Molise 2.0: Politica, facebook, partecipazione

Il voto del referendum, l’alta affluenza (il 63% a Termoli è maggiore dell’Emilia e della Toscana), può essere considerato il punto di aggiornamento sistema” del Molise, dove una versione 2.0 – Politica, Facebook e Partecipazione – lascia ben sperare per il futuro. Certo, è solo l’inizio, perchè il percorso di riappropriazione del territorio è lungo, ma la direzione sembra quella giusta.

di Debora D’Onofrio

molise_2.0Ieri ho fatto colazione al bar e mi sono seduta su una panchina al sole, a leggere i commenti dei due maggiori quotidiani nazionali sull’esito del referendum, difficile da immaginare anche solo un mese fa e che oramai tiene banco da giorni.

Il voto non si presta però a una semplice lettura politica con vincitori e vinti, che appare vecchia e inadatta oggi, ma racconta piuttosto la storia di un Paese in cui, dopo tanto tempo, sembra stia cambiando qualcosa. Tante sono le osservazioni che accomunano il voto nazionale a quello regionale.

I ragazzi sono tornati a interessarsi di politica. Dopo anni di racconti di una generazione attenta solo al Grande Fratello, scopriamo invece che a 20 e a 30 anni è bello scendere in piazza per difendere le proprie idee e coinvolgere anche gli adulti, resi spesso più apatici dall’età e dal conformismo televisivo di questi anni. Anche in Italia c’è stata una reazione di entusiasmo e di partecipazione, soprattutto tra i ragazzi che non vogliono più delegare le scelte future alla politica, perché la politica non si è presa cura di loro.

Abbiamo sentito parole scomparse da un po’, come senso civico, manifestazioni, solidarietà, regole. La solitudine e l’individualismo di questi anni non ci hanno reso più liberi, ma più spaventati: in una fase in cui i riconoscimenti sociali scarseggiano, ed è difficile progettare un futuro non precario, “non ti puoi gratificare con una vacanza” (E. Mauro su Repubblica). Su alcuni temi, acqua, sanità, istruzione, ambiente forse il profitto non può essere l’unico criterio da seguire: i pazienti e gli studenti non sono solo clienti, e chi usa l’acqua non è solo un consumatore, che può scegliere se farne a meno. E’ questo il significato dei beni comuni: appartengono a tutti e tutti ne siamo responsabili.

La televisione non è stato lo strumento fondamentale di informazione e di formazione passiva di opinioni: la rete e i social network permettono maggiore interazione, amplificano relazioni e riducono le distanze tra rappresentanti e rappresentati. Alcuni la chiamano Democrazia 2.0.

La televisione, in altri Paesi anche un ottimo mezzo di informazione e di cultura, in Italia purtroppo risente di un’anomalia mai risolta che impedisce il pluralismo. Ma ormai anche questi sembrano discorsi vecchi e inadatti: quanti sono che cercano su internet solo i programmi di loro interesse, o i divertentissimi video della Sora Cesira, e ignorano i noiosi palinsesti decisi dall’alto?

Anche gli elettori di centrodestra si stanno accorgendo del danno dell’anomalia berlusconiana, che a me (e non solo!) è sembrata chiarissima già nel 94: la sua visione proprietaria e populistica del potere si è sostituita a una politica conservatrice – liberale, che in Italia non è stata possibile in questi anni e che Fini (se resiste) vorrebbe ricostruire, anche senza i toni ribelli della Lega. Berlusconi ha impedito per tanti anni un centrodestra normale, con cui confrontarsi sulla base di regole condivise e ora ne deve rendere conto anche ai suoi sostenitori.

E il Molise? Per una volta, non è stato in controtendenza: ha condiviso con il resto del Paese la mobilitazione sul web, il passaparola e l’alta affluenza (il 63% a Termoli è maggiore dell’Emilia e della Toscana), a differenza di quello che era successo a Maggio, con le novità di Pisapia e Zedda da un lato, e da noi la solita armata Brancaleone di De Matteis. Di sicuro il timore del nucleare ha spinto al voto, ma forse anche un territorio a bassa partecipazione politica come il nostro inizia a ribellarsi a questa politica di deleghe in bianco, alle decisioni prese dall’alto e senza assunzione di responsabilità (chi ha pagato per l’acqua non potabile di Dicembre?), all’ambiente inquinato dai rifiuti del Cosib o dalle minacciate trivellazioni petrolifere, ai continui sospetti di corruzione dell’attuale classe politica.

Certo, è solo l’inizio. Il percorso di riappropriazione del territorio è lungo, ma la direzione sembra quella giusta. Da un punto di vista politico, infatti, il voto non è solo un messaggio di sfiducia al Governo, ma a un’idea di politica lontana dalla realtà, che è ancora presente anche nel centrosinistra. Inadatto e vecchio è sembrato D’Alema a Ballarò, e basta fare una veloce ricerca in Rete per capire quanto inadatti e vecchi siano percepiti anche i soliti nomi noti del centrosinistra in Molise.

E’ importante che quest’energia positiva determini un cambiamento coraggioso, queste elezioni hanno dimostrato che c’è bisogno di un’altra politica. La democrazia richiede maturità e partecipazione: oggi forse possiamo sentirci tutti meno spettatori e più cittadini, responsabili di questa bella primavera italiana.

 

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