Michele Petraroia:”Camorra e ‘Ndrangheta in Molise? Basta leggere i verbali…”

Michele Petraroia è, purtroppo, l’unico e sol politico che si azzarda a parlare di criminalità organizzata in Molise, che ricorda a tutti come il rischio infiltrazione sia ormai superato da una presenza costante e pervasiva. Perchè nessun altro ne parla? Dove sono i Natalini, i Romano, i Leva (e via dicendo…) quando si tratta di affrontare la questione Mafia?

 

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Nel consegnare copia del capolavoro di Roberto Saviano “ GOMORRA” al consigliere Raffaele Mauro in una delle recenti sedute d’Aula ho ribadito il ruolo insostituibile della politica nell’attività di contrasto alla criminalità organizzata. Negli ultimi mesi sono riaffiorati rapporti della Direzione Nazionale Antimafia, inchieste delle Procure di S. Maria Capua Vetere, Larino e Isernia, relazioni della Direzione Distrettuale Antimafia di Campobasso, interrogazioni parlamentari e inchieste apparse sui principali quotidiani nazionali, che confermano la presenza della camorra e della Ndrangheta in Molise. Basta leggere i verbali e trovarci i nomi, i fatti e i luoghi, che da tempo sono oggetto di smaltimento di rifiuti tossici, investimenti immobiliari, riciclaggio e ogni altra diversa attività speculativa o affaristica.

Da anni questi episodi sono notori, risultano da atti pubblici, ci sono inchieste giudiziarie aperte, esistono libri tradotti in tutte le lingue del mondo come “ Gomorra “ che parlano del coinvolgimento del Molise in attività della criminalità organizzata. Eppure l’atteggiamento della politica e delle istituzioni è quello di continuare a negare l’evidenza. Chi osa far cenno al tema della legalità viene zittito e avversato perché fa cattiva pubblicità alla regione.

In pratica per tanti esponenti politici, il problema non è la presenza conclamata della camorra in Molise, ma chi si permette di denunciarlo. In un aspro confronto in Consiglio Regionale il collega Raffaele Mauro mi ha chiesto nomi e fatti precisi circa il traffico dei rifiuti, l’eolico selvaggio e gli altri affari che coinvolgono la criminalità. Come se in una sede istituzionale dovesse intentarsi un processo su uno specifico episodio altrimenti è preferibile evitare inutili allarmismi e incaute affermazioni lesive dell’onorabilità del Molise.

Potrei replicare con i voluminosi rapporti della Direzione Antimafia e dei Verbali delle Procure ma mi limito a segnalare che durante la vertenza “ La Molisana” per due volte venne incendiata la tenda del Presidio in Piazza Prefettura a Campobasso, che gli ultimi acquirenti della Fonderghisa e della RER avevano qualche problema, che il 7 agosto 2010 sono andati a fuoco a Guardiaregia due autotreni dell’unica impresa che trasporta pale eoliche in regione e qualche mese prima un imprenditore di Cercemaggiore con un carico di sabbia è stato preso a fucilate lungo la statale per Benevento.

L’elenco dei latitanti arrestati e dei beni mafiosi confiscati in Molise potrebbe essere illuminante, ma mi limito a ricordare il monito alla politica che lanciò un grande italiano di destra e che è di un’attualità impressionante. Paolo Borsellino parlando in una scuola del Veneto nel 1989 teneva distinta l’attività dei partiti e delle istituzioni democratiche dalla vigilanza e repressione affidata alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura. Spetta alla politica educare alla legalità, rispettare le regole, allontanare le figure compromesse, non avere rapporti con quell’area grigia che si crea tra la mafia e la società civile.

Quando in un territorio, la politica,  rinuncia a combattere sul piano culturale, istituzionale e amministrativo, l’infiltrazione criminale è oggettivamente agevolata. Attenzione a questo clima di autoassoluzione perché non aiuta la società a prendere coscienza del rischio che corre, isola le Forze dell’Ordine, espone la Magistratura e non crea quel clima di unità generale che serve a contrastare e sconfiggere Ndrangheta e Camorra.

 

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