PRIMARIE IN MOLISE/ I giochini del centrosinistra, i mal di pancia del centrodestra

In apparenza tutto tace. Eppure sotto questa calma apparente, nei due blocchi politici regionali sta divampando un incendio di proporzioni gigantesche in vista delle prossime consultazioni regionali di Novembre. Se il centro-sinistra ha riscoperto le primarie (ma sembra più un’imposizione romana), il centro-destra ha iniziato il balletto dei distinguo nei confronti di Michele Iorio.

di Alessandro Corroppoli

primarie_moliseLe Primarie farlocche del centro-sinistra.

Come dicevamo in apertura, l’inversione a ‘U’ dei massimi dirigenti regionali del centro–sinistra in favore delle primarie come metodo di scelta per il futuro candidato Presidente è più un’imposizione degli uffici romani del Pd che un’illuminazione sulla via di Damasco. Indiscrezioni ci dicono che il povero Danilo Leva abbia ricevuto una ‘sculacciata’ non indifferente da Bersani in occasione del dopo voto, sia per il risultato (misero) ottenuto e sia per la gestione complessiva politico – strategica del partito e della coalizione in generale.

Il gran timoniere come al solito è Roberto Ruta che si contraddice in continuazione – infatti allo stesso tempo dichiara di fare un passo indietro (sic!) ma detta la linea – e inizia il suo show in piena campagna elettorale (per le Provinciali), proponendo prima l’attuale Presidente della Camera di Commercio di Campobasso Paolo di Laura Frattura e poi, nel dopo voto, lanciando pubblicamente lo stesso Frattura e Danilo Leva.

Ad oggi questi due nomi sembrano congelati.

Il disegno di Ruta in qualche modo ricalca i passi che hanno portato alla candidatura di Micaela Fanelli (con l’unica variante appunto delle primarie), ovvero candidare un uomo fuori dagli schemi tradizionali del centro–sinistra (come la Fanelli o Frattura) e che sappia concentrare su di sé anche quei poteri forti scotenti di Michele Iorio. Un’operazione teoricamente affascinante se non fosse per tre fattori, che di fatto ne bocciano la realizzazione: lo stesso Paolo di Laura Frattura si è più volte tirato indietro smentendo una sua candidatura; i cosiddetti ‘poteri forti’ non solo non si sono uniti ma non hanno esultato minimamente a tale proposta; nonostante le primarie, Paolo di Laura Frattura non sarebbe visto di buon occhio per via dei suoi trascorsi politici, più volte candidato con Forza Italia, da gran parte dei dirigenti politici e dalla quasi totalità della base (militanti e semplici simpatizzanti) del centrosinistra.

Quindi una bocciatura totale sul primo nome, mentre su Danilo Leva bisogna fare un approfondimento. Ed è proprio qui che le primarie, queste primarie, diventano farlocche: vediamo perché.

Leva, proposto da Ruta, non ha detto un “no” definitivo alla sua candidatura ma semplicemente ha fatto un passo indietro, memore delle sgridate di Bersani e tenendo ben presente la sua posizione nel partito, dove tanti ‘democratici’ lo aspettano al varco per impallinarlo. Ed allora Roberto Ruta rimarrebbe a mani vuote? E perché le primarie allora?

Su una cosa Ruta è estremamente coerente ed è quella della promozione del suo marchio e del suo nome: ha sempre dichiarato di non volersi candidare in nessun modo alle consultazioni regionali, a lui in definitiva stare nei banchi nel consiglio regionale non interessa minimamente ,come d’altronde ha dimostrato la sua scelta nel 2006 optando per uno scranno Parlamentare nell’allora Governo Prodi. Ecco perché punta ad una ricandidatura da deputato. Ed è in questo contesto che va inserito il suo attuale silenzio, che possiamo interpretare come un accordo tra Ruta e i consiglieri regionali del Pd: “Io lascio a voi le decisioni finali ma voi non mi intralciate la strada nella candidatura al Parlamento”.

I consiglieri regionali del Pd sono quattro: Danilo Leva, Pardo Antonio D’Alete, Michele Petraroia e Francesco Totaro. Questi signori, più che pensare al rilancio della coalizione e a proporre ricette salutari per il rilancio del Molise, stanno coltivando spudoratamente il proprio orticello in via IV Novembre.

In sostanza, il ragionamento che fanno i nostri novelli moschettieri è questo: Leva non si candiderebbe alle primarie sia per non rischiare di essere sconfitto e sia perché è sicuro di una sua rielezione nella circoscrizione di Isernia. Mentre gli altri tre temono che uno di loro possa rimanere fuori dall’aula e non possa far parte della prossima classe amministrativa ecco perché intendono mandare uno di loro alle primarie, farlo vincere, candidarlo Presidente e garantirgli il posto in consiglio regionale.

Francesco Totaro, graziato in qualche modo dalla non scesa in campo di Vittorino Facciolla – Sindaco del suo paese, San Martino in Pensilis, il quale secondo voci di corridoio aspirerebbe in futuro a candidarsi per il Parlamento – dei tre è il meno appetibile come ‘Presidente’ e quindi si rincandirebbe come semplice consigliere, forte dei suoi voti locali, anche se avrebbe bisogno di una deroga visto che si tratterebbe del terzo mandato.

La corsa si ridurrebbe quindi a due nomi, Michele Petraroia e Tonino D’Alete, con quest’ultimo attualmente favorito per due motivi. Primo, nei confronti degli altri due ha avuto meno preferenze sul territorio, stando alla scorse regionali; secondo, D’Alete in virtù di una norma dello statuto del Pd, come Totaro, non è candidabile per la terza volta, previo una deroga. Ma, dato che una deroga verrà concessa a Totaro per via della sua maggiore forza elettorale e per evitare di darne una seconda e favorire di conseguenza l’entrata di altri nomi nelle liste del Pd, D’Alete sarebbe il favorito quale candidato Presidente nelle primarie di Settembre.

In questo contesto, già di per sè affollato per il Pd, si va a registrare la volontà di candidarsi di Augusto Massa, a cui il ruolo di consigliere comunale di opposizione a Campobasso va molto stretto, che aspirerebbe a rientrare nella politica che conta attraverso un buon risultato alle primarie.

Quindi dal fronte del Pd attualmente abbiamo questa situazione: sicuramente un candidato sarà un’attuale consigliere regionale, con D’Alete favorito e l’incognita Augusto Massa.

Nel resto della coalizione si dà quasi per scontata la candidatura dell’ex Presidente della Provincia di Campobasso Nicola D’Ascanio, che ha già dato vita al suo comitato politico e si sta muovendo su tutto il territorio molisano, per costruire la squadra che dovrà supportarlo. Ma lo stesso D’Ascanio, stando ai primi sondaggi, non scatena entusiasmi nel popolo del centro–sinistra.

Poi abbiamo l’incognita di Sinistra Ecologia e Libertà. Dai vendoliani molisani, ad oggi, non è trapelato nulla in fatto di nomi e strategie, anche perché attualmente non si hanno notizie di chi comanda all’interno del partito. I soliti pettegolezzi politici ci dicono che se ad alzare la voce è Mauro Natalini, Sel si adeguerà a quello che Roberto Ruta ordinerà, mentre se ad alzare la voce sarà Rino Ziccardi, Sel si adeguerà a quello che Augusto Massa ordinerà. Non proprio una bella situazione, se questa è la situazione all’interno di Sel.

Chi ha creato un minimo di entusiasmo, sempre stando ai primi sondaggi effettuati, è Massimo Romano, a patto che il consigliere regionale di Boiano sia l’altra metà del cielo, da contrapporre al disegno Alternativ@ del Pd di Leva e Ruta. Romano, interpellato telefonicamente, non smentisce una sua possibile discesa in campo ma prima di farlo vorrebbe consultarsi e tentar di costruire con il maggior numero di soggetti possibili un programma valido non solo per le primarie ma eventualmente per sconfiggere Michele Iorio a Novembre.

Chi sembra fuori dai giochi è il senatore Giuseppe Astore, che vorrebbe essere il candidato unico del centro-sinistra ma senza passare per le primarie, reclamando per sè lo stesso trattamento che verrebbe riservato ad Antonio Di Pietro. Sicuramente il suo movimento non rimarrà fermo, appoggiando Nicola D’Ascanio?

Infine abbiamo la società civile, gli autoconvocati e il popolo di Facebook.

Piccola premessa. In tutti i comunicati stampa fatti fin’ora si è sempre sottolineato come il centro-sinistra molisano abbia indetto le primarie, ad esclusione dell’Idv su cui torneremo più avanti, unendo i partiti tradizionali, i movimenti e la società civile. In questa bugia enorme quanto il Colosseo c’è un fondo di verità e riguarda i movimenti, che nella fattispecie sono Alternativ@, Costruire Democrazia e forse Partecipazione Democratica, mentre di tutto quel popolo che ha portato alla vittoria referendaria neanche l’ombra.

Partiamo col dire che autoconvocati e popolo di Facebook, che fa riferimento a Franco Di Biase, qualche giorno addietro hanno avuto un primo incontro al dopo lavoro ferroviario a Campobasso ma, oltre ad una buona presenza numerica e ai soliti slogan di cambiamento, concretamente non c’è stato nulla, se non il mettere in mostra Augusto Massa, Angelo Di Toro e uomini vicino a Michele Petraroia. 

Poi abbiamo il mondo dell’associazionismo e della società civile, e citiamo solo tre degli undici che qualche giorno addietro hanno lanciato il loro appello, vale a dire Umberto Berardo, Franco Novelli e Leo Leone, i quali oltre a contestare il loro non coinvolgimento attivo ai famosi tavoli criticano anche il testo del regolamento approvato, che ricalcherebbe le orme e i passi di quello ambiguo che nel 2009 consentì a Danilo Leva di vincere le primarie del Pd. Abbiamo raggiunto telefonicamente il professor Umberto Berardo, cui abbiamo chiesto se hanno già un nome da calare in campo. Berardo ci dice che i nomi ci sono, bisogna solo scegliere collegialmente e rimanda ogni decisione a domenica sera, quando a Montelfacone del Sannio si riuniranno e prenderanno una decisone definitiva.

Quindi anche nella parte più a sinistra le acque son abbastanza torbide.

E l’Italia dei Valori come si comporterà?

Sappiamo che sicuramente non parteciperà alle primarie e sappiamo anche, parole di Antonio Di Pietro, che se i nomi che verranno fuori dalle primarie saranno i soliti noti, l’Idv non vorrà avere niente a che farci e andrebbe in solitudine contro Michele Iorio e il centro-destra, mentre deduciamo che se il vincitore o comunque i partecipanti alle primarie fossero facce nuove, l’Idv sarebbe ben disposta ad allearsi col resto della coalizione per trovare un accordo programmatico e politico.

Quindi, ricapitolando, diciamo che allo stato attuale i candidati sicuri e possibili alle primarie di Settembre sarebbero Nicola D’Ascanio, Tonino D’Alete, Augusto Massa, Massimo Romano e uno del mondo della società civile.

Con questi nomi e con questi giochi quasi sicuramente l’Idv non farà squadra unitaria per Novembre. Ed allora converrebbe al Pd, e  più in generale a quelle forze politiche che hanno indetto le primarie, continuare in questo gioco misero fatto di personalismi ed egoismi oppure far fare un passo indietro a tutti i primi attori e scendere allo stesso livello del popolo, e cercare candidature davvero alternative che possano allo stesso tempo entusiasmare gli elettori del centro-sinistra e riavvicinare l’Idv? Ad oggi la risposta è no.

 

I risentimenti all’interno del centro destra.

Se Sparta piange Atene non ride. Anche il centro-destra nostrano ha i suoi bei mal di pancia, a cominciare dalla Provincia di Campobasso, dove l’esclusione di Futuro e Libertà dall’esecutivo di via Roma creerà non pochi problemi a Michele Iorio.

Ma anche qui andiamo con ordine.

Il primo a lamentarsi e a prendere posizioni anche forti, in certi casi, nei confronti di Michele Iorio, è l’Assessore alla programmazione Gianfranco Vitagliano, in forte difficoltà di consensi. Ricordiamo che già nel 2006 gli elettori termolesi e basso molisani lo bocciarono, impedendogli l’accesso in Consiglio regionale dalla porta principale e fu solo grazie a Michele Iorio, che lo volle assolutamente al suo fianco, se riuscì nel suo intento.

Oggi le sue quotazioni sono date ulteriormente in ribasso e indiscrezioni ci fanno capire che le sue prese di posizioni sono solo strumentali e fatte apposta per garantirsi comunque una poltrona in via IV Novembre nel prossimo autunno.

Quelli che invece sembrano fare sul serio sono Gianfranco Fini e Antonio Chieffo.

Il primo, anche in virtù degli ultimi sviluppi alla provincia di Campobasso, sembra aver dato l’aut aut a Pallante e ai suoi seguaci: il post-fascista Fini vuole che anche in Molise Fli si presenti come Terzo Polo e partecipi alla competizione elettorale di Novembre con un proprio candidato Presidente. Per ora Pallante nicchia, ma una decisone e una risposta dovrà essere presa e data prima della pausa estiva, anche perché qualcosa al centro si muove.

Antonio Chieffo mastica ancora amaro per le decisioni prese nel rimpasto di governo fatte da Michele Iorio nello scorso autunno, tanto da farlo allontanare quasi definitivamente dal governatore. Fino a qualche giorno fa si vociferava di un suo ritorno nel centro-sinistra e di una sua possibile candidatura alle primarie, ma sembra che questa idea sia stata respinta al mittente da tutti gli invitati al tavolo. Invece sembra molto plausibile e veritiera una sua discesa in campo a Novembre, come candidato Presidente del Terzo Polo.

Secondo spifferi romani le manovre sembrano ben avviate e il più in difficoltà pare essere proprio Quintino Pallante, legato politicamente a Fini ma legatissimo a Michele Iorio, sia politicamente che umanamente. Ed allora Pallante chi pugnalerà: Michele Iorio o Gianfranco Fini? Staremo a vedere.

Se così rimanesse lo scenario, a Novembre avremo Miche Iorio candidato del centro-destra e Antonio Chieffo come candidato del Terzo Polo.

In questo modo si riaprirebbe anche la corsa alla poltrona di Governatore, che ad oggi e per i prossimi 5 anni è saldamente incollata sotto i suoi glutei, con un accordo tra il centro–sinistra e il Terzo Polo – sempre secondo voci romane – che sembra già essere stato stipulato. Ammesso che tra i vertici dei due schieramenti si creino le situazioni sopra riportate.

Tutto ciò giustificherebbe anche la scelta di un candidato debole e non amato, alle primarie, da quella parte di centro-sinistra riconducibile al duo Ruta/Leva perché, appunto, sarebbero forti di un accordo al centro, tra moderati, con il Terzo Polo, per l’eventuale ballottaggio e per chiudere il cerchio con l’ennesimo cavallo di ritorno.

 

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