensionisti, il primo partito. Ma il dato più eclatante, che probabilmente porterà a forti contestazioni, riguarda le schede nulle: quasi 6.000, circa il 3% del totale.

Troppo, se si considera che nelle regionali del 2000, vinte dal centrosinistra guidato da Giovanni Di Stasi e poi annullate, con destra_sinistraconseguente successo del centrodestra di Michele Iorio (nel 2001, così cominciò l’epopea del tre volte Presidente) l’ammontare di schede nulle fu più o meno simile al 2011: 8 mila, un 3,90% del totale. Un’enormità. Ma a questo, eventualmente, ci penseranno i notabili dello sconfitto Frattura, noi concentriamoci sull’oggi.

Vincitori e vinti: la coalizione guidata da Michele Iorio ha ottenuto 101.361 voti, pari al 56,37% dei consensi, mentre le liste a sostegno di Paolo Di Laura Frattura hanno portato a casa 72.803 preferenze, pari al 40,49%. Questo è il primo macro dato su cui riflettere: nel proporzionale non c’è stata partita, gli uomini scelti dal centrodestra hanno dimostrato una maggiore forza elettorale, con un bottino di circa 30 mila voti in più rispetto agli avversari.

Il Pdl, primo partito di coalizione, ha doppiato le liste migliori dello schieramento nemico, totalizzando un 18.8%, contro il 9,86% del Partito Democratico e l’8,84% dell’Italia dei Valori. Cinque i consiglieri eletti dal Popolo della Libertà, tre nella circoscrizione di Campobasso e due in quella di Isernia, e si tratta di cinque assessori uscenti – vale a dire Angela Fusco Perrella (4.560), Gianfranco Vitagliano (4.381), Nicola Cavaliere (4.137), Filoteo Di Sandro (3.235) e Franco Giorgio Marinelli (2.608) – che insieme hanno totalizzato la bellezza di 18.921 voti.

Se si mettessero insieme formerebbero, in assoluto, il secondo partito più forte, posizionandosi dietro il Pdl e mettendosi alle spalle partiti blasonati come Pd, Idv, Progetto Molise e altri. Se il nome non richiamasse alla memoria qualcosa di tristissimo, potrebbero chiamarsi “Il Partito della Stella a Cinque Punte”.

Nonostante nessuno di loro abbia, oggettivamente, fatto grandi cose per lo sviluppo del Molise, ma più probabilmente si sono concentrati sui bacini elettorali di provenienza, per curarsi l’orticello, è chiaro che questo lavoro hanno saputo svolgerlo nel migliore dei modi.

Cosa che, invece, non è riuscita al Presidente Iorio, penalizzato da un voto disgiunto che lo ha visto perdente, rispetto alla sua coalizione, di ben 10 punti percentuali: meno 12.000 voti. Michele Iorio non tira più come una volta? Forse è vero, ma è ancora in sella e quindi sarà il Rais (Giovancarmine Mancini dixit, ndr) per altri cinque anni, nei quali avrà modo di recuperare, eventualmente, lo scontento e ri-posizionarsi anche in ottica nazionale.

Il voto disgiunto ha premiato due candidati Presidente in particolare, Paolo Di Laura Frattura e Antonio Federico, che rispetto alle liste di coalizione hanno totalizzato – rispettivamente – un + 6% e un + 3%.

Partiamo da Frattura, che si è appellato al voto disgiunto, a ragione, visti i 15 mila voti in più rispetto alla coalizione che lo ha sostenuto. Probabilmente sono voti di protesta che l’area moderata di centrodestra ha deciso di dirottare sulla sua figura. Ma, come si è visto, non è stato sufficiente, anche perché i partiti di centrosinistra hanno incredibilmente floppato.

Rispetto al 2006, l’Italia dei Valori ha portato 2 mila voti in meno, il Pd e Alternativa (che allora si chiamavano Democratici di Sinistra e Margherita) hanno perso 17 mila preferenze e, più in generale, alla coalizione di centrosinistra sono mancati, complessivamente, 20 mila voti. Proprio quelli che mancano all’Idv, al Pd e ad Alternativa. Da questo punto di vista, le elezioni le ha vinte, in maniera netta, il centrodestra. Riassumendo, si potrebbe dire che i veri sconfitti sono il centrosinistra e l’ex democristiano Michele Iorio, mentre la palma d’oro spetta al centrodestra e all’ex forzista Frattura, la cui scelta, quindi, ha premiato.

Ma se la squadra ottiene performance così scoraggianti risulta difficile agguantare la vittoria. L’impresa, che Frattura ha sfiorato, prevedeva la vittoria partendo da un risultato di 20 mila a 0.

Se scendiamo nel dettaglio delle due province, si capisce bene come su Isernia il lavoro fatto dal centrosinistra sia stato straordinario, perché il gap del 2006, 14 mila voti, si è ridotto ad appena 6 mila voti, pochi considerando che la provincia di Isernia è la vera roccaforte del Governatore Iorio.

Su Campobasso, invece, dove Frattura doveva sfondare e dove si partiva da un gap di 3 mila voti, lo scenario si è semplicemente ribaltato, con un + 3 mila per Frattura. Quindi, se a Isernia si sono recuperati 8 mila voti e a Campobasso solo 6 mila, va da sé che le due mila schede di differenza tra i due candidati Presidente sono tutti lì, nella Provincia di Campobasso. Dove ci si aspettava l’exploit e invece…

Altro depositario del voto disgiunto è stato Antonio Federico, candidato Presidente del Movimento 5 Stelle Molise, che ottiene 6.567 preferenze in più rispetto alla lista di sostegno. Quanti siano gli elettori di centrosinistra o di centrodestra che hanno incrociato la preferenza consigliere/Federico non è dato sapere. Quel che è certo riguarda le conseguenze mediatiche di questo risultato: si urla già al caso Molise come il caso Piemonte, quando la lista di Grillo fu accusata di aver fatto perdere il candidato di centrosinistra Mercedes Bresso. Ma, come abbiamo potuto vedere, il M5 Stelle non c’azzecca proprio (direbbe qualcuno) con i 20 mila voti persi dalla coalizione di Frattura. Quindi non si gridi al ladro! al ladro!, se il ladro in realtà non esiste.

Per il M5 Stelle, nessun seggio in Consiglio regionale, nonostante una super prova: ha perso nei comuni piccoli (“per mancanza di organizzazione capillare”, dice Simone Cretella, candidato del Movimento) ma ha sfondato nei grossi centri, ottenendo un 6% ad Isernia, un quasi 10% a Campobasso e un 11,64% a Termoli. Signori della politica, da oggi in poi vi toccherà fare i conti con questi “ragazzetti terribili”, per usare un’espressione cara al Barça di Guardiola. Piccoli, veloci, dinamici, moderni e super motivati. Corrono di più e meglio di tanti altri, a costo praticamente zero. Chi di dovere prenda nota.

Il quarto candidato Presidente, Giovancarmine Mancini, esponente della Destra e nemico dichiarato di Michele Iorio (che definisce un “democristiano di sinistra, esponente di un finto centrodestra”) ha incredibilmente floppato. Fino all’ultimo credeva di aver determinato la sconfitta di Iorio, grazie al suo 1,29% (che in termini numerici fa poco meno di 2.500 voti) e invece è costretto ad incassare l’ennesima dura sconfitta. Per dire, Antonio Federico ha preso tre volte tanto i voti dell’Avvocato Mancini, politico di lungo corso. Si prenda nota anche di questo.

Ma il primo partito, quello degli invisibili, resta – ancora una volta – l’Astensione, che supera (di poco) il 40%: quasi una persona su due non si è recata alle urne, lasciando decidere ad altri il proprio destino. Giusto o sbagliato che sia, non spetta a noi deciderlo, è chiaro che queste persone non si sentono rappresentate da una classe politica che oramai ha “fatto la muffa” (copyright M5 Molise, ndr) e che non riesce più ad intercettare, realmente, le necessità di un popolo, quello molisano nel caso specifico, oramai allo stremo delle forze, sociali ed economiche.

Un’ultima curiosità, anche se dei consiglieri e dei territori parleremo a parte: la più votata è anche la più anziana tra i consiglieri eletti. Si tratta di Angela Fusco Perrella, nata quando c’era ancora la seconda guerra mondiale.

 

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