MOLISE/ La Nuova Era del Partito Unico Regionale

Pasolini moriva guardando al mondo nuovo come a una avvenuta disgrazia. La coscienza -responsabilità e sentimento critico insieme – era già una moneta fuori corso sia per i figli della borghesia che per i figli del popolo. Oggi a  37 anni di distanza dalla morte dell’intellettuale romano noi, che del mondo nuovo siamo le anime, possiamo confermare di vivere nella disgrazie perché amministrati da quei figli di allora (borghesi e di popolo). Noi molisani del mondo nuovo siamo amministrati da persone senza scrupoli il cui unico fine è il successo personale a discapito del bene comune. Ed è in questa ottica che a distanza di un anno 4 amici (sindaci) al bar e un compagno in consiglio regionale (Gianfranco Vitagliano) hanno tenuto in scacco un intero territorio infischiandosene della crisi che attanagliava e attanaglia i loro comuni e l’intero sistema produttivo regionale.

di Alessandro Corroppoli

partito_unico_regionaleL’elezione di Luigi Mascio, il porta voti arbresch, di per sè non è nè una novità e neanche scandalizza, semplicemente è la conferma di un sistema di governance oliato che estende i propri tentacoli su tutto il territorio basso molisano. Un sistema che tocca le sfere amministrative, industriali e sociali. In passato tale impianto lo abbiamo definito il Partito del Cosib ma oggi visti i movimenti politici in atto e quelli in divenire possiamo ribattezzarlo tranquillamente il Pur ovvero il Partito Unico Regionale.

Cominciamo col dire che oltre un anno fa il consorzio industriale di Termoli fu investito dal più grande scandalo degli ultimi anni. L’operazione prese il nome di Open Gates e consisteva (e consiste) in reati di natura ambientale, corruzione, concussione, atti falsi, favoreggiamento ma anche di violazioni ambientali e irregolarità nel controllo e nelle analisi dei rifiuti smaltiti del depuratore del COSIB. L’indagine culminò il 6 dicembre 2010, a Termoli, con l’arresto del presidente del Consorzio Industriale della Valle del Biferno l’ingegner Antonio Del Torto. A tutto ciò bisogna aggiungere che da diversi anni oramai lo stesso Cosib era afflitto da una sfilza di commissariamenti, tentativi di scalate ad opera di personaggi più o meno politicizzati, spartizione di incarichi ad opera di politici affamati di potere. Potere che il buon governatore Iorio (uno degli indagati dell’inchiesta) ha affidato alla testa e nelle mani dell’ingegner Gianfranco Vitagliano (anch’egli indagato seppur in altre inchieste) il quale ha ben saputo gestire e ridistribuire “le rappresentanze” tra tutti i riuniti al tavolo del nucleo.

Queste situazioni crearono elementi di forte contrasto e di negoziazione tra gli schieramenti politici culminati, il fatto più eclatante, con la caduta dell’amministrazione di centrosinistra al comune di Termoli preseduta allora da Vincenzo Greco.

La figura occulta, ma neanche tanto, del compagno Gianfry funge da coordinatore ad un gruppo di uomini, che qualcuno definisce coraggiosi mentre altri semplicemente opportunisti politici, tutti riconducibili ai primi cittadini dei comuni che confinano con il territorio del consorzio industriale termolese, vale a dire Portocannone, San Martino in Pensilis, Campomarino, Larino, Ururi, Petacciato e Guglionesi. Gli stessi Sindaci fanno parte anche dell’Unione dei Comuni del Basso Biferno ai quali si aggiungono solitamente anche un consigliere di maggioranza e uno di opposizione. Ma sono anche gli stessi comuni e uomini, che possedendo una maggioranza trasversale all’interno dell’Unione, impedirono e impediscono al comune di Termoli l’entrata nell’Unione e impedirono circa due anni fa alla cittadina adriatica di essere capofila nel cosiddetto Piano Sociale di Zona, denominato Ambito di Zona di Termoli ma che nei fatti vede comune capofila Portocannone dove il riconfermato Sindaco Luigi Mascio altro non è che una fedele sentinella politica dell’assessore Vitagliano. Solo un caso?

Ed è solo un caso o una coincidenza che da oltre un anno l’Unione dei Comuni del Basso Biferno è senza Presidenza?

L’Unione dei Comuni, nata nel 2001 per volontà di 8 amministrazioni, dallo scorso aprile è priva del Presidente e di un revisore dei conti. Originariamente il Presidente veniva nominato a rotazione dai Comuni aderenti ma col passare degli anni anche questo sotto ente è diventato un luogo dove intavolare trattative e stringere alleanze trasversali. Mai come oggi il buon funzionamento dell’Unione avrebbe potuto ammortizzare i costi della crisi. Infatti con il trasferimento delle funzioni e dei servizi all’Unione, come era negli auspici di tutti (servizio vigilanza, le STU, consorzio dei servizi, servizio affissioni, verde pubblico, trasporto pubblico…), si sarebbero potuti ridurre i costi amministrativi gestionali e aumentare in quantità e qualità  i servizi resi al cittadino dei comuni aderenti e magari dare ossigeno anche a qualcuno  di quel 10.5% che è la percentuale di disoccupazione regionale.

Ed invece nulla si è fatto per avviare le attività gestite direttamente dall’Unione se si esclude la raccolta differenziata, attiva perché finanziata da un fondo della Sorgenia Spa. La stessa ditta che gestisce la Turbogas di Termoli, di cui Gianfranco Vitagliano si è vantato in passato di essere il papà e nella cui inchiesta è indagato.

È solo un caso che nonostante i tanti problemi creati dalla Teckneco, ditta addetta alla raccolta differenziata al comune di Campomarino non sia mai stata presa in considerazione una sua sostituzione?

L’Unione dei Comuni ferma al palo da oltre un anno nel frattempo si è ulteriormente allargata ad altre due comunità: Montenero di Bisaccia e Montecilfone. Queste new entry in qualche modo hanno scardinato e rotto quell’equilibrio trasversale di rappresentatività di cui parlavamo. Con tutti i posti occupati la politica del Partito del Cosib rischiava di implodere perché, appunto, è entrata in scena in modo ufficiale la Politica con la ‘P’ maiuscola.

Ed ecco allora l’immobilismo programmato. Prima risolviamo il problema Cosib rieleggendo Mascio Presidente e dopodiché sistemiamo anche la Presidenza dell’Unione. La quale  è si una presidenza annuale ma dato che non vige più l’alternanza può essere riconfermata di volta in volta di anno in anno. In tutto questo un unico comun denominatore: Termoli fuori.

Quella Termoli amministrata da Antonio Di Brino, uomo del governatore Iorio e avversario politico di Vitagliano, che proprio in città ha ottenuto il 20% del totale dei consensi ricevuti alle scorse elezioni regionali.

In questo contesto di spaccatura totale nasce e muove i primi passi il Pur (partito unico regionale): non una parola sulla crisi nel settore agroalimentare, non una parola sulla drammatica situazione ambientale, non una parola sulla crisi che investe il settore socio sanitario ma solo alleanze trasversali e manovre tese al loro sostentamento politico futuro. Il tutto mentre la bozza di riforma degli enti consortili è ferma, e ben coperta da tante cartacce, in qualche cassetto a prendere polvere, che certamente non sarà tolta dal nuovo ma già vecchio Presidente Mascio, e dal futuro Presidente dell’Unione dei Comuni.

Che magari sarà Gianfranco Cammilleri (sindaco di Campomarino), molto bravo nell’alleviare i mal di stomaco altrui.

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