MOLISE/ Elezioni, come sempre non perde nessuno…

Un’analisi del voto molisano, scritta a mente fredda e quindi lucida e spiazzante, con riflessioni che non risparmiano nessuno dei contendenti. Dal vincitore, De Matteis, alle sorprese, Costruire Democrazia e Partecipazione Democratica (guarda caso guidati da due ex dipietristi), fino agli sconfitti, e sono tanti. Nessuno, però, sembra aver perso. E invece mai come in questa occasione lo scenario nazionale era favorevole per un cambio di rotta

di Alessandro Corroppoli

analisi_voto_moliseÈ davvero curioso che ogni qual volta ci si trova ad analizzare i risultati elettorali ci si imbatta in comunicati stampa in cui tutti ma proprio tutti i maggiori esponenti politici dichiarano di non aver perso!

Cerchiamo di rimettere le cose a posto e iniziamo col dire che il vincitore e nuovo Presidente della Provincia di Campobasso è Rosario De Matteis e gli sconfitti, per intenderci quelli che hanno perso, sono Micaela Fanelli, Pierpaolo Nagni, Simone Coscia, Oreste Campopiano e Giavancarmine Mancini. Fatta chiarezza su questo primo aspetto possiamo tranquillamente analizzare l’esito del voto partendo e facendo una tiratina d’orecchi ai vari sondaggisti nostrani, di entrambi gli schieramenti,  i quali davano per certo la non vittoria al primo turno di De Matteis. Da aggiungere alla lista degli sconfitti.

I numeri non lasciano equivoci: sono lì per fare chiarezza e rendere agevole il compito di lettura e analisi. La strategia del centrodestra ha premiato. Le 14 liste e i 266 candidati messi sul campo hanno fatto la parte del leone andando a supplire il poco fascino e la pochezza di proposta politica del nuovo Presidente.

Dall’altro lato invece si è passati più tempo a marcare i propri confini e a gettarsi addosso veleno prima di capire che il vero avversario era un altro e tale atteggiamento ha favorito la coalizione di De Matteis.

Molti partiti o sigle di partito erano attese dalla loro prima esperienza elettorale. Nel centro destra grossa curiosità destava il nuovo partito di Fini, quel Fli che con 4.684 preferenze, pari al 4.15%, riesce ad ottenere un seggio, mentre nel centrosinistra l’attenzione era concentrata sull’Alternativ@ di Ruta e Costruire Democrazia di Massimo Romano. Anche qui un seggio ottenuto per entrambi ma con una differenza essenziale.

Se Costruire Democrazia, assieme al candidato Simone Coscia di Partecipazione Democratica, sono le vere sorprese in positivo di questa tornata elettorale non possiamo scrivere lo stesso di Alternativ@, perché oltre ad indebolire un già debole Pd non è stato quel valore aggiunto che si prometteva di essere alla coalizione e dove il candidato presidente Micaela Fanelli, candidata nel collegio di Trivento  – quell’alto fortore da lei tanto decantato – prende un misero 1.79% pari a soli 116 voti di preferenza. Un vero flop.

Quasi nullo invece l’apporto dei vendoliani e dei comunisti italiani i quali ora passeranno, molto probabilmente, i prossimi mesi a farsi la guerra interna  a suon di comunicati stampa.

Un discorso a parte merita l’Italia dei Valori il cui risultato finale è molto deludente: Pierpaolo Nagni ottiene un misero 6.63% pari a 8.054 voti di preferenza. Cosa succede al partito del Tonino Nazionale? Il paradosso è che mai come in questa occasione Nagni e i suoi pagano la coerenza avuta, l’ impegno profuso sul territorio.

Gli unici ad aver portato avanti una linea politica coerente (erano contro le primarie), gli unici a spendersi in termini concreti in una delle pagine più nere della cronaca amministrativa, (il caso Cosib) e gli unici ad essere stati presi per i fondelli da Leva, Ruta e company, credendo di aver sottoscritto un accordo programmatico per la scelta del candidato Presidente. Gli unici praticamente ad esser stati messi alla gogna nelle dichiarazioni del dopo voto e allora la riflessione che si pone e dobbiamo porci è questa: se Antonio Di Pietro veniva accusato di fare accordi con Michele Iorio quando era Ministro della Repubblica, alle volte anche giustamente vedi il caso di Venafro, perché ora che si è fatto di tutto per escluderli dal centrosinistra e ammutolirli non iniziamo a pensare, visti i risultati poi, che a fare accordi di massima col governatore non siano Leva e Ruta?

Certo è che tale risultato ha fatto in modo che si realizzasse la famosa e tanto agognata filiera istituzionale, definizione morbida che va a sostituire la più semplicistica e reale dittatura istituzionale che il Premier urlava fino a qualche anno fa nei confronti della sinistra quando quest’ultima governava il maggior numero di regioni e province italiane ed egli era all’opposizione del Governo Prodi.

Il merito di tale impresa va comunque suddiviso in parti uguali. Il centrodestra che l’ha disegnato e progettato a tavolino e il centrosinistra che l’ha realizzato, costruito sul territorio. La certezza di questa affermazione è data dall’ultimo mattone messo su Palazzo Magno da Ruta e soci.

Mai come in questa occasione si doveva e si poteva cercare l’unità, come?

Se in Italia cambia il vento e in particolare Milano cambia pagina – emblematico l’editoriale di Norma Rangeri sul Manifesto, dal titolo “Siamo tutti Milanesi” – il motivo è molto semplice: unità chiarezza e partecipazione. Tradotto: tutti insieme con un candidato di sinistra, o meglio di militanza nel centrosinistra, scelto dal popolo attraverso le Primarie.

Ovvero tutto il contrario di ciò che è avvenuto in regione: divisi, un candidato scelto da due forse tre persone, escludendo di fatto la partecipazione popolare, che non rispecchiava l’identikit del candidato di militanza.

In questo caso prendere esempio dal centrodestra il quale in controtendenza rispetto all’andamento nazionale ha mantenuto stretti i ranghi non dividendosi e dando spazio nella propria coalizione ai terzopolisti del Fli e dell’Udc e riscattando, termine più appropriato nella fattispecie, i favori – intesi come voti – dell’UDEUR.

Mai come in questa occasione si poteva e doveva vincere, come?

Sfruttando la pochezza politica e strategica di una coalizione che ha vinto ma non ha sfondato, che non ha parlato dei temi principali della provincia quali ambiente, agricoltura e turismo.

Parlando di trasparenza amministrativa, portando al centro del dibattito un argomento come quello del Cosib dove, tralasciando gli aspetti penalmente più rilevanti, l’inquinamento e la mal gestione dell’ente consortile  hanno per mesi occupato la parte più popolosa della Regione.

Parlando del problema idrico e del fenomeno dell’acqua inquinata e della sua non potabilità e del conseguente danno nei confronti dei consumatori.

Parlare di problemi reali, quotidiani che ogni giorno un cittadino incontra e per questo valorizzare anche il buono che in termini di opere pubbliche ha fatto l’Amministrazione D’Ascanio.

Si è avuto paura a metterla su questo piano e, se nei grandi centri della Provincia amministrati dal centrodestra, Campobasso Termoli e Larino, la filiera istituzionale è in crisi non riuscendo a far vincere il proprio candidato al primo turno il motivo risiede tutto nella forza di quelle 14 liste, croce e delizia di tutto il centrodestra molisano, perché se da un lato costituiscono una sicura vittoria elettorale difficilmente garantiscono una sicura e non confusa governabilità .

Mai come in questa occasione c’erano le possibilità per infliggere una sconfitta a Michele Iorio e i suoi commensali e risalire nell’indice di gradimento degli elettori – ma soprattutto cittadini – molisani; come al solito, per interessi di parte, si è fatto un’ulteriore regalo a Iorio, consapevoli e coscienti che non devono scuse e giustificazioni a nessuno perché, come sempre dopo una consultazione elettorale, non perde mai nessuno.


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