PRIMARIE IN MOLISE/ Voglio trovare un senso a questa storia…

Un analisi al fulmicotone, quella di Corroppoli, che si scaglia con efficace veemenza contro “i bei faccioni abbronzati” del centrosinistra, i soliti Gattopardi che si muovono felpati per cambiare tutto e non cambiare niente. Il segretario “senza palle”, la velina, il giovane vecchio, i masochisti: sembra di stare in un girone dantesco in cui, come al solito, a pagare sono gli elettori che vogliono un cambiamento ma che non sanno più che pesci pigliare.

di Alessandro Corroppoli

i_gattopardi_molisaniSe le primarie, qui in Molise, fossero davvero un punto di partenza, di confronto su una linea guida e su fatti concreti che potessero portare a delle migliorie nel sistema regione, allora avrebbero un senso. Ma, ad oggi le primarie, sia per chi ne resterà fuori, come l’Idv, che per i partiti e i movimenti che invece parteciperanno , hanno portato solo divisioni, invidie e lotte intestine, dove l’unico collante, vecchio obsoleto e retorico, è quello di mandare a casa Michele Iorio e distruggere il suo Regno.

Le primarie, diciamocelo apertamente, non sono mai piaciute a quegli stessi personaggi che le hanno indette: Roberto Ruta, Danilo Leva e i loro commensali hanno cercato fino all’ultimo momento utile di non utilizzarle per indicare  lo sfidante di Michele Iorio, tanto è vero che il ritardo con cui è stato presentato il regolamento – che poi è un semplice copia incolla di quello utilizzato dal Pd nel 2009, quando i democratici hanno eletto il loro segretario regionale – non è dovuto allo studio e all’impegno profuso per realizzarlo, ma piuttosto alla ricerca di un uomo che fungesse da collante ad un centrosinistra unito e costringesse anche “ l’incorruttibile Idv” a scendere a patti.

Ad ora i “no” ricevuti dal duo Ruta – Leva sono tre. Il primo rifiuto è quello di Antonio Di Pietro, indicato da Ruta in una conferenza stampa nel bel mezzo della campagna elettorale per le consultazioni provinciali dello scorso maggio: “Se Antonio Di Pietro dovesse decidere di scendere in campo in prima persona e sfidare a novembre Michele Iorio ci uniremo tutti sotto il suo nome rinunciando alle primarie”. Ma l’ex ministro ha elegantemente declinato l’offerta, rifugiandosi e concentrandosi sugli sviluppi nazionali e, notizia di questi giorni, sulle Primarie nazionali.

Gli altri due “no” sono arrivati rispettivamente da Giuseppe De Rita, 82enne, Presidente Nazionale del Censis, che rifiutò anche cinque anni fa, e da quel Giuseppe Narducci, Pm di origini molisane, da poco nominato assessore nella nuova giunta De Magistris a Napoli.

Dopo tre schiaffi di questa portata c’è stata la presentazione del regolamento, non senza aver fatto un ultimo tentativo, contattando quell’Antonio Chieffo (che come da noi anticipato è impegnato alla costruzione del Terzo Polo, prospettiva non smentita), ex Presidente della provincia di Campobasso proprio per il centrosinistra, al quale è stata proposta dapprima la poltrona da sfidante unico e poi la promessa di fargli vincere le primarie. Se il piano è saltato, lo si deve solo al rifiuto unanime dei commensali del tavolo di centrosinistra.

A pochi giorni dalla presentazione ufficiale dei nomi la situazione è abbastanza tranquilla, anzi sotto certi punti di vista anche migliorata in prospettiva Novembre: l’apertura dell’Idv è un segnale positivo in tal senso, anche se sul groppone pesano le dichiarazioni di Antonio Di Pietro fatte alla Camera dei deputati: “ Qual è il programma del centrosinistra? Noi cosa facciamo?”.

Nel “Regno del Molise”, per citare Vinicio D’Ambrosio, il j’accuse di Di Pietro diventa ancora più dirompente.

E se Di Pietro avesse ragione? E se queste primarie fossero soltanto un modo per riequilibrare e riorganizzare il potere all’interno del Pd?

Che il Pd sia attraversato da un’onda anarchica lo dimostra il fatto che quasi tutti i maggiori esponenti del partito, dai consiglieri regionali fino all’ultimo dei militanti passando per i dirigenti regionali, fanno un pò come gli pare; con l’aggravante di un segretario regionale, che non ha le palle di interpretare lo statuto del suo partito e candidarsi alle primarie, tentando di vincerle per poi lanciare la sfida a Michele Iorio. E invece cosa fa? Pensa solo a tutelare la propria posizione attraverso giochi di prestigio che hanno del grottesco.

Risultato: la lista di nomi che sta venendo fuori non suscita entusiasmo e soprattutto impedisce quella spinta propulsiva necessaria a creare una massa critica di cittadini, per un cambiamento che per il nostro territorio sarebbe epocale.

In sostanza non emerge la possibilità di avere una classe politica alternativa, autorevole e rinnovata. La pochezza e la miseria che si prospetta all’elettore del centrosinistra a Settembre è tutta da ricondurre ad un solo fattore: il nesso tra la capacità di guida della classe politica e i fermenti e i mutamenti importanti dell’opinione pubblica.

D’Ascanio e D’Alete rappresentano un passato che non teme futuro, anche a costo di prendere continue umiliazioni: masochisti?. Massimo Romano è il giovane che si comporta come un buon vecchio democristiano, l’attendismo è diventata la sua arma di seduzione: perché? Non è più valida come scusante il dover riunire tutta la documentazione, buona, del lavoro svolto in questi cinque anni in consiglio regionale, è arrivato il momento di sciogliere gli indugi: dentro o fuori, consigliere Romano? Oppure l’attesa è nella speranza che si applichi nei suoi confronti il metodo Fanelli, viste le difficoltà a far candidare Paolo di Laura Frattura e diventare lui l’uomo dei ‘partiti forti’ del centrosinistra?

Paolo di Laura Frattura, lusingato dalla prospettiva di essere il nuovo Presidente della regione Molise ma molto meno invogliato a passare attraverso le primarie, perché ben conscio che il suo elettorato è un elettorato moderato di centrodestra che difficilmente andrebbe a sostenerlo, spera e si augura che il compagno Leva e l’amico Ruta convincano i vari Natalini e company a far convogliare su di lui i voti necessari per sconfiggere gli altri pretendenti. Riuscirà nella sua opera di convincimento?

A sinistra di questo primo blocco ufficiale spuntano gli antichi ‘cespugli’ del defunto Ulivo prodiano, vale a dire il Pdci, il Prc, Sel e il movimento del senatore Astore, Partecipazione Democratica, che stanno cercando un nome per unire la sinistra più radicale e avere più peso nel futuro tavolo delle trattative. Ad oggi oltre le buone intenzioni non si va, tutto tace e tutto ruota attorno alle decisioni che prenderanno i leader del centrosinistra.

Fuori dagli schieramenti avanzano le idee, interessanti certo ma non ancora tali da scatenare critiche credibili, in ogni caso un tentativo lodevole e importante. Il cosiddetto gruppo Facebook ha lanciato nei giorni scorsi le sue primarie, terminate ieri sera, e il vincitore è un outsider come Michele Di Giglio, anche se tesserato Pd (l’anarchia di cui si accennava prima), seguito da Nicola D’Ascanio e da Franco Di Biase, ideatore del gruppo (anche lui tesserato Pd). Sconfitti i più conosciuti Romano e Petraroia. Eppure, in un gruppo che vuole creare l’alternativa al sistema esistente, che senso ha candidare chi del sistema ne fa parte a tutti gli effetti (come Petraroia e Romano stessi)? Ma soprattutto il dato negativo, nonostante l’idea innovativa, è rappresentato dalla scarsa affluenza alle urne (virtuali): su 688 membri del gruppo solo un risicato 20% è corso a cliccare il suo favorito. Anche se le prime polemiche all’interno del gruppo non mancano e a incalzarle è il solito buon Franco Valente.

Infine il gruppo che fa riferimento al presidente di Libera, Franco Novelli, e a Leo Leoni e Umberto Berardo, che si riunirà nei prossimi giorni e valuterà, dopo svariati appelli a tutto il mondo dell’associazionismo e politico vicini ai valori della sinistra, se scendere in campo con un loro nome, da scegliere attraverso primarie interne, oppure  prendere altre vie.

Concludiamo questa carrellata del vuoto con un terzetto di nomi che non scade mai: Antonio D’Ambrosio (Pd), la velina televisiva del centrosinistra – il suo sorriso è sempre presente da dieci anni a questa parte nelle sconfitte del centrosinistra – ; Augusto Massa (Pd) ex Sindaco di Campobasso, ex Presidente della Provincia di Campobasso, ex Parlamentare speriamo che diventi presto anche ex candidato, e Domenico Di Lisa (Pd) ex consigliere regionale e attuale Sindaco di Roccavivara per il quale ogni occasione è buona per presentare il suo bel faccione: stendiamo un velo pietoso.

Appunto i faccioni: queste sono e saranno le primarie dei nomi e dei faccioni, dove gli interessi dell’opinione pubblica, della tanto decantata società civile sono e saranno ancora una volta messi da parte.

Conferma di questa teoria la si ha andando a leggere, ad esempio, i dati di partecipazione alle ultime due consultazioni effettuate, le provinciali di Campobasso e i Referendum. Rimanendo al solo dato di affluenza, per la provincia di Campobasso abbiamo un 49% nel primo caso ed un 63% nel secondo. Se analizziamo questi dati possiamo dire che in quel 49% bisogna includere tutto il voto del centrodestra mentre nel 63% del referendum una grossa fetta dell’elettorato del Pdl è assente e ciò dimostra che il cittadino più che dei nomi e delle facce abbronzate ha bisogno di cose concrete. Purtroppo, però, il nucleo centrale del centrosinistra molisano è costituito da un blocco di potere indifferente ai movimenti della società civile, perché non crede all’esistenza di una società civile (il capello che ha tentato di mettere nella vittoria al referendum Danilo Leva è quantomeno mostruoso), una reale società civile unita e propositiva.

Cosa che in parte è vera.

Abbiamo una società civile frammentata, incattivita, incivile oserei definirla, che si ricompatta di volta in volta per settori e interessi senza che possa diventare davvero un soggetto politico sociale forte, che possa attraversare e indirizzare sotto una guida politica alternativa e autorevole un mutamento sostanziale.

Lo straordinario risultato referendario doveva svegliare le coscienze e far muovere tutto l’apparato su un asse portante fatto di proposte concrete, in scia con quelle che sono state le risposte date dai cittadini ai quattro quesiti, ed invece non è accaduto nulla e non accadrà nulla di politicamente innovativo.

Ed allora, e ancora, ha proprio tutti i torti Di Pietro nel chiedersi: “Ma noi cosa facciamo? Cosa proponiamo oltre ai soliti nomi?”

 

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