MARIA TERESA D’ACHILLE/ “Riprendiamoci i nostri sogni”

È una delle candidature forti che l’Italia dei Valori ha messo in campo nella provincia di Isernia e si prepara per raggiungere un posto nel futuro Consiglio regionale, con l’intento – chiaro e netto – di portare avanti alcune battaglie prioritarie: questione morale, costi della politica, incentivi alle imprese e “bonifica” del sistema sanitario molisano. In questa lettera aperta, accorata, Maria Teresa D’Achille parla “dei nostri sogni” e dell’importanza di realizzarli. Come? Intanto riprendiamoceli…

di Maria Teresa D’Achille

In questa condizione di degrado morale credo che ci sia una sola strada per iniziare a restituire un po’ di dignità alla politica e un po’ Maria Teresa D'Achille, a sinistra, e Antonio Di Pietrodi fiducia ai cittadini: mandare a casa Iorio e aprire una nuova breccia per porre fine al Berlusconismo. Io dico che ci hanno rubato i sogni. E dico che un altro Molise, un’altra Italia, è possibile.

Affrontare la questione morale non vuol dire riempirsi la bocca di belle parole, vuole dire fare passi concreti che i molisani possono capire subito. Innanzitutto la politica deve uscire dalla sua condizione di casta e, poi, noi dell’IdV abbiamo avanzato alcune proposte di legge che non smetteremo mai di ribadire: rendere ineleggibili i condannati, gli inquisiti non devono poter assumere cariche di governo (centrale e locale) e i parlamentari non devono poter svolgere un doppio lavoro perché altrimenti come deputati o senatori votano la mattina le leggi che, come professionisti, gli servono al pomeriggio.

Il disfacimento di questo Governo è sotto gli occhi di tutti con l’esecutivo ridotto ad una guerra tra bande tra Pdl e Lega e che stanno insieme solo per mantenere la poltrona. Con una zoomata, la situazione in Molise non è tanto differente. Anni di Iorismo hanno letteralmente affossato questa regione ricca di potenzialità. L’impresa è in ginocchio per inadeguatezza delle misure messe in campo per contrastare la congiuntura economico-finanziaria, per un carico fiscale che è tra i più alti d’Italia con gli imprenditori, così come tutti i molisani, che devono pagare, è bene che se lo ricordino, la sciagurata gestione della sanità. Quella sanità che con Iorio & company ha accumulato debiti su debiti arrivando ad un deficit di circa 121 milioni di euro nel 2011, aumentando, in pieno piano di rientro, invece di diminuire.

E ci vuole sfacciataggine continuare a promettere lavoro mentre il credito di imposta tanto sventolato è ancora bloccato e i fondi Fas non sono ancora spendibili.

Ci vuole sfacciataggine ad assicurare infrastrutture e servizi mentre i reparti ospedalieri chiudono, le imprese si arrendono (primi in Italia nel II trimestre 2011 secondo l’Osservatorio Cerved per numero di fallimenti) e lavoratori e intere famiglie sono senza mezzi di sostentamento.

Ci vuole sfacciataggine a vendere un Molise totalmente diverso dalla realtà e dai dati: la Svimez, solo qualche giorno fa, ha sottolineato che il Molise è la prima regione d’Italia dove i giovani sono costretti a fuggire per trovare occupazione.

In poche parole, il Molise tra qualche decennio sarà una terra per vecchi.

E ci vuole ancora più sfacciataggine, a poche settimane dal voto, inaugurare l’impossibile; uno o addirittura anche più tagli del nastro al giorno, ai quattro angoli del Molise, mentre quelli in una intera legislatura si contano sulle dita di una mano. Ma i molisani hanno la memoria lunga, non si faranno raggirare più e poi c’è un qualcosa di perverso nel voler “comprare” intere comunità col trucco delle vere o finte inaugurazioni.

No, i molisani non ci cascano più. La nostra gente darà un nuovo segnale all’Italia. Un segnale di cambiamento ormai necessario.  Noi dell’IdV anche in questo, in piena estate, abbiamo smosso le acque torbide della politica consegnando un milione e duecentomila firme per il referendum sulla legge elettorale. Bisogna essere davvero ciechi e sordi per non capire che gli italiani stanno chiedendo che in Parlamento non ci vadano più esponenti della casta scelti dalla casta. L’Italia vuole una nuova legge elettorale che permetta di scegliere i propri rappresentanti e non ritrovarseli paracadutati dalle varie segreterie di partito.

 

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