MOLISE/ La Grande Frattura e il laboratorio politico: una nuova Balena Bianca?

Nell’unica regione in cui a Novembre si vota per la Presidenza, quella da cui – secondo Angelino Alfano – “deve partire la riscossa del Pdl”, sta in realtà succedendo qualcosa di anomalo. Le operazioni in corso raccontano di una sorta di laboratorio politico in cui il Presidente di Unioncamere, Paolo Di Laura Frattura (una figura che, molto in piccolo, potrebbe somigliare a quella di Montezemolo) rappresenterebbe il trait d’union tra i moderati di centrosinistra, stanchi dei comunisti alla Pisapie (Petraroia?) e i moderati di centrodestra, stanchi di Berlusconi (e Iorio). È il ritorno di Moby Dick?

di Alessandro Corroppoli

balena_biancaLa Grande Frattura. Non è solo un gioco di parole ad effetto per richiamare uno dei cinque candidati alle primarie del centrosinistra, ma è anche – e soprattutto – l’effetto che si sta generando in regione. Un effetto domino talmente evidente che anche i giornali di corte e le tv di sua maestà non riescono più nascondere.

Esistono due livelli di analisi, che apparentemente sono distinti l’uno dall’altro, ma che in realtà sono l’uno conseguenza dell’altro. Trait d’union è proprio Di Laura Frattura. Abbiamo un livello alto, di nicchia, limitato alle sfere istituzionali e amministrative, che dopo la discesa in campo del presidente di Unioncamere sono in fermento, su ambo i lati, destra e sinistra, dello schieramento politico. E poi c’è un livello basso, ovvero quello produttivo/lavorativo, dove l’incapacità programmatica e strategica dei massimi vertici istituzionali regionali è ai minimi storici.

 

LIVELLO BASSO

Nell’ultima settimana tre sono gli episodi che segnano inesorabilmente il fallimento amministrativo e gestionale di questa regione da parte del centrodestra.

Il primo riguarda la crisi dello zuccherificio: ci sono operai che non prendono stipendio da qualche mese, cui si è aggiunta la clamorosa mancanza di carbone che permettesse ai forni il normale funzionamento della fabbrica per la trasformazione della barbabietola da zucchero.

Il secondo si riferisce alla sospensione dei trattamenti chemioterapici, presso la Cattolica, verso pazienti neoplastici ammessi ai protocolli terapeutici di seconda e terza linea. Fatto molto grave che diventa ancor più grave se si considera che una delle motivazioni è il venir meno, da parte della giunta regionale, agli impegni economici presi nei confronti della struttura convenzionata.

Il terzo episodio dello scadimento del centrodestra molisano, e forse il più emblematico, è stato la protesta di Guglionesi nei confronti del governatore Iorio e del suo fido segugio Vitagliano, che si sono beccati l’ira dei cittadini bassomolisani durante l’inaugurazione di un asilo: va bene l’asilo, ma non basta a risanare una regione sull’orlo del collasso.

Questi tre segnali di rottura, su lavoro, sanità e sociale, segnano un punto di svolta negativa con quello che è stato il dominio e il modus operandi dello iorismo.

In particolar modo va registrata la reazione sproporzionata e, per usare le parole del governatore Iorio, maleducata dell’assessore alla programmazione Vitagliano, il quale in un gesto d’ira così rispondeva e apostrofava un manifestante di Guglionesi:”Fatti votare e vediamo se sei capace”, senza considerare che egli stesso è un non eletto di questa legislatura. E quindi, stando al suo ragionamento e vedendo i risultati ottenuti, possiamo dire che la capacità o le capacità necessarie per amministrare in tempi di crisi non sono doti a lui concesse.

I fatti di Guglionesi, per quanto minimi, sono significativi se vengono inseriti in un contesto, come quello molisano, dove tutto tace, dove tutto si compera, dove è tutto oro ciò che luccica, e segnano ufficialmente una piccola crisi amministrativa nel regno di Michele Iorio, che prosegue o proseguirà al livello superiore se Paolo Di Laura Frattura vincerà le primarie del centrosinistra.

 

LIVELLO ALTO

Paolo di Laura Frattura ha il merito di aver unificato il pensiero di personaggi politici diametralmente opposti in tutto, come ad esempio il senatore Ulisse Di Giacomo e l’ex presidente della Provincia di Campobasso Nicola D’Ascanio. Entrambi, con le stesse motivazioni, sottolineano che Frattura con il centro sinistra non c’azzecca niente.

Ed è proprio questo il fatto politico nuovo di questa estate, la grande frattura che il presidente di Unioncamere ha provocato all’interno dei due poli politici. Ma della litigiosità all’interno del centrosinistra abbiamo detto più volte, stavolta quello che meraviglia è la reazione nel campo della maggioranza.

Il primo a sparare, come sempre a salve, è stato il senatore Di Giacomo, seguito dal predicatore senza seguaci Vitagliano, che in modi e stili diversi attaccano pesantemente Frattura. Il giochino è semplice: bisogna quasi esortarlo a rinunciare e a fare un passo indietro per qualificarlo, unico tra i candidati, come l’uomo da temere, l’uomo che potrebbe spodestare il Re Iorio. Perché?

Ma c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione.

Come sopraccitato la discesa in campo di Frattura ha dato respiro a tutti quei moderati presenti nel centrodestra, stufi e saturi dopo dieci anni di Iorio, pronti a schierarsi personalmente in prima linea e, allo stesso tempo, convince i moderati del centrosinistra, che non vedono l’ora di staccarsi definitivamente dagli ex Pci.

Sta quindi nascendo un polo moderato, di centro cattolico, in Molise?

Sembrerebbe così.

Le dichiarazioni di Danilo Leva, segretario di un partito anarchico più che democratico, dicono sostanzialmente che il Pd è pronto a legarsi con una larga parte di scontenti e dissidenti del centrodestra perché, dal suo punto di vista, è l’unico modo per battere Michele Iorio.

A fare il paio con questa posizione ci sono altre due situazioni: quella dell’Idv e quella dell’Udc.

Nel primo caso sappiamo dell’appoggio che i dipietristi daranno a Frattura; per i secondi, invece, la partita diventa un tantino più complicata.

Da Roma è arrivato il diktat a creare il terzo polo. Ovviamente l’assessore Velardi, uomo di punta dell’Udc molisana, ha risposto picche in virtù dei legami ormai consolidati con il governatore Iorio, ma si è comunque lasciato uno spiraglio aperto. Non si sa mai. In tal senso le parole dello stesso assessore fanno riflettere:“Daremo voce agli iscritti dell’Udc e lì si deciderà il futuro…”. E ancora:“Qualunque decisione prenderemo sarà una scelta sofferta”.

Tradotto: se la maggioranza degli iscritti Udc deciderà di restare con Iorio i vertici nazionali del partito dovranno decidere se proseguire nel loro intento terzopolista oppure togliere le deleghe di uomo partito a Velardi. Mentre se la maggioranza del popolo dell’Udc voterà per la creazione del Terzo Polo molto probabilmente Velardi e i suoi lasceranno l’Udc per confluire nel Pdl.

A questo quadro si aggiungono i vari Antonio Chieffo, Toni Incollingo e Quintino Pallante (più o meno orbitanti in area Fli ma molto vicini al Presidente), oltre a tanti sindaci del centrodestra, che vogliono essere liberati dal giogo del sistema Iorio ma che hanno bisogno di un’alternativa credibile. Secondo loro Frattura potrebbe racchiudere questa speranza.

Ovviamente tutto ciò si realizzerebbe solo se Frattura dovesse vincere le primarie; ma se a vincere fosse un Romano o un D’Ascanio, siamo sicuri che tutti gli altri farebbero gioco di squadra, mettendosi a disposizione e candidandosi come semplice consigliere?

Noi pensiamo di no ed allora, paradossalmente, la nascita  di un terzo polo sarebbe ancora più facile e la grande frattura avrà modo d’essere.

 

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