PDL MOLISE/ In attesa dei congressi, la maggioranza è lacerata da ricatti e personalismi

di Alessandro Corroppoli

“C’è poi un’altra cosa che va detta con chiarezza: non potranno essere congressi a tavolino o dominati dall’alto. La gente si è iscritta perché vuole contare. Ha diritto di contare e questo suo diritto va tutelato a tutti i costi”. Così parlò il governatore della regione Lombardia, Roberto Formigoni, uomo forte di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere, e primo sfidante di quell’Angiolino Alfano che viene dato sicuro vincitore ma che sicuramente avrà le sue belle gatte da pelare, tra cattolici, ex An e cani sciolti, tutti in attesa del proprio osso ora che il monarca Berlusconi è solo una figura ornamentale del panorama Pdl. E in Molise, a pochi giorni dai congressi, anche se quello di Isernia è stato rinviato per i problemi in Via Berta (alla faccia delle Elezioni del popolo!), chi è l’uomo forte?

Michele_Iorio_e_i_nuvoloni“Cinquemila molisani hanno deciso di iscriversi al Popolo delle Libertà” annunciavano in modo trionfante i tre coordinatori molisani L’Ulisse Furioso, L’Edicolante di Larino e Mazzamazzella, alias Ulisse Di Giacomo, Pierluigi Lepore e Luigi Mazzuto.

Numeri importanti e sotto certi versi impressionanti, che servono a spaventare gli avversari politici ma soprattutto a contarsi all’interno. Militante per militante, il peso specifico dei colonnelli e dei trombati alle ultime consultazioni elettorali si farà sentire in modo energico. Per ora non è una guerra a tutto campo ma una guerra che si combatte in trincea, tra ricatti, prese di posizione e poltrone negli enti regionali.

Ufficialmente – se si escludono le tessere controllate dall’assessore alla Sanità Filoteo Di Sandro, che proporrà il suo uomo Alessandro Altopiedi come coordinatore della provincia di Isernia – sono tutti schierati dalla parte del Rais Michele Iorio.

Eppure, in realtà, uomini molto vicini a lui tramano per usurparne il potere e depotenziarne, ancor di più, il ruolo di leader, di un leader uscito malconcio dalle urne del 16 e 17 ottobre scorsi, che però cerca di sfruttare la sua enorme capacità mediatica e la sua prepotente rete ultra decennale per piazzare uomini a lui devoti in posti di comando.

Come abbiamo già scritto in un recente passato il Kommissario Iorio punterebbe su una figura nuova, un poco conosciuto e vicino al mondo cattolico, seguendo il trend nazionale che vede in forte ascesa uomini di Comunione e Liberazione, come Roberto Formigoni e Maurizio Lupi.

Per fare ciò l’inattendibile Presidente ha dapprima piazzato Antonio Di Rocco alla presidenza dello Zuccherificio; successivamente ha sistemato Quintino Pallante alla presidenza dell’Arpa Molise; regalerà la presidenza dell’Arsiam a Camillo Di Pasquale e il trono di Molise Acque a Michele Picciano. A tutto ciò bisogna aggiungere l’alleanza con l’attuale europarlamentare Aldo Patriciello, cui è stato garantito un posto nel Parlamento Italiano.

Ma per continuare a regnare ancora il Presidente cercherà, anche, di farsi dare una mano dalla sua dolce metà, alias Gianfranco Vitagliano, e dalla Thatcher di Bojano Angiolina Fusco Perrella. Ma se quest’ultima ha fatto squillare i telefoni dei suoi molti elettori e referenti su tutto il territorio regionale, invitandoli a tesserarsi, per Vitagliano le cose sono leggermente in evoluzione.

L’Assessore, che non ha il passo di Iorio, e che secondo i ben informati potrebbe giocare un colpo gobbo al governatore regionale, verrebbe aiutato da quel Nicola Cavaliere che in una recente intervista fa notare come “4200 voti non possono rimanere fuori dalla giunta regionale e che prima o poi il governatore dovrà tenerne conto”. Tradotto: “Presidente o mi restituisci la mia  poltroncina oppure rifarò l’arredamento del mio ufficio da un altro mobiliere”.

E il mobiliere in questione è proprio Vitagliano, che nel silenzio assoluto è riuscito a costruire una rete molto forte che comprende i delusi dalle scelte fatte da Michele Iorio, a margine della sua proclamazione, e gli uomini a lui vicini in quel bacino industriale conosciuto come Cosib.

Ma a dettare i tempi e le strategie non saranno tante le alleanze o le ambizioni legittime di ognuno, ma l’esito del ricorso al Tar del 17 maggio prossimo. Quanti e quali dei dirigenti politici citati punteranno ancora su Palazzo Moffa piuttosto che su Montecitorio? E se Michele Iorio dovesse decidere di abdicare volontariamente prima del 17 maggio?

Ad oggi due sono le certezze. Primo, la maggioranza nonostante una facciata di unità è lacerata da personalismi e ricatti; secondo, più che seggi per le primarie si voterà in veri è propri confessionali da Grande Fratello. Chi verrà nominato?

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