MICHELE IORIO CONDANNATO/ Processo Bain&Co, un anno e sei mesi di reclusione. E il “nemico” Vitagliano non va a testimoniare

di Viviana Pizzi

Un anno e sei mesi di reclusione per abuso d’ufficio. I giudici di primo grado lo hanno ritenuto colpevole di aver favorito la società dove lavora il figlio Davide (la Bain&Co) per l’ottenimento di due consulenze per la realizzazione dello studio di prefattibilità dell’autostrada Termoli-San Vittore e per la realizzazione della Asrem. Una condanna che arriva dopo dieci anni di regno di Michele Iorio in Molise e all’inizio del suo terzo mandato. A sostenerlo in aula a Campobasso soltanto il cittadino elettore Michele Simiele, che ne permise l’ascesa al potere nel 2001. Al contrario di Patriciello, Iorio in aula era solo. L’assenza più grave è stata quella dell’assessore alla programmazione Vitagliano, che avrebbe dovuto anche testimoniare. E in attesa dei processi che coinvolgono entrambi, la spaccatura politica si fa sempre più evidente.

Michele_Iorio_e_i_nuvoloniÈ la prima condanna per il presidente della Regione Michele Iorio. Arrivata quando erano le 22.45 e dopo poco più di due ore di camera di consiglio. Il reato non è grave, anzi per un pubblico amministratore sembrerebbe quasi all’ordine del giorno in un’Italia malata di corruzione e malgoverno. Per il presidente della Regione Molise si tratta di un anno e sei mesi di reclusione: è stato riconosciuto colpevole di abuso d’ufficio.

Queste le accuse: essere stato presente e aver promosso in prima persona l’approvazione di due delibere di giunta regionale nelle quali si assegnavano consulenze milionarie alla Bain &Co, società dove in quel momento il figlio Davide era entrato in qualità di stagista. Dopo l’assegnazione di due contratti da 320mila euro complessivi il pargolo della famiglia Iorio ottiene prima un contratto a tempo determinato fino alla fine del 2004 e poi nel 2006 entra nella schiera dei dirigenti. Un vero e proprio caso di parentopoli che i giudici del collegio penale di Campobasso Michele Russo, Gianpiero Scarlato e Libera Rosaria Rinaldi hanno inteso condannare.

Segnando un precedente per il Molise. Per la stessa durata della sentenza (un anno e sei mesi) il presidente della Regione Michele Iorio è stato anche interdetto dai pubblici uffici. Ossia non può esercitare la sua funzione all’interno della Giunta Regionale. Questo accadrebbe però se la sentenza fosse definitiva. Ma siccome esistono altri due gradi di giudizio (appello e Cassazione) la pena resta sospesa. E il presidente della Regione resta al suo posto continuando ad esercitare le sue funzioni così come avviene nell’Italia dei condannati. Dove dopo sentenze di primo e anche di secondo grado non ci si dimette.

Il presidente Iorio resta in carica almeno fino a un altro dispositivo. Quello del Tar del 17 maggio che potrebbe annullare l’intera consultazione elettorale del 16 e 17 ottobre 2011 dove per soli 948 voti ha sconfitto Paolo Di Laura Frattura. Iorio era stato assolto qualche mese fa per non aver rispettato le norme sulla sicurezza nella sede dell’assessorato all’Agricoltura di via Nazario Sauro. Ma stavolta, nonostante i bookmaker lo dessero assolto, è finito nel tritacarne delle condanne. Per gli esponenti del Pdl locale non è la prima volta.

L’europarlamentare Aldo Patriciello aveva già subito due condanne definitive e un’assoluzione in appello per quanto riguarda la storia della Fondazione Pavone di Salcito. Ma mentre Patriciello è stato sempre assistito dai suoi fedelissimi, durante l’attesa delle sentenze Michele Iorio in Tribunale era solo. Sorridente, ma solo. Con lui soltanto il cittadino elettore Michele Simiele che gli ha permesso, con un ricorso elettorale, di andare al potere nel 2001 ribaltando la vittoria di Giovanni Di Stasi avvenuta nel 1999.

Un regno durato dieci anni, all’inizio del terzo mandato la prima condanna. Che arriva in un momento delicato per il Pdl molisano, lacerato proprio dalla lotta tra lo stesso Iorio e l’assessore alla programmazione Gianfranco Vitagliano. Proprio lui è il grande assente in Tribunale a Campobasso. Avrebbe dovuto testimoniare in difesa di Michele Iorio alla scorsa udienza. Ma per motivi personali non si presenta in aula. Non lo ha fatto nemmeno ieri portando il pm Fabio Papa, l’avvocato del Codacons Fabio Del Vecchio come parte civile e l’avvocato della difesa Arturo Messere a rinunciare, tutti concordi, alla sua testimonianza per arrivare alla sentenza prima che il presidente del collegio penale Michele Russo venisse trasferito a Mondovì (Cuneo).

Ma tornando alla vicenda giudiziaria il difensore Messere ha parlato di sentenza ingiusta annunciando il ricorso in appello. Il pm Fabio Papa ha invece sorriso ed espresso la sua soddisfazione perché i giudici avevano accolto in toto il suo punto di vista sulla vicenda. Lo stesso ha fatto l’avvocato di parte civile Fabio Del Vecchio, che aveva espresso con tutta la sua veemenza la dura condanna per il modo di agire del presidente della Regione. Il quale aveva agito con procedura di somma urgenza su una situazione (quella della sanità molisana) che di urgente non aveva proprio nulla.

Il pm Fabio Papa aveva invece sostenuto che c’erano tutti i documenti per dimostrare che la condotta del Presidente Iorio era avvenuta non rispettando le regole del codice penale relative all’abuso d’ufficio. Non era mai stata valutata la capacità di persone interne ai dipendenti della Regione Molise di procedere alle stesse valutazioni sul progetto di fattibilità dell’autostrada ( progetto non ancora realizzato) e della Asrem. Mai erano stati verificati i lavori della società che aveva avuto l’appalto perché nemmeno la Digos aveva mai trovato i verbali dei risultati di tali consulenze. L’avvocato Arturo Messere in difesa di Iorio ha speso parole importanti rimaste per ora inascoltate. Ha sostenuto che non era tenuto ad astenersi dalla votazione delle delibere. Perché non andavano a vantaggio diretto del figlio, che non aveva mai partecipato a quei lavori, ma soltanto della società che lo aveva poi assunto a tempo indeterminato e come dirigente.

Messere ha poi sostenuto in aula che Davide Iorio ha fatto carriere all’interno della Bain &Co non per le consulenze affidategli dalla Giunta Regionale del Molise ma per la sua bravura di economista iniziata con una laurea alla Luiss da 110 e lode. Ma per il presidente della Regione Michele Iorio non finisce qui. Insieme al “nemico” Vitagliano è atteso in aula ad aprile per la sentenza sulla realizzazione della centrale Turbogas di Termoli. E poi è coinvolto ancora in tante inchieste che devono arrivare davanti ai gup di Bari e Campobasso.

Per Bari c’è l’inchiesta sulla malasanità basso molisana denominata Black Hole. Dove a breve verrà fissata l’udienza preliminare dopo quasi cinque anni dalla chiusura delle indagini a Larino. A Campobasso ha in sospeso la questione “Termoli Jet” dove a giorni verrà fissata l’udienza preliminare. Più altre inchieste minori delle quali non si hanno più notizie. In totale sono dodici. Ma prima di arrivare a una condanna definitiva forse bisogna aspettare ancora qualche anno. Quando potrebbe godere dell’immunità parlamentare. Viste le sue possibili intenzioni di candidarsi alle elezioni politiche del 2013 lasciando libera la poltrona di presidente della Regione Molise. Questo dovrebbe avvenire indipendentemente dalla sentenza del Tar del 17 maggio che potrebbe disarcionarlo dalla poltrona più alta di palazzo Moffa ben prima del 2013.

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