RAPPORTO EURISPES/ Sanità, in Molise ospedali affollati e mancanza di strutture residenziali

A furia di parlare di Ruby & Co. ci si dimentica di quello che accade nella vita reale. Il lavoro diventa meno glamour, le bollette perdono di efficacia, il caffè al bar sembra attività posticcia da demandare agli sfigati…

E la salute? Ce l’ha quel “vecchio flaccido” del Premier, vuoi che non ce l’abbia io. E la sanità? Ah, quella non cambia mai. Per fortuna regala le solite certezze: ospedali affollati e poco efficienti, scarsa capillarità di strutture residenziali e di assistenza sociale

Secondo l’ultimo Rapporto Eurispes la fiducia degli italiani nelle strutture pubbliche è scesa al 35%: uno su tre si dice soddisfatto delle cure ricevute nei nosocomi pubblici. Non potrebbe essere altrimenti vista la sistematicità dei problemi, che oramai sono sempre gli stessi da anni. In Molise, più che in altre zone del Paese, come Infiltrato.it ha avuto modo più volte di evidenziare.

Un articolo, tratto dall’agenzia Dire, fornisce un quadro esaustivo di questo triste scenario.


pronto_soccorso_chivasso_super_affollato“Il nostro sistema sanitario si articola come una piramide che ha al vertice le strutture ospedaliere deputate a gestire principalmente i casi acuti, supportate dalle strutture sanitarie locali per l’assistenza distrettuale, generica e di lungo corso, e dall’assistenza sociale”. È la premessa che fa l’Eurispes, nella parte riferita alla sanità del Rapporto Italia 2011. “Nella realtà dei fatti, tuttavia, gli ospedali diventano il centro dell’attività sanitaria, un rovesciamento dei ruoli che ha tra le prime conseguenza il loro sovraffollamento e la minore efficienza“.

Sempre secondo il rapporto Eurispes, molti servizi di assistenza sanitaria, cui sono chiamati spesso i nosocomi, potrebbero essere garantiti da strutture residenziali e dall’assistenza sociale. I posti letto presenti in queste strutture sono, complessivamente, 3,88 ogni 1.000 abitanti, con regioni che hanno valori sopra la media come la Provincia autonoma di Trento (8,75), il Veneto (8,19) e la Lombardia (7,86), e regioni in cui la presenza di queste strutture è assolutamente nulla, come il Molise (0,24), la Sicilia (0,60) e la Campania (0,55). L’analisi dei dati assoluti evidenzia che il numero maggiore di posti letto presenti in questa tipologia di strutture è dedicato all’assistenza agli anziani (163.441 totali per una popolazione, al 1 gennaio 2008, di over 65 di 11.945.986), seguita da quelli destinati all’assistenza psichiatrica (29.408) e ai disabili fisici (20.276). La presenza di posti letto in strutture rivolte ai malati sugli ospedali), infine, è pari a 813 in tutta Italia, il 22% dei quali si trova in Emilia Romagna, il 20% in Lombardia e il 17% nel Lazio.

La scarsa capillarità delle strutture residenziali e semi-residenziali, dunque, è uno dei fattori che mina l’attuazione di uno dei princìpi fondamentali del Servizio Sanitario Nazionale, il XII, basato sull’integrazione tra le prestazioni dell’assistenza sanitaria e dell’assistenza sociale. Gli ospedali, quindi, diventano in molti territori, l’unica possibilità pubblica di ricevere le cure e l’assistenza necessarie. Ma come possono i nosocomi sostenere gran parte dell’assistenza sanitaria, anche quella non di medio-alta complessità? Nel 2008, in Italia, c’erano 2 ospedali per 100.000 abitanti, 370 posti letto, 299,9 posti per acuti, 11 in ospedali psichiatrici e 319 in case di cura per anziani. Tutti dati al di sotto della media europea e inferiori a paesi come Francia e Germania. La Gran Bretagna, invece, ha un minor numero di posti letto generici e per acuti, ma un maggior numero di ricoveri dedicati ai malati psichici e agli anziani.

L’analisi per regione mostra come il rapporto posti letto/popolazione (1 ogni 100.000 abitanti) sia maggiore nel Lazio (475), in Molise (464), nelle Province autonome di Trento (434) e Bolzano (426) e in Emilia Romagna (412), e minore in Basilicata (289), Umbria (298), Sicilia (307) e Campania (308). Il numero di medici e infermieri per 100.000 abitanti in Italia è, rispettivamente, 414 e 617. I primi sono maggiormente presenti in Liguria (680), nel Lazio (651) e in Emilia Romagna (468), il personale infermieristico, invece, è più numeroso nella Provincia autonoma di Bolzano (939), in Liguria (839), nella P.A. di Trento (768) e in Friuli Venezia Giulia (757).

I dati diramati dal ministero della Salute sul numero di dimissioni per attività e regime di ricovero effettuati da strutture ospedaliere pubbliche e private nel 2009, mostrano come gli ospedali tengano prevalentemente fede alla propria missione di struttura ricettiva per acuti, ma non siano in grado di sostenere i pazienti in riabilitazione e lungodegenza. Il 64,3% dei dimessi, infatti, proviene da un regime ordinario e il 28,% da day hospital, e solamente il 3,1% ha svolto riabilitazione (in entrambi i regimi ospedalieri) e lo 0,9% è stato ricoverato in reparti di lungodegenza.

 

Tratto da Agenzia Dire

 

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