Primarie Molise/ UNIVERSITÀ e LAVORO: i 5 candidati a confronto

I cinque candidati del centrosinistra si confrontano sui temi di università e lavoro e rispondono secondo quello che è il programma che intendono realizzare.

primarie_molise_universit_e_lavoro3) È opinione diffusa che non può esserci sviluppo senza ricerca e innovazione; inevitabile parlare allora dell’Università del Molise. Ritiene che l’ateneo molisano abbia fatto tutto il possibile in questa direzione?

 

NICOLA D’ASCANIO

L’Università del Molise presenta non pochi problemi,i più evidenti dei quali sono la dispersione territoriale e logistica e l’incongruenza del rapporto esistente tra offerta formativa e possibili sbocchi occupazionali. Le responsabilità maggiori delle difficoltà in cui versa l’Ateneo Molisano sono da attribuire,a mio avviso,ai poteri costituiti, i quali hanno preferito attivare canali che hanno convogliato risorse destinate all’Università in convenzioni e consulenze. L’Università deve essere ripensata in un’ottica di più stretta relazione ai bisogni ed alla vocazione del territorio e di più efficace radicamento al tessuto economico e produttivo della regione.


ANTONIO D’AMBROSIO

C’è sempre da migliorare e migliorarsi ma credo che l’Università del Molise abbia avuto un buon ruolo ma che vada migliorata. Certo è necessario mantenerla ma non è tutto. La questione della cultura e del sapere non è solo l’università. E’ una parte importante ma non è tutto: bisogna fare investimenti sul sapere, conoscenza, cultura e ricerca.


PAOLO DI LAURA FRATTURA

L’ateneo molisano non ha svolto appieno la sua funzione di promotore della Innovazione e della Ricerca. L’Innovazione e la Ricerca applicati ad un territorio, e non utili  alla autopromozione di docenti “in prestito” con pubblicazioni ferme nei cassetti dei dipartimenti,  prendono vigore e creano sviluppo quanto sono pensate e plasmate sui bisogni del tessuto socio economico di riferimento.

Nel caso del Molise occorre rendere fruibili, a gruppi ed aggregazioni di imprese che facciano massa critica, tali strumenti in modo da  giustificarne la concreta fattibilità.

La ricerca su cui puntare è quella applicata e non la ricerca di base, ricerca cioè finalizzata alle istanze delle imprese, del territorio e sulle nuove idee imprenditoriali.

Finanziare l’UNIVERSITA’ (esempio dei 15milioni) per coprire le spese di gestione e non per promuovere innovazione e sviluppo è un pessimo esempio di sperpero del denaro pubblico senza un ritorno.

E’ opportuno che gli interventi rispondano ad una logica di premialità del risultato (quanti spin-off si sono realizzati?, quanti neo-laureati hanno intrapreso attività coerenti?, le aziende beneficiare hanno rotto le barriere che ne impedivano l’accesso a nuovi mercati?) e non di mantenimento del consenso elettorale. Si può recuperare e la Regione può e deve fare la sua parte.


MICHELE PETRAROIA

L’Università del Molise è rimasta in mezzo al guado. Ha giocato un ruolo importante per la nostra crescita culturale e ci sono migliaia di laureati e di studenti che insieme alla realizzazione di sedi modernissime attestano la positività della sua istituzione. Ma a distanza di anni dobbiamo riflettere sui risultati connessi coi processi di sviluppo legati coi corsi di studio, le facoltà e i laboratori di ricerca. Mi pare di cogliere che tra i fabbisogni del mercato del lavoro regionale e i titoli di laurea del nostro Ateneo c’è uno scollamento che và colmato, così come è opportuno analizzare il fenomeno dei docenti universitari esterni del mordi e fuggi o alcune scelte come la Facoltà di Medicina che meriterebbe una meditazione aggiuntiva.


MASSIMO ROMANO

Iorio continua a dare soldi all’Università. Per ogni bando pubblico stai pur certo che c’è un canale per Unimol. Recentemente un accordo di programma sconosciuto per 13 Milioni. A fronte di quali risultati? Pensi che recentemente abbiamo regalato (cioè trasferito a titolo gratuito) a Unimol le quote azionarie della Regione nel consorzio geospaziale!!! Ho presentato una proposta di legge che regolamenta il sistema della ricerca, per consentire che tutti i soldi destinati alla ricerca e i relativi risultati vengano tracciati e non invece dispersi in mille rivoli di cui si perdono le tracce.

 

7) Il Molise è terra di “carriere senza meriti” e di “meriti senza carriera”, per cui le intelligenze vanno via ed i mediocri trovano “il posto”. Qual è la sua ricetta per affermare una stagione della meritocrazia?

 

NICOLA D’ASCANIO

Il rispetto della  legalità. L’applicazione rigorosa delle regole in tutti gli aspetti che attengono a queste tematiche. La politica deve starne fuori, deve ritrarsi e rimanere lontana da questi ambiti. Non deve avere spazi discrezionali quando si tratta di verificare il possesso di competenze : è il modo per contrastare tutte le forme di clientelismo nell’ambito della gestione della cosa pubblica. In Provincia sono stati già realizzati buoni modelli,facilmente esportabili.


ANTONIO D’AMBROSIO

La certificazione della qualità e del controllo sulla qualità ovunque. Il controllo totale della qualità è uno degli obiettivi che bisogna raggiungere. Ognuno deve certificare la qualità. Ovunque si deve raggiungere gli standard di qualità e per chi non controlla ci devono essere delle sanzioni. E’ solo così che il merito viene premiato con la qualità. Tutti quelli che hanno un rapporto con il pubblico devono premiare il controllo della qualità.


PAOLO DI LAURA FRATTURA

Penso di averlo in buona parte detto nelle risposte precedenti ma voglio aggiungere che la Regione dovrà esercitare appieno i suoi poteri di indirizzo in materia di scuola, formazione professionale, con ciò che ne deriva quanto all’apprendistato (ancora assai poco applicato e quasi mai con una qualche efficacia formativa). L’investimento nella scuola e nella formazione è il primo investimento che una comunità può fare sul suo futuro. Quanto alla fuga di cervelli ho condiviso e ritengo si debba applicare la norma detta “master and back” promossa da Massimo Romano quale consigliere regionale.


MICHELE PETRAROIA

Per premiare i talenti, riconoscere le competenze e valorizzare il merito occorre ripristinare la cultura della legalità all’interno delle istituzioni pubbliche regionali. Le responsabilità della dirigenza amministrativa vanno sostenute ed esaltate. L’organizzazione del lavoro deve seguire i criteri della valutazione ex-ante, in itinere ed ex-post con procedure concorsuali e commissioni tecniche esterne che sappiano dare ai più bravi le giuste gratificazioni. Se non sconfiggeremo l’unione dei mediocri che isolano e marginalizzano le competenze con strumenti, intrecci e scorciatoie d’altro tipo, continueremo a scontare inefficienze, ritardi e disfunzioni.


MASSIMO ROMANO

Basta seguire la Costituzione: all’impiego pubblico si accede per concorso. Abbiamo uno stuolo di consulenti privi di qualsiasi qualifica e titolo. E poi quel piano giovani tanto sbandierato è una elemosina collettiva finalizzata al voto di scambio. Possibile che gli uffici di collocamento sia ormai sportelli vuoti?

 

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