PRIMARIE MOLISE/ Da orgia a cagnara: chi lascia, chi resta, chi raddoppia. E chi minaccia querela.

Le primarie molisane, che sull’onda arancione nazionale avrebbero dovuto segnare un punto di svolta per l’avvilito centrosinistra locale, si stanno trasformando in un regolamento di conti. Per l’11 Settembre, giornata in cui si dovrà scegliere il candidato da contrapporre al centrodestra, le previsioni “meteo” raccontano di forti temporali e nuvoloni carichi di pioggia (acida). E, scusate l’accostamento canaglia, più di qualche torre cadrà.

di Alessandro Corroppoli

cagnaraMolto probabilmente più di qualche maligno sperava che le primarie molisane finissero a cagnara, come purtroppo le pieghe e gli intrallazzi di queste ultime ore fanno intravedere. Per il centrosinistra queste primarie dovevano essere la svolta, un voltare pagina alla sconfitta e aprirsi (o perlomeno iniziare a sperare) verso una vittoria attraverso il coinvolgimento e l’entusiasmo popolare.

L’inizio è stato promettente ma col passare delle ore il quadro si fa sempre più scuro e più che un’apertura verso il popolo sembra sempre più un regolamento di conti interno, in particolar modo nel maggior partito d’opposizione, il Partito Democratico.

Proprio ieri il governatore Iorio sentenziava :”Queste sono primarie false, manca l’Idv”. Maliziosamente si potrebbe tradurre questa sentenza presidenziale come un aiuto e una carezza al suo amico Di Pietro, che a scendere in campo per la propria regione sfidando i poteri forti non ci pensa proprio. Anzi, come in un gioco delle parti, le dichiarazioni del governatore molisano arrivano dopo le ennesime minacce del “Duce dei Valori” nei confronti dei militanti e del popolo del centro sinistra, annunciando la sua corsa solitaria in caso di un vincitore diverso da Paolo Di Laura Frattura.

Quindi l’ex pm partecipa eccome a queste primarie, indicandone la strategia e auspicandone il vincitore.

Ovviamente a questo quadro così confuso, e rabbioso allo stesso tempo, si aggiungono due fatti di notevole importanza. Il primo relativo alla decisone del consigliere Michele Petraroia di rimettere il proprio mandato, ovvero la propria partecipazione alla competizione, nelle mani della segreteria nazionale del Pd, in seguito alle dichiarazioni di voto del segretario regionale Danilo Leva per Paolo Di Laura Frattura; e il secondo riguarda l’uscita dal comitato promotore delle primarie sia del Partito della Rifondazione Comunista sia di Partecipazione Democratica, il movimento politico del Senatore Giuseppe Astore.

Ma riavvolgiamo per un attimo il nastro e torniamo indietro di qualche giorno, quando il segretario regionale del Pd, Leva, svela al mondo il segreto di pulcinella:”Voterò e farò votare Paolo Di Laura Frattura”. Leva si giustifica dicendo che il suo intervento era fatto in qualità di semplice militante. Un po’ banale come giustificazione, ma tanto basta per far scatenare la bagarre: sia Petraroia che Antonio D’Ambrosio alzano la voce, reclamando per loro l’aiuto del partito e invocando i massimi vertici nazionali affinché possa avvenire un’inversione di marcia. Nulla, il nulla più assoluto azzittisce le ore di attesa e anche il capogruppo Pd in consiglio regionale, Antonio D’Alete, non si sbilancia, anzi ignora l’argomento ricordandoci che la sua rinuncia è dovuta al fatto che avrebbe voluto essere l’unico candidato Pd e che quindi ora lavorerà per la squadra, tradotto battitore libero, ma votando Frattura.

Si vocifera che oltre alla giustificazione resa pubblica il vicepresidente del consiglio D’Alete abbia già ottenuto una deroga per potersi candidare. Altro che bene comune.

Per fare chiarezza occorre aggiungere che se da un lato Leva, in qualità di segretario, snobba i propri candidati e appoggia un uomo fuori dagli schemi, indipendente ma politicamente vicino a quei poteri forti che hanno governato la regione negli ultimi dieci anni, è pur vero che tutti sanno – anche i candidati che stanno protestando – che la candidatura del Presidente di Unioncamere, Frattura, è stata dettata e “imposta” direttamente da Roma e dalle segreterie del Pd e dell’Idv (l’uomo decisivo sembra essere stato l’ex sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso).

Ha quindi senso chiedere lumi a Roma se da Roma è arrivato il pass decisivo per Frattura?

Certo è che l’ultimo dei comunisti, Michele Petraroia, si trova nella non invidiabile posizione tra l’incudine e il martello. Se da un lato è accusato che la sua candidatura è funzionale al progetto moderato portato avanti da Ruta, Leva e Frattura, dall’altro – se dovesse abbandonare la competizione – verrebbe accusato di vigliaccheria. Non proprio una bella situazione per l’ex segretario regionale della Cgil.

D’altro canto ci sono da registrare le defezioni dal comitato per le primarie sia di Rifondazione Comunista sia di Partecipazione Democratica, che insieme ai Movimenti – o almeno a quella parte di Movimenti che all’inizio di questa estate era riconducibile al portavoce regionale di Libera, Franco Novelli, e ai professori Leo Leone e Umberto Berardo – sono al lavoro per preparare un programma alternativo su cui far confluire più partecipazione possibile e in ultima analisi trovare il nome che possa fare sintesi. Una sorta di esperimento nuovo a sinistra. Finirà anche questo nel dimenticatoio?

Ad ora l’unica certezza riguarda la minaccia di querela fatta dal Prc nei confronti del comitato delle primarie, per via dell’utilizzo del simbolo partitico nel sito ufficiale del comitato, nonostante loro siano fuori dalla competizione.

Da qui all’undici settembre ne vedremo delle belle e sicuramente, scusate l’accostamento, più di qualche torre cadrà.

 

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