MASSIMO DI RISIO/ L’ex pilota che sfida la Fiat e vuole Termini Imerese

Vogliono produrre auto, ma per ora si limitano ad assemblarle. Hanno proposto di rilevare l’intera aerea dello stabilimento di Termini Imerese in provincia di Palermo (420 mila metri quadrati) che la Fiat lascerà a fine 2011, ma a oggi hanno un piccolo sito produttivo a Macchia d’Isernia, in Molise, che di metri quadrati ne conta 3.500. Dovrebbero riassorbire la forza lavoro metalmeccanica del polo industriale siciliano, circa 2.200 dipendenti, ma adesso nel loro impianto occupano 180 lavoratori.

di Antonietta Demurtas – Lettera43.it

massimo_di_risio_sfida_la_fiatPromettono di produrre a Termini Imerese 60 mila auto all’anno a pieno regime (la Fiat ne produceva 70 mila senza sfruttare l’intera potenzialità dello stabilimento), ma in tre anni di attività  ne hanno immatricolate solo 10 mila, con una capacità produttiva di 115 al giorno e un fatturato 2010 di 50 milioni di euro.

Di sicuro a Massimo Di Risio l’ottimismo e la voglia di fare non mancano. Il presidente della DR Motor Company non ha ancora presentato il piano industriale, ma continua a sostenere di avere i numeri per entrare nella short list che il ministero dello Sviluppo ha selezionato insieme all’advisor Invitalia per il rilancio dello stabilimento siciliano.
L’imprenditore molisano, ex pilota nel campionato Turismo, è stato infatti messo in stand by dal ministero in attesa di un eventuale ‘ripescaggio’. Ma è proprio da questo punto che inizia il mistero: il 16 febbraio 2011 il ministro, Paolo Romani, in riferimento alle manifestazioni di interesse per l’acquisizione del sito produttivo di Termini Imerese, ha rigettato la ‘candidatura’ dell’azienda molisana perché arrivata il 31 gennaio 2011, «fuori tempo massimo».

Un ritardo che a Macchia D’Isernia smentiscono: «Abbiamo presentato la nostra offerta in quella data perché così ci aveva indicato Invitalia», ha risposto il direttore comunicazione e marketing DR, Massimo Di Tore, «continuiamo a stare ai box». Ma in silenzio. Subito dopo la firma dell’accordo di programma che prende in considerazione per ora solo sette aziende, l’azienda molisana ha infatti chiuso le comunicazioni. «Nessuna dichiarazione, è un momento delicato», dicono.

Il presidente Massimo Di Risio e l’amministratore delegato Roberto Risi sono in silenzio stampa. Si limitano a precisare di «non avere nessun partner né in Italia né all’estero». Il riferimento è alle voci che in questi giorni hanno attribuito ai molisani una partnership con la casa automobilistica cinese Chery, che spiegherebbe come una piccola azienda che assembla auto possa mettersi a produrle e affrontare la competizione di un mercato di giganti. E soprattutto resistere a un mercato dell’auto disastroso: nel 2010, secondo l’Istat, è sceso del 3,9%, mentre gli ordinativi sono calati dell’11,2%.

Dalla DR precisano che Chery è solo un fornitore (le auto arrivano semi assemblate in Italia direttamente dalla Cina), e che anzi nel momento in cui dovessero acquisire Termini Imerese, i rapporti commerciali con i cinesi si dimezzerebbero: l’idea sarebbe infatti quella di far arrivare dall’estero solo il lamierato, non più un prodotto semilavorato e, usando lo stabilimento termitano, produrre direttamente in loco le auto. Nessun allarme giallo, quindi. Eppure nella cartella stampa dell’azienda molisana è scritto che «il processo che porta alla realizzazione del prodotto finito si basa sulla collaborazione tra l’R&D di DR e il partner Chery». Insomma partner o non partner?

Per ora si sa che nella stabilimento di Termini Imerese DR vorrebbe produrre quattro modelli. «Questo ci consentirebbe di mantenere pressoché inalterato il processo industriale di Fiat, che effettua in loco lastratura, verniciatura e assemblaggio», spiegano in azienda. I modelli sarebbero: DR2, DR3, restyling del suv DR5 e DR4 (una berlina in fase di definizione). A Macchia d’Isernia rimarrebbe la piccola DR1 e la nuova sportiva, «ormai in fase avanzata di testing: sarà un’auto performante dotata di un motore V8 da 650 cv e realizzata in collaborazione con uno dei più famosi design center d’Italia», il cui nome, per ora, è top secret.

Di sicuro la gestione del polo termitano avverrebbe «in assoluta autonomia», sottolineano ancora una volta dall’azienda. «Non accetteremo partner, questo comporterebbe in automatico il nostro ritiro dalla partita». Perché la scelta di Termini è «dettata dalla volontà di ampliare la nostra capacità produttiva in previsione anche dell’apertura ai mercati esteri. Termini Imerese ci consentirebbe di riportare in Italia, ‘operazioni’ che al momento vengono effettuate da terzi in Cina». Da Chery, appunto.

La DR è sicura di poter crescere: realizzazione di un nuovo impianto di produzione, di un network di vendita che oggi conta 91 shoowroom e che copre l’84% del mercato nazionale, implementazione del network di post–vendita con 110 centri di assistenza, e lancio, nel 2011, delle nuove versioni di DR5 e DR1, oltre al debutto della DR Citywagon e della DR3, fanno sperare in una totale copertura del mercato italiano. L’idea, però, non è certo quella di competere con Fiat, da cui tra l’altro DR compra i motori diesel Fiat prodotti dalla Powertrain di Termoli e con cui, insieme anche con Piaggio, fa parte dell’associazione dei costruttori italiani di auto. 

Non saranno però macchine da ipermercato, garantiscono. Una facile battuta, visti gli inizi della DR, che nel 2007, per il lancio della prima auto, decise di vendere il suv DR5 in 25 centri commerciali a marchio Iper. Una strategia promozionale adottata dalla DR solo per partire, consapevole che dietro la vendita di un’auto debba esserci una struttura commerciale dedicata.
Lo sa bene Di Risio che 25 anni fa, dopo aver smesso di correre in pista, aprì la sua prima concessionaria Lancia, per arrivare a vendere, nel corso degli anni, 20 marchi automobilistici. Poi da concessionario è diventato assemblatore. Ora vuole fare il salto e diventare produttore. Un ruolo nel quale però in pochi credono.

Nonostante le manifestazioni di solidarietà, come quella arrivata dal segretario provinciale della Fiom Cgil Palermo, Roberto Mastrosimone («non è giusto che l’azienda sia esclusa, bisogna valutare la qualità di tutte le proposte»), sono in molti a essere dubbiosi davanti alla proposta di Di Risio.
A partire dai suoi conterranei. Sul progetto di Termini Imerese, il consigliere regionale del Pd Michele Petraroia, vicepresidente della commissione attività produttive del Molise, è uno scettico della prima ora: «Per competere in un settore come quello automobilistico, dove persino la Fiat ha difficoltà», dice, «servono capitali e competenze: ingegneri, tecnologie. Non basta avere abilità promozionale», dice riferendosi alla presenza di DR al motorshow di Bologna e alla Borsa del turismo di Milano come sponsor. «Ma sono aperto ai miracoli».

La fortuna, peraltro, alla DR non manca. Fu proprio grazie a un ‘aiutino’ che iniziò la sua attività. Nel 2006 l’allora presidente della Regione Molise Michele Iorio inserì infatti il progetto DR in un ‘contratto d’area’ destinando 5 milioni di euro in due tranche per avviare l’attività industriale.
Politici come Petraroia obiettarono non solo che i soldi per quel finanziamento erano stati attinti in parte dal fondo per l’emergenza sismica e alluvionale che doveva servire per rimettere in sesto le zone terremotate, a cui Macchia d’Isernia non apparteneva, ma anche che la tranche di denaro derivante dal contratto d’area, stipulato nel 1999, non poteva comprendere un’azienda che nel 1999 neanche esisteva.

Con un’interrogazione il consigliere chiese delucidazioni: «risolsero il problema inserendo la DR con dei protocolli aggiuntivi», racconta Petraroia , «Dopo quel finanziamento pubblico ho sempre chiesto informazioni sul piano industriale dell’azienda, quali investimenti e livelli occupazionali garantissero per poter usufruire del contratto d’area, ma ho sempre ricevuto risposte parziali. E ancora oggi dopo 4 anni, in commissione non è mai arrivata una relazione sui risultati raggiunti», ma soprattuto, conclude, «non è chiaro qual è il progetto dell’impresa, che non ci ha neanche comunicato di voler realizzare un investimento così importante a Termini Imerese».

Tratto da Lettera43.it

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