L’informazione in Molise? Il vecchio “Nuovo Molise” docet..

L’informazione in Molise è troppo spesso in ginocchio; ma capita anche di peggio, come al vecchio Nuovo Molise”, dove qualcuno era trattato al pari di un mulo.

Oggi-Nuovo-MoliseL’estate appena trascorsa è stata caratterizzata, oltre che dalle polemiche contro il Rais molisano Michele Iorio, anche da un accadimento, che è passato – come dire – sotto silenzio e con soddisfazione da parte di alcuni operatori dell’informazione locale. L’accadimento è la chiusura, per fallimento, di una storica testata giornalistica e cioè il tanto famigerato “Oggi Nuovo Molise“; fin qui nulla di strano, capita a volte che imprese più o meno sane, più o meno “sovvenzionate”, devono chiudere bottega e dedicarsi ad altro: quello che in sostanza è successo a questa testata.

Ma quali sono i retroscena di questa faccenda?  E perché nessuno ne ha parlato, come si dice, “ più di tanto”.

Partiamo dall’inizio: nell’aria c’era odore di smantellamento, ma sia il primo direttore della testata Pino Cavuoti da Vasto, che il secondo Pasquale Di Bello da San Martino in Pensilis, hanno sempre cercato di tranquillizzare redattori e collaboratori. E proprio questi ultimi hanno preso la batosta maggiore.

Innanzitutto molti di loro, anzi la totalità, hanno “stipendiarretrati di anni; sì, alcuni di loro hanno lavorato gratis anche per due anni, per i direttori e Ciarrapico, senza che ricevessero alcun tipo di attenzioni. A dire il vero il secondo direttore, Di Bello, aveva più volte rassicurato i collaboratori che avrebbe “fatto il possibile affinché si sanassero situazioni pendenti”, ma non gli è stato possibile. Tanto che poi successivamente, con le carte alla mano, si scoprirono stipendi sproporzionati di alcuni giornalisti di tutto rispetto: cosa giustissima, chi lavora deve avere il giusto compenso.

E i collaboratori? Niente di niente.

Ma l’aspetto che più fa arrabbiare è che i collaboratori hanno continuano fino all’ultimo giorno a mandare pezzi e notizie, e nessuno – dico nessuno – gli ha mai detto “cari ragazzi si chiude bottega”. Trattati peggio dei muli degli alpini che dovevano trasportare materiale in montagna con le scudisciate.

Dunque perché di tutta la vicenda se ne è parlato poco? Forse perché tutto questo avrebbe costretto gli organi di rappresentanza dei giornalisti a fare il loro dovere? Forse perché chiusa una porta se ne è riaperta un’altra? Non lo sappiamo, sappiamo solo che ci sono decine di collaboratori, giornalisti, che non sono stati pagati e non lo saranno mai in barba alla correttezza professionale e all’etica degli editori.

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