MICHELE PETRAROIA/ “Con un progetto condiviso potrei candidarmi alle Primarie. Con il Pd…”

La notizia che viene fuori dall’intervista rischia di stravolgere la corsa alle Primarie del centrosinistra, in vista della battaglia elettorale per le regionali di Novembre. “Con un progetto condiviso potrei candidarmi”, questo il succo di un discorso che va da un suo presunto salto della quaglia nel partito di Vendola – “sono voci infondate messe in giro da chi vuole creare attrito tra me e il mio mondo” – fino alla rivalità politica “con l’idea neocentrista che ha del Pd l’attuale segretario regionale, Danilo Leva”. Sensazioni? Michele Petraroia sta al Partito Democratico come Santoro sta alla Rai.

di Andrea Succi

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È considerato il Don Chisciotte della politica molisana. Un passato da operaio, in prima linea con il sindacato della Cgil, si definisce un “autodidatta” che – evidentemente – ha imparato bene il mestiere, tanto da portare le sue battaglie in Consiglio Regionale. Michele Petraroia è “L’uomo col megafono”, come quello cantato da Daniele Silvestri, che “credeva nei propri argomenti e per questo andava avanti, ignorando i continui commenti di chi lo prendeva per matto”.

E una delle parole che più utilizza è quel compagni, che riecheggia anche nel ritornello della canzone portata a Sanremo nel 1995. Un Petraroia che vuole cercare fino all’ultimo la “sintesi” con le varie anime del centrosinistra, “perché se ci presentiamo spaccati perdiamo ancor prima di votare”. Il punto è che, proprio lui, è stato al centro di forti indiscrezioni riguardo un suo passaggio con Sinistra Ecologia e Libertà. E allora partiamo proprio da qui.


Domanda secca: passi con Sel oppure no?

Non ho mai abbandonato il mio partito e non vedo perché dovrei abbandonarlo. Sono sorpreso dalla domanda.

Quindi è un no secco.

Non è questione di no secco e no molle. Questo mi sembra anche un modo stravagante di porre le questioni.

A me sembra una semplice domanda, per sapere se uno è convinto del sì o del no.

Ma io non riesco a capire dove è nata la questione.

Da ragionamenti molto semplici. Tu stai al Pd come Santoro sta alla Rai. Ti trovi in un partito dove sei in minoranza, inviso alla corrente più forte e ostacolato nel lavoro, a parte alcune battaglie che però non incidono come potrebbero, se fossi appoggiato da tutti. Se ci aggiungi la tua vicinanza in passato ad esponenti di Sel e tanti rumours arrivati da Roma…

Bisogna essere convinti di quello che si fa e avere un progetto di società dove non si parte da sé per tornare a sé, ma dove ognuno di noi è parte di un movimento più grande.

Ma la maggioranza del partito non la pensa come te. Forse questo è il problema.

Io non ci trovo nulla di strano se, all’interno del dibattito politico e programmatico del Pd, c’è una parte che ritiene di dover costruire un aggregato neocentrista con l’Udc o con parti del Pdl – anche con indicazioni più tecnocratiche, più vicine al mondo imprenditoriale – e un’altra parte più orientata a sinistra. Io vengo dalla sinistra di estrazione sindacale

Paolo Di Laura Frattura, che ha dei trascorsi nel Pdl ed è stato indicato da Ruta in ottica Primarie regionali, incarna quei valori di area centrista, tecnocratica e vicina al mondo imprenditoriale, che però sono perdenti per il centrosinistra. E tu ti ritrovi nella classe dirigente di un Pd che continua a perdere da dieci anni a questa parte. La base si chiede: “Cosa ci sta a fare Michele in quel partito”?

Io continuo a sorprendermi del fatto che si scambia il prete con il vangelo. Non ci sono dubbi che in questo momento, in Molise, ci possa essere un gruppo dirigente del Pd egemonizzato da quest’area che ruota intorno all’Onorevole Ruta e intorno all’Onorevole Fioroni. Ma nella carta statutaria dei nostri principi il Pd è un luogo dove è possibile amministrare con valori, ideali e progettualità che sono propri della migliore esperienza della sinistra storica italiana. E penso a Vasco Errani in Emilia-Romagna, a Enrico Rossi in Toscana, a Catiuscia Marini in Umbria e a tanti altri.

Peccato, però, che il vento sia cambiato in tutta Italia eccetto in Molise. E una parte di colpa ce l’avete anche voi.

Non intendo sostenere che in Molise non ci sono colpe del gruppo dirigente ma vorrei ritornare sulla questione da cui è partita questa chiacchierata.

Prego.

Un prete che sta in minoranza non cambia chiesa. I valori della sinistra storica, gli ideali di giustizia, di libertà, di emancipazione, di riscatto, continuano ad essere non soltanto il mio riferimento ma quello di milioni di italiani e di tantissime persone anche in Molise, che non si ritrovano né nel Pd né nel Pdl. E qui però c’è un gesto di scarsa autocritica anche da parte di chi mi muove questi rilievi, chiedendosi cosa ci faccia Michele Petraroia nel Pd. Ma qualcuno pensa che fuori dal Pd ci siano soggetti rappresentativi, in grado di intercettare tutta quest’area diffusa di persone, che si riconoscono nel percorso della sinistra storica?

Non mi pare che Vendola e Sel siano tanto distanti da quest’area.

Io ho tantissimo rispetto per l’esperienza di Sel ma ho anche un mio credo e immagino che quest’area, in Italia, sia di gran lunga più estesa dei consensi che confluiscono su Sel: bisogna tenere presente le federazioni delle sinistre, i verdi di Bonelli, la sinistra del Pd. E ci sono tantissimi elettori che non vanno più a votare.

Tu fai un discorso di consensi mentre io invece vorrei parlare della possibilità di portare avanti dei progetti.

Noi dobbiamo avere l’intelligenza di saper riunificare questo mondo, altrimenti i moderati che avversiamo – di centrodestra e centrosinistra – prevarranno sempre. Siamo per davvero convinti di poter imbrigliare la storia all’interno di un singolo contenitore?

Risposta?

Io lavoro per riproporre la centralità di un progetto dove la cultura della sinistra esca dall’angolo e recuperi quella capacità di egemonia. Questo lo si può fare, ovviamente, sia dirigendo un singolo partito politico – e da lì prendendo in mano le redini e recuperando rapporti, comunanze etc – ma anche attraverso un confronto fecondo, da cui non mi sono mai astenuto, con i Socialisti, con Sel e con i movimenti.

E allora perché non ti sei candidato alle Primarie, cercando magari di fare sintesi attraverso un progetto condiviso?

Perché purtroppo la sconfitta più devastante che abbiamo subito dopo 20 anni di berlusconismo è che anche i compagni di sinistra sono diventati dei berlusconidi, accettando la personalizzazione della politica che deve lavorare sull’apparire e sull’affermazione del sé.

Ma ci deve pur essere un qualcuno che ci mette la faccia.

Un bracciante che mi ha insegnato tanto, mi ripeteva sempre di non imporre mai la propria volontà agli altri ma di costruire insieme un percorso, dove ognuno svolge un ruolo, da gestire in comunanza e in condivisione .

Quindi manca un progetto condiviso, questo è il problema?

Io non sono un seguace di Berlusconi, che mi metto sul cavallo bianco, vado dai compagni della sinistra, con cui mi accomunano tantissime idealità, e dico: “Sono io, compagni, il salvatore della patria. Seguitemi”. Questa idea berlusconiana non mi appartiene.

Ti rifaccio la domanda: manca un progetto condiviso e quindi anche per questo non ti candidi?

Noi dobbiamo ragionare. Ti rispondo come rispondeva a suo tempo…

Ma sul progetto condiviso che mi dici?

Che io sono pronto a fare la mia parte. Ma insieme agli altri.

E poi chi ci mette la faccia?

Lo si decide insieme.

Insomma, se trovi qualcuno che appoggia dall’esterno la tua candidatura..

Ma non la mia candidatura! Va bene anche quella di un’altra figura che possa rappresentare quest’area. Dove ha vinto Pisapia? Nella capacità di non rinunciare alla sua storia politica e ai suoi convincimenti ma, anzi, di saperli inserire all’interno di un programma che ha fatto sintesi di altre idee e di altri convincimenti. Pisapia ha fatto un bagno di umiltà, riuscendo a mettere insieme i centri sociali con la parte moderata della borghesia milanese.

In sostanza, se si creassero i presupposti che si sono creati a Milano, tu saresti disposto ad essere il Pisapia della situazione. Per il Pd, ovviamente.

Ma non sto parlando del Pd. Faccio riferimento a un mondo molto ampio e frastagliato.

Però, a differenza di Pisapia, ti presenteresti come esponente del Pd.

Lui si è presentato anche da indipendente, viene da Rifondazione Comunista.

È uomo di Vendola.

Anch’io vengo dal Partito Comunista.

Però adesso stai col Pd.

La gran parte dei dirigenti del partito, così come l’80% dei parlamentari del Pd, vengono dal Pci. E non è che adesso sono diventati dei pericolosi fascisti, su questo cerchiamo di essere corretti.

Volevo una risposta a quella domanda: se si creasse una situazione come quella di Pisapia tu saresti pronto a scendere in campo, si o no?

Ma lo devono decidere gli altri, non io.

Ma se gli altri dicessero: “Scegliamo Michele”, Michele scende o non scende?

Se gli altri mi sollecitano, io sono al servizio.

Tre idee concrete per lo sviluppo del Molise.

Dobbiamo ridurre i costi della politica e togliere i soldi che vengono dati alle sovrastrutture – facendo una semplificazione di enti, consorzi, agenzie – e liberare risorse per l’auto imprenditoria giovanile.

Seconda idea concreta.

Valorizzare le nostre risorse locali.

Come?

Abbiamo un patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico che può diventare fonte di nuove attività occupazionali. Non vedo perché i nostri borghi non potrebbero candidarsi ad un’ospitalità ecosostenibile.

Obiettivo non facile da raggiungere.

Bisogna cercare di avere una politica che rispetta se stessa, le proprie radici, la propria cultura, che eviti che il Molise diventi una pattumiera, un luogo dove gli altri realizzano i propri profitti disseminando pale eoliche, mettendoci i rifiuti, non bonificando, devastando i centri storici, non rispettando la natura e violentando aree di pregio.

Terza idea concreta.

Servizi alle persone e attività manifatturiere.

Servizi alle persone intendi anche servizi territoriali?

Se favoriamo l’attivazione di cooperative e associazioni del terzo settore possiamo offrire un miglioramento delle condizioni di vita delle fasce più deboli e allo stesso tempo permettere ai ragazzi che hanno titoli nel settore di avere delle opportunità.

Prima delle elezioni provinciali di Campobasso fu presentata, durante l’assemblea regionale del Pd, una mozione di sfiducia al segretario del partito. L’avevi proposta anche tu.

No, no.

Come no? Facevi parte del gruppo promotore della sfiducia.

Io ho sempre avuto una linea contrapposta a quella del segretario regionale.

Però poi gli hai votato la fiducia.

No.

La fiducia l’avete votata quasi a maggioranza.

Hai delle informazioni sbagliate.

Quindi non hai né proposto la mozione di sfiducia né, di seguito, votato la fiducia a Leva.

Il gruppo più consistente, eravamo in 14, si è astenuto, e in 6 o 7 hanno votato la sfiducia, a fronte di 26 che hanno votato la fiducia. (in realtà la fiducia è stata votata con 28 sì, 5 no e 7 astenuti, ndr).

Ma tu lo hai sfiduciato o no?

Io mi sono astenuto, insieme alla gran parte delle persone che sollevavano la questione.

E la mozione di sfiducia gliela avevi presentata anche tu o no?

Ma no! La questione non è ascrivibile a queste beghe. Lo so che in Molise si fa notizia solo se un uomo azzanna un cane…

Ma non sono beghe queste, perché stiamo parlando di un partito, in cui l’attuale segretario regionale rappresenta un danno non solo per il partito stesso ma anche per la collettività molisana, costretta a subire sconfitte e inciuci. Che cosa mi significa voler appoggiare a tutti i costi Paolo Di Laura Frattura quando la base non vuole assolutamente un candidato di questo tipo?

Io sono frontalmente avversario delle proposte politiche di Leva e Ruta.

Gira voce che i due, in realtà, siano comprimari di Iorio…

Leva e Ruta perseguono, legittimamente, quest’idea moderata di apertura al centro, che io non condivido. Ma noi che non ci ritroviamo in quel disegno – e quando dico noi non dico solo la minoranza del Pd, ma anche i Socialisti, i Comunisti italiani, i movimenti, Sel, i Verdi – perché non ci organizziamo? Perché non siamo in grado di fare qualcosa?

Forse dovresti uscire dal partito.

E per quale motivo?

E come fai a lavorare con Sel & company, restando nel Pd, contro la proposta del segretario regionale?

Ma guarda che è una cosa che accade in tutta Italia! Si tratta di progetti culturali. La sinistra del Pd è determinante per portare alla vittoria il centrosinistra, perché altrimenti abbandoneresti il partito alla deriva moderata . E poiché il Pd oggi è il principale partito della politica italiana…

Questo fuori dal Molise. Alle ultime provinciali il Pd si attestava all’11%.

Ma perché, le altre formazioni quanto hanno preso?

Il Pdl circa il 12%, senza considerare però le liste civiche di Iorio, da Progetto Molise a Molise Civile.

Ma di tutti gli altri partiti organizzati dal centrosinistra nessuno è riuscito ad eleggere consiglieri provinciali, ad eccezione di due organizzazioni neocentriste come Alternativa e Costruire Democrazia. Quindi oltre a puntare il dito contro questi disegni, che culturalmente non condividiamo, poi dobbiamo avere anche la capacità di interrogarci su dove sbagliamo. Se c’era bisogno di tutta questa sinistra, perché gli altri non sono riusciti a sfondare?

Perfetto. Se questo progetto politico, almeno per il Molise, non funziona, avete altro in mente? Anche perché a Novembre si vota. E a settembre avete le primarie. Ad agosto andate in vacanza…

Il progetto politico che perseguo all’interno del Pd è quello di compattare tutto il centrosinistra.

Anche l’Idv?

Anche l’Idv.

Di Pietro non vuole nessun accordo.

Noi dobbiamo lavorare per farlo. Poi se uno si arrocca per disegni che io non riesco a comprendere, le responsabilità saranno sue.

Tu avevi chiesto il rinvio delle primarie proprio per cercare l’accordo con l’Idv.

Io ho fatto un ragionamento molto più banale: se noi andassimo a chiedere le primarie del centrosinistra senza l’accordo con i movimenti e Di Pietro, a Novembre ci saremmo ritrovati con 3 candidati di centrosinistra. E avremmo perso ancor prima che si votasse. Allora ho proposto un documento, firmato insieme all’area ambientalista del Pd e a Maurizio Cacciavillani, assessore di Agnone, interprete di questa linea del centrosinistra, che lì ha vinto con Michele Carosella, contro la linea di Danilo Leva.

Sarebbe a dire?

Ad Agnone hai vinto mettendo insieme il Pd – Cacciavillani è segretario della sezione locale – con tutto il resto del centrosinistra.

La sostanza della proposta?

Recuperare il dialogo con i movimenti, a partire dai comitati che si sono battuti per i referendum.

Tutta quest’area farebbe sintesi soltanto dietro ad un nome come il tuo e non certo dietro a quello di Di Laura Frattura e soci. Quindi, al di là del progetto, conta anche la persona.

Su questo non ci sono dubbi.

E allora, ti candidi o no? Perché se ti candidi puoi fare, oltre ad un progetto condiviso, questa sintesi; se non ti candidi parliamo di aria fritta.

Però ripristiniamo una verità. I movimenti, che hanno una forte rappresentanza sociale e che vogliono prima lavorare ad un progetto condiviso e poi scegliere un eventuale candidato, dicono questo: “Se il centrosinistra non ci coinvolge, noi ci facciamo la nostra lista per cambiare il Molise e mettiamo il nostro candidato”. A quel punto io ho avvertito il pericolo, perché se ognuno va per conto suo, qualcuno che pensa al convento ci vuole o no?

Temporeggiare per fare sintesi.

La mia richiesta è stata quella di dire “andate a parlare con Leo Leone”.

E chi ci dovrebbe parlare con Leo Leone?

I segretari del centrosinistra.

Ma guarda che a Leva, di Leo Leone, non gliene può fregar di meno.

Il comitato primarie incontrerà i tre coordinatori dei movimenti, Leo Leone, Umberto Berardo e Franco Novelli. A mio avviso si è avviato un tentativo virtuoso per tentare di rimettere in collegamento quello che c’è nell’associazionismo con quello che c’è nella rappresentanza dei partiti.

Ricapitolando: primo, non passi con Sel.

Queste voci sono totalmente infondate, messe in giro da chi vuole creare attrito tra me e il mio mondo. Ho un grandissimo rispetto per Nichi Vendola e per tutti i compagni di Sel, con cui ho condiviso tante battaglie. Ma sarebbe abbastanza stravagante se accusassi altri di utilizzare i partiti come taxi e poi facessi esattamente come loro.

Secondo: prima il progetto e poi il nome.

Assolutamente.

Terzo: fare sintesi con tutta l’area di centrosinistra. Questo è il motivo per cui hai chiesto di prolungare i termini delle primarie per la presentazione delle candidature.

Cosa che io ho fatto per gli altri, non per me.

Seguendo in qualche modo l’esempio virtuoso di Agnone.

Per un centrosinistra che non si vergogna di contrapporsi a Michele Iorio.

Quarto: se si trovasse un progetto condiviso da tutta l’area di centrosinistra, e se questo progetto dovesse convergere sul tuo nome, tu accetterai la candidatura alle primarie.

Se si ritiene che io possa essere un elemento di sintesi, sono al servizio. Ma sono più interessato a creare le condizioni per vincere: magari riuscissimo ad avere una figura di rilievo nazionale– penso a Narducci o a De Masi – che possa aggregare tutto questo mondo e sconfiggere Iorio, che sta al 45% di gradimento ed è l’ultimo governatore d’Italia.

Sai cosa dicono i maligni?

Cosa?

Che avete paura ad esporvi, perché non sarà semplice sconfiggere Iorio e quindi c’è il rischio di fare una figuraccia.

Se si riesce a trovare una sintesi e io posso mettermi al servizio di una battaglia culturale, ideale e programmatica, non ho la necessità di avere la sicurezza di vincere. Non sono un vigliacco, sono pronto a fare la battaglia.

Un aforisma che ti rappresenta.

(pausa) Tu insisti su questa idea della personalizzazione..

Perché insisto? Ho chiesto solo un aforisma che ti rappresenta…

Io mi voglio considerare semplicemente una delle tante risorse a disposizione prima che della politica…

Ma ce l’avrai una frase che ti piace più di altre e che in qualche modo ti rappresenta.

Preferisco essere il soldato semplice in un’armata che sconfigge Iorio, e segna il cambiamento sostanziale, piuttosto che essere il generale di un’armata che sbatte e va a perdere. Questo perché stiamo ragionando di queste cose.

 

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