PD MOLISE/ Retroscena sull’assemblea regionale: la coerenza del boh…

di Alessandro Corroppoli

A voler esser buoni si potrebbe dire che la storia molisana del Partito Democratico abbia tutti i requisiti per una sceneggiatura da telenovela argentina: amori a prima vista, litigate al limite della rottura – pardon, frattura – accuse e veleni vari, per poi sfociare in un (atteso?) lieto fine. A voler essere cattivi, invece, la storia del Pd molisano è molto più simile ad una vera tragedia greca, di cui l’ultimo atto è andato in onda ieri sera nell’ennesima assemblea del “vorrei ma non posso”.

pd_molise_coerenza_del_bohLa storia si ripete sempre con gli stessi errori. Ieri sera si è svolta l’assemblea regionale del Partito Democratico a due mesi di distanza dalle consultazioni elettorali dello scorso ottobre. Un’assemblea che aveva due punti all’ordine del giorno. Il primo, l’analisi del voto, e il secondo – molto più interessante – la campagna acquisti per rafforzare una squadra a tratti sgangherata.

Se il primo punto lo si può archiviare come l’ennesima sconfitta della classe dirigente di tutto il partito, nessuno escluso, compresi quindi i vari Ecodem, Modem o Spiderman che dir si voglia, per il secondo punto bisogna fare alcune considerazioni.

Il duo delle meraviglie altrui (Ruta – Leva) ha tentato l’ennesimo colpo gobbo ad una minoranza sonnolente e compiacente, cercando di far aderire ufficialmente al partito sia Paolo Di Laura Frattura, candidato presidente del centrosinistra alle regionali, che Micaela Fanelli, candidata presidente per il centrosinistra alle provinciali di Campobasso.

Se per il Sindaco di Riccia, Fanelli, si registrano forti niet da parte della sinistra del partito, nonostante l’ultima sponsorizzazione del Senatore Peppe Astore, per il leader dell’opposizione in consiglio regionale la situazione è un po’ più complessa, perché – piaccia o meno – è l’unico uomo politico del centrosinistra ad avere un minimo di credibilità e godere del gradimento della maggioranza del popolo di centrosinistra (lo spread tra il suo risultato elettorale e quello dei partiti ne è una prova) .

Mercoledì 14 dicembre, in occasione del convegno organizzato dal Gruppo Facebook “Unire Il Centro Sinistra”, l’intervento di Frattura in merito all’importanza dei partiti politici è stato molto chiaro: “Bisogna tornare ai partiti, ma bisogna che i partiti siano aperti in modo tale che la società e i cittadini possano entrarci come di solito entrano nelle proprie case”.

Tradotto: per fare politica con la ‘P’ maiuscola bisogna entrare nei partiti.

Il retroscena più importante riguarda quanto successo qualche ora prima dell’incontro, quando si sarebbe deciso di tenere (per il giorno seguente) una conferenza stampa congiunta tra il segretario regionale del Pd, Danilo Leva, il leader di Alternativ@ Roberto Ruta e, appunto, Paolo Frattura. Obiettivo principale: ufficializzare l’ingresso di quest’ultimo nel Pd.

Ed invece, come tutti hanno avuto modo di constatare, alla conferenza stampa si è presentato il solo Leva, carico di buone intenzioni e pronto a rilanciare un partito che col passare del tempo assume sempre più i connotati della corazzata Potëmkin.

Cosa è successo, quindi? Perché il segretario del Pd era solo?

Il duo delle meraviglie altrui (Ruta-Leva) aveva un programma ben preciso, uno schema ben studiato a tavolino, che prevedeva l’entrata di Frattura nel Pd, la qual cosa avrebbe permesso a Leva di presentarsi dimissionario all’assemblea. Motivo? Addolcire i più aspri oppositori del segretario.

Con l’entrata di Frattura nel Pd, infatti, Leva si sarebbe presentato dimissionario di fronte ai suoi militanti e avrebbe abdicato anche come capogruppo in sede di Consiglio Regionale, indicando come proprio sostituto lo stesso Frattura, che in un sol colpo sarebbe diventato leader di tutta l’opposizione e uomo forte del Pd.

Invece Frattura, che forse ci vede più lungo di tutti, ha rinviato il matrimonio, con la scusa ufficiale che la conferenza dell’annuncio non era stata concordata tra i tre partecipanti, ma solo dai due meravigliosi alternativi democratici.

Nelle loro intenzioni Frattura, già da ieri sera, avrebbe dovuto parlare come leader del Pd senza, forse, neanche chiederglielo. Mossa che avrebbe sicuramente smussato i toni dei vari dissidenti, tra cui Augusto Massa e Michele Petraroia, e che avrebbe permesso  di rafforzare le posizioni dei due dirigenti democratici in vista delle prossime consultazioni elettorali ( TAR permettendo).

Ed invece Frattura, che avrà annusato aria di bruciato, ha passato la mano. Mentre nel Pd continua a regnare, chissà per quanto ancora, la coerenza del boh…

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