OPERAZIONE TRICK TRUCK/ Truffa da 121 milioni di euro, coinvolti soggetti molisani

La vasta operazione di polizia giudiziaria e tributaria denominata “Trick Truck“, è stata conclusa nella mattinata di ieri dalla Guardia di Finanza di Cassino sotto il coordinamento del Comando Provinciale di Frosinone. L’operazione, denominata “Trick Truck”, riguarda una maxi indagine nel settore degli autotrasporti, che ha permesso di svelare una truffa di 121 milioni di euro sottratti alle imposte dirette. Coinvolti soggetti molisani…

operazione_guardia_di_finanza“L’inchiesta è nata da un’attenta analisi d’intelligence posta in essere dalle Fiamme Gialle, che unitamente al controllo economico del territorio, ha permesso di individuare alcuni settori strategici del tessuto economico della Ciociaria e dell’Alta Terra di Lavoro, considerati “a rischio” per l’evasione e la frode fiscale.

Tra i settori portanti dell’economia della provincia di Frosinone, infatti, l’autotrasporto, riveste particolare rilevanza, sia per fatturato che per livello di occupazione.

Si è resa doverosa, pertanto, una vasta attività di controllo nel settore, al fine di accertare eventuali evasioni fiscali con forti ricadute sulla libera concorrenza e sulla legalità del fiorente mercato dei trasporti frusinate.

Le investigazioni giudiziarie, tributarie e bancarie sono state rivolte ad un gruppo di imprese individuate sulla base di parametri di pericolosità fiscale.

In particolare, si è partiti da indici sintomatici della capacità contributiva di alcune persone fisiche, che rivestivano cariche amministrative nell’ambito di aziende con apparente bassa redditività: tali indici consistevano essenzialmente in abitazioni ed automobili di lusso.

Rilevata la sproporzione tra reddito e tenore di vita degli amministratori delle imprese attenzionate, sono partite le verifiche fiscali, che hanno accertato come il meccanismo fraudolento posto in essere per evadere le tasse è quello meglio noto come “frode carosello”.

Si tratta di una classica fattispecie di evasione fiscale internazionale, attuata attraverso una lunga serie di società, tutte fittizie ed intestate a prestanomi, che scaricano ognuna sull’altra il carico tributario, senza che nessuna lo versi allo Stato.

Tutto il meccanismo evasivo veniva compiuto attraverso una fitta rete di società, tutte operanti nel settore dei trasporti: sono ben venti le imprese verificate, e molte di più quelle oggetto di controlli più brevi.

I soggetti alla base della truffa sono originari della Ciociaria, del Molise, della Campania, della Sicilia, della Lombardia, del Piemonte; le loro imprese operavano nel Basso Lazio, in Molise, Piemonte, Lombardia, Campania, Polonia, Slovacchia, Romania, Svizzera e Gran Bretagna, avevano come punto di riferimento, nel Centro Italia, le città di Sora, Cassino e Pontecorvo, dove avevano stretto accordi commerciali con operatori locali del settore dei trasporti ed avevano aperto la sede di diverse loro imprese, nonché le rimesse per i loro mezzi di trasporto, perlopiù tir ed autoarticolati.

Dalle indagini, tuttavia, è emerso che sia le imprese da essi controllate che quelle con cui avevano stipulato relazioni commerciali, erano solamente strumenti di una complessa e sofisticata architettura di evasione fiscale, che permetteva di scaricare il debito tributario dovuto allo Stato su imprese intestate a prestanomi che non avrebbero mai pagato le tasse o, addirittura, sarebbero fallite.

Il tutto, attraverso l’emissione di fatture false per decine e decine di milioni di euro.

Le investigazioni, durate circa due anni, hanno permesso di scoprire l’articolato meccanismo di frode, facendo ricorso ai classici strumenti della polizia giudiziaria e tributaria: perquisizioni, sequestri di documentazione, indagini sui conti bancari, interrogatori, verifiche fiscali e l’incrocio di una grande mole di dati acquisiti attraverso numerose banche-dati telematiche.

Al termine delle indagini, sono state denunciate, alle diverse Procure della Repubblica competenti per territorio, quarantatrè persone per diversi reati, tra i quali quelli di frode fiscale, di occultamento e distruzione della documentazione contabile e di riciclaggio; diversi sono i procedimenti penali in corso in diversi Tribunali d’Italia.

I responsabili della frode rischiano ora la reclusione, a seconda dei reati commessi da ognuno e del coinvolgimento, a un massimo di pena che può superare anche i dodici anni.

Dal punto di vista fiscale, nei confronti delle società italiane coinvolte nel sistema di frode fiscale è stata accertata un’evasione della base imponibile ai fini delle imposte dirette di oltre 121.000.000 (centoventuno milioni) di euro non dichiarati, ai fini dell’imposta sul reddito delle attività produttive (Irap) di oltre 112 milioni, nonché di omessa dichiarazione di imposta sul valore aggiunto (IVA) per oltre 22 milioni di euro, oltre a 2.300.000 (duemilionitrecentomila) euro di ritenute sul lavoro dipendente non operate o intascate e non versate e a fatture per operazioni inesistenti per oltre 83 milioni di euro.

L’esito delle indagini fiscali e bancarie è stato ovviamente comunicato all’Agenzia delle Entrate, che svolgerà i propri adempimenti per il recupero delle ingenti somme sottratte alla collettività, provvedendo all’emissione dell’avviso di accertamento, alla riscossione ed all’emissione di misure cautelari sui beni.

Le indagini della Guardia di Finanza nel settore dell’autotrasporto, tuttavia, non finiscono qui: il comparto economico, delicatissimo per la provincia di Frosinone sia per l’occupazione, sia perché strumentale e collegato ai grandi complessi industriali, viene attentamente vigilato, per garantire le migliori condizioni di concorrenza e legalità al mercato dei trasporti.

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