MICHELE IORIO/ Botti (fiacchi) di fine anno

di Pasquale Di Bello

Fiacca conferenza stampa quella che per fine anno ha visto protagonista il presidente delle Regione Molise, Michele Iorio. Cloroformio e affermazioni generiche a fronte di problemi micidiali come quelli del lavoro e della Sanità. L’impressione che se ne è ricavata e che Iorio stia preparando per sé una exit strategy destinata ad approdare a Roma. L’uomo, oltre che fiacco, si è presentato opaco e grigio, segno inequivocabile di una stagione politica giunta al tramonto.

Michele-Iorio_e_i_botti_di_fine_annoQuando arriva nella sala della Giunta sembra ancora lui, con la solita bonomia e il sorriso da tagliola. Poi, quando si siede e comincia a parlare, ti accorgi che non c’è più. Iorio zagaglia quattro cose messe in croce da qualche solerte collaboratore. Resta in superficie, barcolla come un pugile all’ultimo round. E’ grigio, ma non è la lozione per i capelli ad aver fatto cilecca. Questa volta è stato l’elettorato a sparare a salve consegnando al presidentissimo del Molise l’avviso di sfratto. Non siamo alle condoglianze, ma poco ci manca, e che il lutto sia già di casa tra i berlusconiani del Molise lo si capisce dalla fantasmagorica cena natalizia che, giunta puntuale tutti gli anni, quest’anno non c’è stata e se qualcuno l’ha fatta deve averla consumata in maniera frugale e catacombale in qualche oscuro anfratto. Insomma, più che dalla grotta di Betlemme, Iorio sembra uscito da quella caliginosa di San Michele a Monte Sant’Angelo. E’ questo il ritratto che il governatore fornisce di sé a un’assiepata platea di giornalisti che lo attendono per la consueta conferenza stampa di fine anno. Iorio quando si presenta ai cronisti ha finito da poco la registrazione di un messaggio televisivo consegnato alle emittenti locali, una dose robusta di cloroformio e banalità dettate dal tempo, dalla contingenza e dalla circostanza che questo, con molta probabilità, è il suo ultimo messaggio al popolo dell’urbe molisana e agli orbi che continuano a non vedere in quale notte sia sprofondata la Regione. Sulla sua testa, quella di Iorio, incombono i ricorsi elettorali e al netto della sicurezza di circostanza il governatore sa già che i suoi passi muovono su quel miglio verde che a breve lo porterà alla dipartita politica.

 

GIORNALISTI AL TEMPO DI IORIO

Ad aprire la conferenza stampa è il presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Molise, Antonio Lupo, che nella sua pur breve introduzione mette sul tavolo di Iorio un carico da undici: quello della legge regionale sulla informazione. Quella legge che, per capirci, non c’è stata, non c’è e, con molta probabilità, non ci sarà. Basti ricordare l’esito tragico che è toccato al testo proposto da Ordine e Assostampa nella passata legislatura e che, transitato in commissione, si è poi fermato davanti alla porta dell’aula consiliare.

L’informazione, in Molise, forse val bene la pena di non regolamentarla. Questo non lo dice Iorio, ma è d’evidenza che gli fa comodo. D’altro canto, in quale rispetto (nullo) e in quale spregio (sommo) Iorio tenga al rapporto con le “penne” molisane lo ha fatto capire sin dal mattino che ha preceduto la sua conferenza stampa. Prima di parlare all’urbe e agli orbi, Iorio aveva già parlato ad un quotidiano locale che (giustamente) la mattina dell’incontro con la stampa aveva già anticipato tutto. A cosa serva una conferenza stampa quando già si è anticipato tutto (o quasi) a un quotidiano, questo vorremmo che Iorio lo spiegasse ai giornalisti molisani, posto che questi ultimi godono tutti della medesima dignità professionale. Ma tant’è, questo è il Molise ai quattro formaggi col quale siamo costretti a fare i conti.

 

POLITICA, DEMOCRAZIA, ELEZIONI

Se parte male, la conferenza stampa prosegue peggio. L’esordio di Iorio è un rimbrotto mal mostoso verso “le esagerazioni e le denigrazioni sulla Casta: un fenomeno eccessivo ed esasperato”.  In poche parole, questo par di capire, va bene lamentarsi ma senza esagerare: la politica, pur con i privilegi da ridurre, è pur sempre l’unica forma di partecipazione che è data ai cittadini. Non manca, in questa direzione, una gomitata alla formula del governo tecnico. “I governi tecnici – dice Iorio – possono indebolire la democrazia”, e su questo è difficile dargli torto. Bisognerebbe aggiungere – ma questo il governatore non lo fa – che anche i governi perenni (vedi il suo), trasformandosi in monarchie, indeboliscono la democrazia.

Dopo un giro girotondo di fumisterie quali la presidenza dell’Euroregione adriatica, la protesta contro il governo Berlusconi (che aveva minacciato la cancellazione dei piccoli comuni) e la difesa dell’autonomia regionale (no a progetti di fusione con la provincia di Benevento o di ri-fusione con l’Abruzzo) Iorio fa un passaggio sulle elezioni regionali che (ci sono le registrazioni Tv) egli continua a chiamare freudianamente “elezioni politiche” (evidentemente l’uomo pensa già a Roma). “Le abbiamo vinte seppur di misura”, dice, aggiungendo poi una lamentazione contro il voto disgiunto e l’appello rivolto in tal senso dallo sfidante Paolo Di Laura Frattura. Quanto ai ricorsi, il governatore è sereno: “Non mi preoccupano; a giorni presenteremo un controricorso”. Ostenta sicurezza, Iorio, ma è chiaro che sotto al tavolo, mentre parla, fa gesti scaramantici.

 

FIATO ALLE TROMBE

Il cuore della conferenza stampa è semplicemente fiato alle trombe di una fanfara regionale ormai sfiatata. Squilli di un programma raffazzonato e generico: lavoro: “è necessaria una nuova politica di aiuti alle imprese”, “pensiamo ad un sistema regione per le aziende a partecipazione regionale e per gli enti sub-regionali” (?); costi della politica: “abbiamo abolito i gettoni di presenza in enti e commissioni”, “abbiamo ridotto del 10% le indennità ai consiglieri regionali e le ridurremo di un altro 10%”. Consulenze: “ridotte dell’80%”, dice Iorio, aggiungendo che al ricorso a ditte esterne (ne cita alcune ma dimentica la Bain & Co.) si è preferito il sistema dei Co.Co.Co. Insomma, verrebbe da dire, se non è zuppa è pan bagnato: dal clientelismo in grande stile, con i Co.Co.Co. si è passati a quello agropastorale, più consono alla nostra regione. Auto blu: “gli assessori viaggiano con le proprie per ora. Successivamente gli verranno assegnate auto di servizio sulle quali stiamo facendo opportune valutazioni”. Formazione professionale: “intendiamo trasferire la delega alle province”; idea che arriva in articulo mortis, visto che le province sono destinate a chiudere i battenti.

 

ZUCCHERO E SANITA’

La conferenza stampa come si è aperta, cioè loffia, così rischia di chiudersi se non fosse per due brevi passaggi dedicati allo Zuccherificio del Molise e alla questione Sanità. Nel corso del 2010, Iorio definì Remo Perna il “Marchionne del Molise” che, tradotto per i non addetti ai lavori, sta per una specie di Padre Pio del management, un santo capace di trasformare in pani e pesci il tritume industriale di questa regione. Dopo circa due anni com’è finita? Con Perna a cui i finanzieri hanno guardato pure sotto i tappetini dell’autovettura, dubbiosi come sono che il “Marchionne del Molise” sia al centro di un affare, quello dello zucchero, a dir poco opaco. Un affare fatto probabilmente (ed esclusivamente?) con soldi pubblici. Con una istanza di fallimento sulle spalle e con le tredicesime non pagate alle maestranze, Iorio ha poco da difendere lo Zuccherificio gestione Perna.  “Indagare sulle questioni legate a Cipro e Lussemburgo – dice Iorio – è compito della Magistratura. Il nostro, Perna o non Perna, è quello di salvare lo Zuccherificio. Quanto alla gestione Perna, la valuteremo attentamente”. Tradotto, questo discorso significa che la Regione Remo Perna lo ha già scaricato. E’ solo questioni di tempi ma il destino è già segnato.

Sulla Sanità quello di Iorio è un attacco a testa bassa verso il “Tavolo tecnico”, la struttura interministeriale che sta monitorando da anni il nostro sistema sanitario.  “Spero finisca – dice Iorio – perché il controllo ragionieristico è insopportabile. Chiederò a Monti di cancellarlo”. Poi aggiunge: “Ha dei costi enormi, ogni anno dobbiamo pagare 700mila euro per l’Advisor. In quattro anni abbiamo speso 2milioni e 800mila euro, queste sì che sono spese folli, altro che le consulenze!”.

Finisce così l’anno di Iorio, parlando di Sanità. Tempo per altre domande non c’è e si passa ai convenevoli e ai regali. Una domanda supplementare, però, avremmo voluta farla e la lasciamo qui, appesa in attesa di risposta. Signor presidente, non le pare che il “Tavolo tecnico”  ed il “controllo ragionieristico” siano le conseguenze amare della sua scellerata gestione della Sanità? E i 700mila euro all’anno che paghiamo all’Advisor se lei in questi dieci interminabili anni del suo governo avesse ben amministrato garze e siringhe e reparti e primariati, non ce li saremmo forse potuti risparmiare?

Buon anno, Mr. President.

LEGGI ANCHE

Molise, il Presidente Iorio delira: è ancora in grado di governare?

EDITORIALE/ Muore Berlusconi, resta Iorio

REGIONALI MOLISE 2011/ La vittoria di Iorio si trasforma in un giallo: ecco in esclusiva le troppe anomalie

GIUNTA MOLISE/ Il battesimo degli Indagados…

Fino al 31 dicembre 2016 puoi attivare una copertura per il rischio terremoto con sconti fino al 50%.