QUI CENTRODESTRA/ Molise, l’era Iorio è Giunta alla fine?

di Alessandro Corroppoli

Di che cosa stanno parlando? Quanto dell’infuocato dibattito di questi giorni post voto riguarda veramente l’etica o il rispetto delle regole? E quanto, invece, si sta trasformando in una lotta di potere e poteri dai contorni meramente politici? Cosa ha di sobrio la vecchia giunta di Michele Iorio? E  se l’era Iorio fosse giunta davvero al capolinea?

A leggere i giornali sembrerebbe che l’inattendibile governatore e la sua “vecchia” Michele_Iorio_e_la_nuova_GiuntaGiunta godano di tutti i  requisiti necessari tanto in voga in questo momento: moralità, etica, disponibilità e sobrietà. Ma è davvero così? La decisione di comporre una esecutivo di soli sei uomini è avvenuta veramente in un clima sereno dove anche gli esclusi hanno fatto fregio di bon ton?

Nell’ultima riunione di venerdì 18 novembre, Iorio è stato costretto a fare giochi di prestigio per regalare qualche poltrona non pericolante ai bisognosi eletti del centrodestra magari chiedendo aiuto a chi, come Aldo Patriciello, lo aiutò ad anticipare le consultazioni regionali facendo da intermediario con i vertici dell’allora Governo Berlusconi ovvero Angiolino Alfano e Roberto Maroni. Quello stesso Aldo Patriciello che si è fortemente opposto alla candidatura di Gianfranco Vitagliano alla Presidenza del Consiglio suggerendo, imponendo il nome del cognato Mario Pietracupa ricordando al cabarettista della programmazione regionale e all’inattendibile governatore due cose. La prima, direttamente  all’assessore, che ognuno deve raccogliere ciò che ha seminato in passato, ovvero di andare oltre le parole specie  ora che le casse regionali sono in rosso, e la seconda che senza di lui si va tutti a casa. Ed allora eccoci dinanzi alla domanda iniziale: cosa c’è di meramente politico in questo? Cosa c’è di sobrio in questo armistizio al vertice?

Siglato l’ennesimo accordo di non belligeranza tra Aldo Patriciello e Michele Iorio quest’ultimo si è avventurato verso quella che sarà la sua ultima Giunta. L’inizio della fine.

“Sarà una Giunta a sei, per il momento, perché abbiamo voluto contenere i costi della politica per rispetto verso i cittadini, in linea con quanto stiamo decidendo alla Conferenza Stato Regioni”. Queste le parole con cui l’inattendibile presenta la sua “vecchia” squadra, dove il solo Scasserra sembra un bimbo al primo giorno di scuola. Esecutivo “a sei… per il momento”, ha precisato l’indagados Iorio. Ed in effetti si tratta di un governo a tempo – a breve partirà la raffica di ricorsi – e quindi non permetterà la tranquillità quinquennale, sia che si andrà verso un annullamento elettorale che verso un ribaltone della maggioranza. Non sappiamo quanto volontario sia il commento che Iorio si è lasciato sfuggire: “Spero che sarà una fase rapida”.

Come a dire: meglio sapere subito se e di che morte dobbiamo morire.

A dar forza a questa sue “parole precarie” era l’espressione del viso che ha accompagnato tutta la conferenza stampa. Il viso di un uomo che ancora oggi, con ogni probabilità, soffre della scoppola elettorale ricevuta e della conseguente perdita di potere, ora tutta ad appannaggio dei partiti e dei loro primi eletti, in modo specifico quell’Antonio Chieffo definito “il mio peggior avversario” (mentre toglieva dalle mani del figlio Luca l’accordo con Micciché)  che durante la scorsa legislatura si rifiutò di entrare in giunta dopo il solito rimpasto.  Oggi l’inattendibile si trova con due problemi non da poco: primo, assegnare le deleghe ai suoi vecchi assessori e, secondo, trovare una poltrona libera per gli esclusi dall’esecutivo.

Nel primo caso, comunque sia, è criticabile perché se dovesse riconfermare ai quattro assessori uscenti le stesse deleghe vorrebbe dire riassegnare alle stesse persone le sorti di una regione che negli ultimi cinque anni loro stessi hanno contribuito a indebolire. Mentre se dovesse optare per un cambio di deleghe indirettamente boccerebbe l’operato della sua squadra di governo di qualche mese addietro. E allora scegliere il meno peggio vorrà dire riconfermare le deleghe passate ai quattro uscenti/rientranti  e sperare che non combinino ulteriori danni, anche se il battessimo non è stato di buon auspicio. Proprio nelle ore in cui Iorio annunciava le sue decisioni la Rer,azienda del nucleo industriale di Pozzili, veniva dichiarata fallita. Se il buongiorno si vede dal mattino ….

Nel secondo caso tocca fare due conti.  Cominciamo col dire che Nico Romagnuolo (Progetto Molise) dovrà in qualche modo non essere troppo penalizzato. Ecco allora arrivare l’utilizzo dei consiglieri delegati. Al mancato assessore verrà data la possibilità di continuare a gestire la ricostruzione post sisma che gli ha consentito di superare uno degli assessori uscenti non rieletto: Salvatore Muccilli. Vincenzo Niro (Udeur) invece se ne starà ansiosamente buono per un pò nella speranzosa  attesa che questa Giunta a sei resti tale solo “ per ora ”. Ma tra le questioni da sistemare c’é senza dubbio quella legata a Quintino Pallante.  Si vocifera, con sempre maggiore insistenza, che per l’ex Fli sia pronta una poltrona da Presidente, da  250 mila euro annui, presso l’Arpa Molise a meno che Mario Pietracupa  il 5 dicembre, giorno del primo consiglio, non opti per l’elezione al proporzionale, evitando l’ingresso di Vincenzo Bizzarro (sarebbe dirottato all’Arpa) a Palazzo Moffa e lasciando posto e poltrona a Pallante.

Come mai? Se ci dovesse essere un ricorso al Tar da parte di Frattura volto al riconteggio delle schede nulle potrebbe esserci un ribaltone e, in questo caso, l’elezione al maggioritario porterebbe il cognato di Patriciello dritto verso la porta di casa. Poi abbiamo quegli amici che, com’è noto, Iorio non dimentica mai: Sabatini che ha lasciato la presidenza di Molise Acque per ritrovarsi oggi con un pugno di mosche, e Muccilli che nonostante il buon rapporto con Frattura (sono compari) ha scelto la fedeltà al governatore uscente e rientrante. Per loro ci potrebbe essere la poltrona dello Zuccherificio e di Molise Acque ma anche dell’Arsiam. Noi rientra tra i graditi l’ex Presidente del Consiglio Michele Picciano. È risaputo come Iorio abbia fatto carte false pur di non averlo nel listino, quasi se ne volesse liberare. Stesso discorso vale per Pieruigi Lepore, l’edicolante di Larino e attuale coordinare provinciale del Pdl.

E allora siamo sicuri che sia l’inizio del Iorio III° oppure l’inizio della sua fine? Non dimentichiamoci che dietro l’angolo ci sono le politiche nel 2013 e Iorio ha già dichiarato: “non mi candido”. Ma anche detto qualche giorno addietro al meeting del quotidiano La Discussione (Udc):se vogliamo ridare dignità alla politica fermiamo la diaspora dei moderati”, andando ad avvalorare una dichiarazione  di qualche mese addietro dell’onorevole Miccichè: “dopo le elezioni Michele Iorio passerà nell’Udc”. Sarà questo il prossimo passo del Michelone regionale per smarcarsi dai vari commensali, usurai di cariche e denaro, che stanno scrivendo la sua fine?

Certo è che se due indizi fanno una prova aggiungiamo un altro tassello al puzzle che si sta componendo. La stessa candidatura di Antonio Chieffo con Grande Sud è nata ed avvenuta nella consapevolezza che il quadro nazionale, con la caduta di Berlusconi, si sarebbe radicalmente modificato. Ed allora, sarà fantapolitica ma il Molise è da anni un laboratorio democristiano, non è da escludere per Chieffo una possibile candidatura alla Presidenza della Regione, magari come uomo di punta del Terzo Polo nel 2013, con l’appoggio non solo del Governatore (in politica come nella vita solo gli idioti non cambiano mai idea e sappiamo che in fatto di ribaltoni Iorio non è secondo a nessuno) lanciando il pargolo Luca, ma anche dei Ruta (in cerca dell’ennesima resurrezione) e dei finiani, che sanerebbero quella diaspora democristiana che da oltre un ventennio si va consumando.

Ma allora le  primarie del Pdl che si svolgeranno tra qualche mese cosa decideranno? Allo stato attuale, all’interno del Pdl, Iorio non ha problemi di leadership tanto più ora che con Aldo  Patriciello è stato trovato  l’accordo di non belligeranza che continuerà. Per cui le scelte saranno concordate (ci spiace per la veridicità che il Senatore Di Giacomo professa) e nulla esclude il fatto che sicuramente verrà eletto un uomo vicino al Presidente e che lo stesso Patriciello potrebbe optare per l’abbandono di Bruxelles e l’ingresso ai palazzi romani. Un equo scambio che per i prossimi anni potrebbe mantenere saldi i rapporti magari trovandosi seduti nello stesso tavolo dei moderati.

LEGGI ANCHE

EDITORIALE/ Hitchcock e il Pdl

GIUNTA MOLISE/ Il battesimo degli Indagados…

MOLISE ELEZIONI/ Il Risultato? Iorio presidente tra dubbi e nebbie

EDITORIALE/ Muore Berlusconi, resta Iorio

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.