Molise: tra servizi segreti e mafie, le ragioni della crisi.

Il Molise non è più un’isola felice. Le ragioni della crisi vanno ricercate in quello che (non) fanno i servizi segreti e in quello che invece fanno le mafie.

servizi-segretiFino a qualche tempo fa i politici nostrani dipingevano il piccolo Molise come “un’isola felice”, in cui mafie e corruzione non mettevano piede. La propaganda del potere vendeva, come fumo negli occhi, l’immagine di un atollo paradisiaco ben lontano dagli standard nazionali della MalaItalia. Poi qualcosa è cambiato, le dichiarazioni di fermezza nell’escludere certi fenomeni criminali si sono ammorbidite, lasciando spazio a parole più ambigue che ruotano sostanzialmente intorno ad un unico concetto: il rischio e la prevenzione dello stesso.

Cosa cambia? Nella sostanza nulla, se non che adesso sappiamo ufficialmente che l’isola felice è a rischio.

Certo, diventa tutto più difficile se le istituzioni – per non creare allarmismo – si limitano a nascondere lo sporco sotto il tappeto e a dare una spolverata superficiale una tantum, ma d’altra parte è pur vero che le notizie più facilmente commerciabili sono quelle legate al gossip, a sesso&droga, agli immigrati che ne combinerebbero una più del diavolo, al suicida di turno o ad una qualunque delle sagre di paese che tanto rallegrano l’estate (per fortuna è finita) molisana.

Parlare di istituzioni è come parlare di aria fritta e allora è il caso di fare qualche nome, a cominciare dal Presidente della Regione Michele Iorio: come mai dalla sua carnosa bocca non esce mai una parolina forte contro “il rischio di infiltrazioni mafiose”?

Possibile che non ne sappia niente? Possibile che sia così dannatamente sfacciato da pensare che tutti si creda ancora alla befana?

Possibile che la rete di servizi segreti molisani non lo metta al corrente di quanto succeda? O forse è il caso di pensar male e credere che questi 007 nostrani servano solo a tirar le fila del teatrino (dei pupi) della politica?

Qualcuno potrebbe cadere dalla sedia nello scoprire che, anche in Molise, esiste una rete dei Servizi, ma non c’è da meravigliarsi: gli spioni italiani non sono tutti di stanza a Roma, per ovvi motivi di sicurezza e controllo del territorio sono presenti in tutte le regioni, persino nell’isola felice: potremmo definirli i cani da guardia del potere localizzato. Purtroppo però, come la storia nazionale insegna, non sempre svolgono appieno il loro compito, che dovrebbe essere quello di garantire la sicurezza nazionale e non la continuità di un potere ammuffito e logoro da tante lotte clandestine.

Sarà anche per questo che le mafie sono riuscite a sfondare anche in Molise, una regione mediaticamente invisibile e quindi perfetta per compiere affari loschi, riciclare denaro, comprare, investire: la mafia imprenditoriale, quella bianca come il lenzuolo che copre i morti ammazzati, s’ingrassa alle spalle dei molisani.

Qualcuno molto bene informato mette in relazione la crisi economica locale e l’accresciuta potenza, non solo di fuoco ma soprattutto di denaro, della criminalità organizzata: si vocifera che, probabilmente, il Nucleo Industriale di Pozzilli-Venafro, oramai un desolante cimitero di aziende perlopiù fallite, sia da tempo un luogo utilissimo alla camorra per comprare capannoni in disuso e trasformali in utili investimenti. In sostanza la camorra non fa altro che puntare aziende prossime al fallimento, in certi casi incentivare la chiusura (ogni mezzo è lecito) e accaparrarsi per due noccioline quel che resta delle imprese molisane.

Secondo il principio della progressività delle infiltrazioni e secondo la logica della contiguità geografica sarebbe assolutamente deleterio trattare la faccenda in modo limitato e superficiale. Il confine con Puglia e Campania imporrebbe massima attenzione per un territorio appetitoso come il nostro anche perché il clichè dell’isola felice non corrisponde alla realtà, com’è stato da più parti urlato e dimostrato.

Qualcuno di buona memoria ricorderà certamente il nome di Luigi Biscardi, fratello del più famoso giornalista ed ex senatore della Repubblica, più volte impegnato nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata pronta ad infiltrarsi in Molise. Biscardi, per spazzare via ogni dubbio, amava ricordare come già all’epoca di Tangentopoli vennero fuori gli scheletri che la Regione custodiva gelosamente nell’armadio, ma purtroppo l’attenzione della magistratura non fu adeguata alle circostanze.

L’aspetto più importante riguarda proprio la mancanza di attenzione preventiva, che sarebbe stata utile allora più che adesso. Invece non si è andati aldilà dell’episodicità, soprattutto nelle zone ad alto rischio infiltrazione, come il litorale adriatico o la zona del venafrano.

Che fare, quindi, oggi che la situazione è piuttosto compromessa?

Come mai le Istituzioni non proteggono i molisani da questi fenomeni che poi diventano anche causa-effetto di fallimenti e chiusure aziendali, perdita di posti di lavoro, inquinamento e abbassamento della qualità della vita, usura, pizzo, scarsissima qualità nelle infrastrutture etc etc etc?

Perché Iorio tace di fronte a tutto questo?

Perché Patriciello non ci racconta tutto quello che sa?

Forse è vero quel che diceva Carlo William Brown: “Il segreto per sopravvivere è quello di porsi sempre molte domande e allo stesso tempo di non incazzarsi troppo se non si trovano le risposte.  Fermo restando che se qualcuno vorrà illuminarci saremo ben contenti di pendere dalle sue labbra. 

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